Turchia: Iznik e la basilica sommersa che diventerà un museo subacqueo

basilica iznik

di Federica Giuliani | @traveltotaste

La notizia è certa: la basilica sommersa nel lago di Iznik, nella Turchia nord occidentale, diventerà un museo subacqueo. La scoperta dell’edificio bizantino risale al 2014 e già allora l’Archaeological Institute of America la definì uno dei dieci ritrovamenti più sensazionali dello scorso anno.

La basilica, esempio di architettura paleocristiana, fu eretta nel IV secolo d. C. in onore di San Neofito, che morì martire durante le persecuzioni cristiane di Diocleziano e Galerio. Intorno al 740, un disastroso terremoto ne causò il crollo. I resti sarebbero stati poi lentamente sommersi dalle acque del lago. La conversione del sito in museo sarà coordinata dall’amministrazione della vicina città di Bursa. Sono già iniziate le operazioni preliminari per trasformare l’area e farne una nuova e interessante meta nel circuito turistico turco.

Iznik, un po’ di storia

Iznik – antica Nicea – si trova a sud di Izmit e ha origini romane e bizantine, di cui si possono ancora ammirare le vestigia. All’interno delle quattro porte d’accesso all’antica città sono situate le rovine della Cattedrale di Santa Sofia, sede del primo Concilio Ecumenico del 325. In un museo potrete vedere i reperti ritrovati negli scavi effettuati in zona e da non perdere è la moschea Yeşil, famosa per le mattonelle turchesi. Iznik infatti, nei secoli XVI e XVII, era il principale centro di produzione delle splendide ceramiche che ornano le moschee e i palazzi dell’intera Turchia. Questa moschea è la prima a presentare una cupola centrale e il mihrab in marmo e deriva il nome (moschea verde) dal colore delle sue maioliche. La città è circondata su tutti i lati da cinque chilometri di mura alte circa 10 metri, che sono a loro volta circondate da un doppio fossato e comprendono oltre 100 torri situate in punti diversi. Grandi cancelli sui tre lati fornivano l’unico accesso alla città.

Iznik venne fondata con il nome di Antigoneia intorno al 310 a. C. dal re di Macedonia Antigono I Monoftalmo. Antigono fu uno dei Diadochi di Alessandro Magno e dopo la sua morte ottenne il controllo di un’ampia parte dell’Asia Minore. Successivamente Antigono venne sconfitto da una coalizione di altri Diadochi e la regione venne assegnata nel 301 al generale Lisimaco originario della Macedonia. Questi ribattezzò la città con il nome della defunta moglie Nicea, figlia di Antipatro e sorella di Cassandro. Conquistata poi dai Romani, la città perse di importanza intorno al I secolo, ma tornò in auge con la costituzione dell’Impero Romano d’Oriente e con il trasferimento della capitale a Costantinopoli. Divenne infatti il baluardo meridionale per la capitale e fu arricchita di monumenti e fortificazioni. Al primo Concilio di Nicea parteciparono circa 300 vescovi per risolvere i problemi suscitati dall’arianesimo. Giunsero a una dichiarazione di fede, con il nome di simbolo niceno o credo niceno, che riconosceva la consustanzialità tra Padre e Figlio e alla condanna di Ario.

Giustiniano I, nel VI secolo, costruì nel centro della città la chiesa di Aya Sofia, sul modello dell’omonima chiesa di Costantinopoli. Qui, nel 787 si tenne il Secondo Concilio di Nicea per discutere i problemi dell’iconoclastia.

La città visse lungo periodo di pace fino all’affermarsi del potere dei Selgiuchidi, che la occuparono per una prima volta nel 1077 e se ne impadronirono definitivamente nel 1078 facendone la loro capitale. Su richiesta di Bisanzio si scatenò così la Prima Crociata, nel 1095, ed eserciti provenienti da tutta Europa uniti a più piccoli gruppi bizantini, assediarono la città nel 1097. Dopo che gli eserciti europei accerchiarono la città e si infiltrarono attraverso le mura, si sorpresero nel vedere, il giorno seguente, sventolare sulla città le bandiere greche dell’imperatore Alessio I.

Nel 1331 la città cadde in mano agli Ottomani. Con la capitolazione di Costantinopoli del 1453, Nicea perse importanza, ma successivamente, nel XVII secolo, divenne un importante centro per la creazione delle porcellane, note come Iznik Çini. Però, anche questa industria si spostò a Istanbul e Nicea divenne definitivamente una città di minore importanza.

Curiosità: Il nome odierno Iznik, dato dai Turchi Ottomani, deriva dalla risposta alla domanda: “Dove vai? … a Nicea”. Il nome greco della città Nikaia, però, rimase in uso fino il 1930.

Le ceramiche di Iznik

A Iznik si producevano semplici oggetti di terracotta, decorati con smalto, già nell’ultimo quarto del XV secolo. A quel tempo, infatti, gli artigiani realizzavano una ceramica particolare, proteggendo i disegni da cui era decorata con uno smalto trasparente all’ossido di piombo. La decisione di lavorare gli oggetti in questo modo fu certamente presa sotto il dominio dell’Impero Ottomano, perché il sultano apprezzava molto la porcellana cinese. Inizialmente i vasi venivano meticolosamente decorati usando blu cobalto utilizzando un design molto dettagliato, che combinava i tradizionali arabeschi ottomani con decorazioni tipicamente cinesi.

Nel corso del XVI secolo la decorazione sulla ceramica cambiò stile, diventando più delicata e naturale. Vennero introdotti altri colori: prima il turchese combinato con il blu e poi le tonalità pastello del verde salvia pallido e del viola. Infine, a metà del secolo, il tipico bolo rosso sostituì il porpora e un luminoso verde smeraldo sostituì il verde salvia. Dall’ultimo quarto del secolo vi fu un rapido peggioramento della qualità nonostante la produzione continuasse, mentre i disegni del XVII secolo andarono man mano impoverendosi.

Come risultato dell’alto valore dato alla porcellana cinese dalla corte Ottomana, nel museo del palazzo Topkapı sono esposti 10.000 pezzi di ceramiche cinesi ma pochi pezzi di ceramiche di İznik. La gran parte di questi manufatti, infatti, si trovano in musei al di fuori della Turchia. Qualche esempio è visibile solo nella stanza della circoncisione a Topkapı.

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