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Marocco: alla scoperta del Sahara sulla Via del Sale

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Marocco: alla scoperta del Sahara sulla Via del Sale

di Francesca Spanò | @francynefertiti

Viaggiare nel presente è per turisti con poca immaginazione. Certo, ogni partenza riflette i gusti e le esigenze di colui il quale vola via dalla propria città, ma chi ha occhi e cuore desiderosi di scoperta può proiettarsi solo in due dimensioni: nel futuro o nel passato. Ed è proprio tornando indietro nelle epoche che ci si ritrova in Marocco sul dorso di un dromedario, tra le dune di sabbia, mentre in lontananza si notano i profili di kasbah e ksour e ci si prepara a uno stop in un’oasi o in un accampamento berbero.

Il deserto marocchino offre un Sahara accessibile e, allo stesso tempo, affascinante. Il clima è la prima sfida di chi affronta questo tipo di tour, perché le escursioni termiche sono drastiche e non sempre attese e i momenti di solitudine, nonostante la compagnia, di fronte a questo spazio sconfinato, non mancheranno di certo. Qualche volta ci si sposta in fuoristrada, ma il suo utilizzo è sconsigliato perché rovina l’ecosistema.

Il Sahara marocchino

Le sue zone più importanti sono quelle di Zagora e Merzouga. La prima area è più vicina a Marrakech dalla quale dista circa 360 km ed è molto brulla, divisa tra altopiani sassosi e ciottoli grandi provenienti da antiche rocce. Quella di Merzouga ha più dune e attira di più esteticamente. Nella parte a sud, quelle di Erg Chebbi possono raggiungere i 150 metri di altezza, ma per iniziare il fantastico giro si parte dalla zona pre-sahariana, molto arida.

Da qui, si raggiunge la città nella Valle del Dadès, conosciuta come la porta del deserto sabbioso e location di diversi film. Télouet si incontra lungo la strada ed è il nome del villaggio e dell’antica roccaforte del clan dei Glaoui, la tribù che controllava la parte meridionale del Paese. Ed ecco mostrarsi superba la kasbah, che era una sorta di fortezza militare, con un tipico castello dove abitava il capo delle tribù berbere. All’interno non mancano in queste costruzioni dei motivi geometrici e sorgono quasi sempre in posizione dominante sulle colline. Intorno a Télouet, poi, si trovano ancora miniere di salgemma attive e il sale rosa della zona dell’Oued Mellah, il Fiume del Sale. Sì perché Télouet è stata costruita proprio su quella strada che un tempo era chiamata Via del Sale, un minerale che faceva la fortuna delle popolazioni locali.

Si passa dunque da Ait Benhaddou, con l’affascinante villaggio fortificato (ksar) e il complesso delle kasbah sul pendio che sovrasta l’Oued Mellah. Chi osserva questi luoghi in foto li trova conoscenti, perché qui sono stati girati film come Lawrence d’Arabia e Gesù di Nazareth. L’impasto utilizzato per costruire tali centri abitativi era a base di terra color ocra, con calcare frantumato, paglia e ghiaia. Il risultato, veniva poi appoggiato su una intelaiatura di legno e appena asciutto diventava molto duro. L’Oasi de Fint sembra un vero giardino nel deserto e dista 20 km da Ouarzazate. Tra palme, banani, peschi, fichi e un corso d’acqua ad attraversarli, lo spettacolo è garantito.

L’Oasi di Tingir, spicca invece nel deserto di Zagora ed è molto grande, trovandosi incuneata tra due montagne. Non è lontana dalle Gole di Todra, formazioni rocciose percorse da un ruscello, la cui acqua viene usata dai locali per tenere al fresco i cibi.

I popoli del deserto e la Valle dei Datteri

Nel Nord Africa, i primi popoli a insediarsi furono i berberi. Il loro nome deriva da una parola latina che significa “barbaro”, come indicavano i romani coloro che avevano abitudini differenti dalle loro. In buona parte erano cristiani, almeno prima dell’arrivo degli arabi provenienti dalla penisola omonima nel VII secolo. Molto noti sono i Tuareg facilmente riconoscibili per i loro abiti blu. Questa popolazione nomade guerriera discende proprio dai berberi, ma continua il nomadismo da secoli. Importante è sottolineare che molti di quelli che si incontrano nel deserto marocchino non sono Tuareg, ma berberi che indossano i vestiti color cielo per i turisti. In tale contesto, particolarmente scenografica è la Valle dei Datteri, in alcuni punti molto rigogliosa, soprattutto tra Agdz e Zagora. Ai tempi dei romani il fiume Draa era infestato dai coccodrilli e oggi attraversa tutta la valle che costituisce il collegamento tra Ouarzazate e il deserto roccioso di Zagora in una meravigliosa oasi verde. Vi si coltivano legumi, cereali, limoni, aranci, mandorli e palme da dattero, i cui frutti sono i migliori di tutto il Nord Africa.

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