Sampuru: il cibo di plastica giapponese, che non è follia ma arte

 

di Federica Giuliani | @traveltotaste

Se avete già visitato il Giappone li avete già visti in bella mostra nelle vetrine di negozi alimentari e ristoranti. Parlo di quelle riproduzioni un po’ kitsch dei piatti tipici: fedelissime e di plastica o cera. Vi sembrerà strano, ma non si tratta di una delle tante manie per cui sono famosi i giapponesi, ma un’arte nobile nata per creare una più semplice comunicazione tra Oriente e Occidente.

Storia del sampuru

Il padre di questa tecnica è Takizo Iwasaki che, agli inizi degli anni Trenta del Novecento, ha realizzato il primo modellino di cera a forma di frittata. Ma come è arrivato a quel prototipo? Non è chiara l’origine dell’idea. Alcuni dicono che una sera illuminata dalla luce delle candele, per l’impossibilità di pagare la corrente elettrica a causa di una moglie molto malata, si rese conto della malleabilità della cera: lasciandola colare sul tatami, infatti, la trama rimase facilmente impressa creando dei fortuiti stampi. Un’altra teoria, invece, racconta che ebbe l’idea vedendo le riproduzioni di parti anatomiche nelle farmacie. Il motivo per cui nacque il sampuru, però, è chiaro. A cavallo tra Ottocento e Novecento il Giappone si aprì all’Occidente, con non poca fatica. Arrivavano dall’estero, oltre che nuovi modelli politici, nuovi prodotti alimentari ma gli avventori delle locande erano restii a provare sapori diversi. Così, a Iwazaki venne l’idea di creare riproduzioni realistiche dei piatti in modo che i suoi concittadini potessero vedere, prima di mangiare.

Imitazioni preziose

Oggi la cera ha lasciato maggior spazio alla plastica, che non si scioglie e non si deteriora, ma i modellini vengono comunque realizzati artigianalmente. Naturalemte, come ogni lavoro artigiano ben realizzato, anche il sampuru ha il suo costo e solo i ristoranti di alto livello possono permettersi riproduzioni davvero somiglianti al piatto originale. Per avere un’idea dei prezzi: una semplice tazza di tè verde costa 3600 yen (circa 36 dollari) mentre un onigiri di riso 7000 yen. Un ristoratore che si faccia rifare artigianalmente l’intero menu, quindi, può spendere fino a un milione di yen.

Dove trovare i sampuru a Tokyo

Nel caso voleste fare rifornimento per casa o anche solo ammirare queste creazioni gastronomiche, l’indirizzo giusto a Tokyo è Kappabashi-dori: in questa via vengono a rifornirsi tutti i ristoranti. Non avrete che l’imbarazzo della scelta.

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