Agerola, balcone incantato

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Agerola, balcone incantato

Testo e foto di Vittorio Giannella

Dietro gli splendidi scenari di un turismo da cartolina si nascondono inattese perle di natura, cultura e gastronomia. L’altopiano di Agerola è un luogo sospeso tra terra, cielo e mare. Domina dai suoi 600 metri la costiera amalfitana, tra le più famose al mondo, d’estate attanagliata dal caos e dal traffico, con i turisti costretti a zigzagare tra pullman e auto.

La soluzione per godere al meglio quest’angolo di Campania io l’ho trovata quassù, dove centinaia di B&B sparsi nelle sei frazioni rendono il viaggio più rilassante e al fresco. E di montano ha dalla sua l’aria salubre, la natura generosa da scoprire con ben 14 sentieri: boschi, canyon, grotte, ma soprattutto visioni impareggiabili che rimarranno indelebili negli occhi di chi li percorrerà.

Queste balze spoglie e cadenti a precipizio, sporgevano e comparivano quasi fossero sospese in aria.

Cosi descriveva questi monti Giustino Fortunato, politico e storico,( 1848-1932) uno dei pionieri dell’escursionismo in Campania

Free climbing nell'orrido di S. Lazzaro

È una meravigliosa alba di primavera, e d’incanto mi ritrovo nella stessa situazione che ispirarono le belle parole dello scrittore: nuvole basse in dissolvimento si accalcano sui precipizi di Agerola, giù Furore e Amalfi appaiono e scompaiono, dando una sensazione di infinito, di lontananze misteriose. Di sicuro c’è che il paesaggio non deve essere molto cambiato rispetto a 200 anni fa quando dotti scrittori e poeti, calcavano questi luoghi impervi, inaccessibili, con le arcigne montagne alle spalle. Distesa ai piedi dei monti Lattari l’altopiano di Agerola viene da sempre definito la piccola Svizzera, circondata com’è da vette acuminate ricoperte sui fianchi da estese leccete e boschi di castagni, che si affacciano a picco sul mare scintillante di Amalfi, Praiano, Positano, i monti che s’innalzano prospicienti al mare più alti d’Europa, fino ai 1444 metri del monte S.Angelo a Tre Pizzi. 

Vista sul Sentiero degli Dei

Il Sentiero degli Dei

In primavera gli escursionisti e gli appassionati di natura prendono il posto dei bagnanti: tedeschi, francesi inglesi (gli italiani sono in minoranza) s’incamminano sfidando le ripide scalinate che rasentano profumati limoneti e in poco tempo li porta su percorsi montani ben segnalati, ma in particolare sul Sentiero degli Dei, che da Agerola scende a Positano attraverso alcuni dei valloni più selvaggi della costiera, nella top ten del New York Times dei percorsi più belli al mondo. Bisogna arrivare a Bomerano, un delle sei frazioni di Agerola per iniziare il sentiero e precisamente dalla piazza dedicata al capitano medaglia d’oro alla memoria Paolo Capasso, con bar  e pasticceria, all’ombra della bella chiesa di S.Matteo apostolo.

Non perdetevi però una visita per ammirare Palazzo Acampora, uno dei rari esempi di architettura patrizia dell’alta costiera amalfitana risalente al XVIII, sede oggi, anche di un raffinato ristorante, la Corte degli Dei, dove assaporare piatti della tradizione rivisitati dalla chef Petronilla Nacherio. Con scarpe adatte al trekking e particolare attenzione in alcuni punti esposti, chiunque può percorrere gli otto chilometri del sentiero degli Dei, e godere delle entusiasmanti vedute della costiera che si spingono fino ai Faraglioni di Capri e termina a Nocelle, davanti all’incantevole anfiteatro di case color pastello di Positano, una cartolina che attira turisti da ogni dove. Non è adatto per chi soffre di vertigini. Nel primo tratto colpiscono le rocce agglomerate verticali della grotta del Biscotto, e alcune abitazioni che sfidano la gravità, nate come celle di romitaggio per gli anacoreti che, nell’alto Medioevo, risiedevano in queste zone. 

Oggi le poche casette in pietra fungono da ovili per capre, e, appena più in giù terrazzamenti sorretti da muretti a secco dove viene coltivata la vigna a pergolato. Una leggera salita obbliga a qualche sosta per godere di un panorama stupendo, e degli scorci di luce che si fanno strada tra la nebbia sfilacciata, in risalita dagli strapiombi sul mare di Furore. Il vento qui non va mai in vacanza e trasporta, quel permanente soffio di aria profumata della macchia mediterranea: cisti, rosmarino, santolina, lentischi ed elicrisi. A Colle la Serra, 580 metri di quota, la vista spazia fino a Punta Campanella e ci si può rifornire di acqua da una fontana. Sono ben visibili anche i tre scogli de Li Galli, che la leggenda racconta siano i corpi delle tre sirene che incantavano i marinai  portandoli poi a naufragare sugli scogli, ma furono pietrificati dagli Dei, aiutando Ulisse a evitare la stessa sorte. Qui il sentiero si divide: uno a sinistra prosegue a questa quota, l’ altra sale più in alto per poi ricongiungersi più avanti ma il panorama è simile. 

Pausa gourmet

Scelgo il sentiero meno faticoso anche perché mi consente di arrivare al casolare del pastore Antonio, 30 anni, per una sosta “gourmet” dove sedermi, ascoltare storie e poter mangiare prodotti a km 0, tutti rigorosamente coltivati e allevati da lui: verdure, pomodori, insalate, formaggi di capra, affettati, senza che manchi un buon bicchiere di vino, versati con una brocca che raffigura i suoi animali. Mozzafiato l’ovile incastonato nella roccia a precipizio sul mare color lapislazzulo, che da ombra a decine di capre, e a Limone, l’asino che aiuta  Antonio a trasportare fin quassù le scorte, in castigo quel giorno per una “fuga d’amore” nella notte.

Carico di sapori ed energie riparto e incrocio poco dopo dei ragazzi impegnati a scalare rocce a strapiombo attrezzati di tutto punto, e intanto appare più in basso Positano ormai a pochi chilometri. L’arrivo a Nocelle e salutato da un signore che vende granita al limone della costiera: come resistergli. L’ultimo sforzo è arrivare giù sulla statale per prendere l’autobus che mi riporterà ad Agerola, ma prima ci sono 1700 scalini da superare. Un’alternativa per i pigri c’è però: un autobus che da Nocelle porta i turisti sulla strada costiera. Al rientro non mi perdo una discesa al fiordo di Furore, con scalini scavati nella falesia colorata di fiori e arbusti in lotta per conquistarsi il posto migliore, alle spalle il ponte sulla statale alto 28 metri dove ogni anno a luglio si tiene una gara internazionale di tuffi, giù la piccola spiaggia larga appena 25 metri scelta come location da Roberto Rossellini (su sceneggiatura di Federico Fellini) per il suo film “l’amore” nel 1948.

Invece, per ritrovarsm in un luogo fresco che sa di muschio e sottobosco ho percorso il sentiero che porta all’orrido di Pino, un vallone ai piedi del monte Tre Calli. Qui l’acqua del torrente Schiato, scherza da sempre con le rocce, tracciando il proprio percorso: cascatelle, placide pozze, tutt’intorno dirupi e forre hanno protetto una vegetazione rigogliosa e variegata. Il sentiero s’imbocca prima di entrare a S.Lazzaro e rasenta pareti verticali di calcare utilizzate per free climbing. Da qui il torrente si fa sentire col suo rombo lontano, ben nascosto nel bosco.  

Un tour da queste parti non può dirsi completo se non si entra in contatto con le tradizioni e la gastronomia locale” mi dice Tommaso Nacherio, giovanissimo sindaco dei 7651 agerolesi disseminati in sei piccole frazioni comunali. L’agricoltura con l’allevamento della mucca agerolese è la punta di diamante di questa comunità, basti pensare che l’etimologia deriva dal latino “ager” (campo coltivato) e che il famoso Galeno, uno dei padri della medicina, definì la produzione di latte di Agerola” molto salutare e benefico”. Con impegno e passione gli agerolesi ce la mettono tutta per valorizzare le loro specialità e sapori antichi.

Il latte prodotto dalle poche mucche agerolesi, definite dalla FAO, in via d’estinzione, è un latte particolare, utilizzato per produrre il Provolone del monaco DOP, il cui disciplinare stabilisce che almeno il 20% del latte utilizzato provenga da mucche di razza agerolese. Un formaggio prezioso a forma di melone, il cui nome deriva dal fatto che i contadini quando andavano a venderlo nei mercati di Napoli, si vestivano con mantelli a forma di saio dei monaci. Non meno noto è il fior di latte di Agerola, usato nelle pizzerie d’eccellenza campane, non solo per il suo gusto unico ma anche per la struttura della pasta, malleabile al punto tale da poter essere prodotto in varie forme. Questa peculiarità non è sfuggita all’ ONAF ( Organizzazione Nazionale degli Assaggiatori di Formaggi) che ha insignito Agerola del titolo di “paese del formaggio 2022”. Qui  i bus scendono sulla costiera col l’odore del formaggio e risalgono col profumo dei pesci appena pescati. E per finire questa passeggiata virtuale tra i prodotti della terra non vanno dimenticati i taralli, prodotto che si fregia del marchio DE.CO (Denominazione Comunale di Origine) e il pane biscottato, tipico pane dei naviganti di Amalfi, che dura nel tempo e si ravviva tenendolo a mollo nell’acqua. Tra i prodotti della terra legate alle radici del territorio non mancate di assaggiare lo spuniello, una varietà di pomodoro che matura al sole sostenuto da paletti di legno e si conservano per l’inverno appesi in corone al muro. La pera pennata invece, è un frutto autoctono, utilizzata per marmellate fantastiche.

Insomma, l’obiettivo di questa terra in bilico tra la montagna e il mare è quello di restituire il giusto valore a quelle piccole realtà di pregio, che stanno svolgendo un ruolo insostituibile di sostegno e rilancio dell’agricoltura sostenibile, e godersi la costiera amalfitana senza stress.

“Due voci possenti ha il mondo: la voce del mare e la voce della montagna.” William Wordsworth                                                                                                                                     

Info utili

Come arrivare: Agerola si raggiunge in auto percorrendo l’autostrada A3, uscita Castellamare di Stabia, seguendo poi la direzione Gragnano-Agerola. In treno fino alla stazione centrale di Napoli, poi autobus della linea Sita e Circumvesuviana.
www.comune.agerola.na.it

Dove mangiare: La Corte degli Dei, con la chef Petronilla Naclerio. Tel. 081 19143156
Dove dormireHotel 2 Torri

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