Palermo: al via il restauro degli 8 Arazzi fiamminghi di Marsala del XVI secolo

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Palermo: al via il restauro degli 8 Arazzi fiamminghi di Marsala del XVI secolo

di Francesca Spanò | @francynefertiti

Otto arazzi fiamminghi che appartengono dal 1589 al patrimonio della Chiesa Madre di Marsala, sono attualmente in restauro presso l’Oratorio dei Bianchi di Palermo, in attesa di essere strappati all’usura del tempo e riportati alla bellezza originaria. Si tratta di vere e proprie opere d’arte, che fanno parte della cultura tessile e pittorica del XVI secolo e il cantiere potrà essere visitato da venerdì 17 luglio, dalle 9 alle 13, previa prenotazione attraverso la App Youline. I pregevoli manufatti furono lasciati al tempio religioso per testamento da monsignor Antonino Lombardo, già canonico della cattedrale di Mazara e arciprete di Marsala, di origine marsalese, cui erano stati donati dalla Corte spagnola. Dopo una fase di valutazione, oggi, sono in lavorazione il primo e l’ottavo, ma quest’ultimo è ancora in osservazione per valutare lo stato delle fibre e dei disegni. L’Assessorato regionale dei Beni Culturali e dell’Identità apre le porte al pubblico per mostrare le tecniche adottate, le professionalità specifiche impiegate e l’impegno profuso con il progetto di realizzare presto il Museo dell’Arazzo che sorgerà nella Chiesa del Collegio di Marsala.

La storia degli Arazzi

Fanno parte della collezione di Marsala e sono avvolti nella leggenda. Si racconta, infatti, che la Regina d’Inghilterra, Maria I Tudor figlia di Enrico VIII, durante una tempesta, abbia trovato riparo nel porto di Marsala e sia stata ospitata da Mons. Lombardo, apprezzato uomo di cultura e di fede, che in breve divenne confessore della regina e suo apprezzato consigliere culturale. In segno di gratitudine, quest’ultimo ricevette gli arazzi poi lasciati alla chiesa Madre di Marsala. La collezione è considerata la più importante di Italia, dopo quella conservata a Napoli nel Museo di Capodimonte, le dimensioni degli arazzi sono di circa 350 cm di larghezza per 500 cm di altezza e raccontano la
Guerra tra Romani e Giudei del 66 d.C.( anche se le scene si prestano a una interpretazione di tipo allegorico). In ogni arazzo sono rappresentate almeno due scene in primo piano e una sullo sfondo e sono stati esposti per lungo tempo nella zona absidale della chiesa Madre non ricevendo mai particolare attenzione.

La storia e la rinascita

Solo nel 1983 sono balzati di nuovo agli onori della cronaca, a causa di un crollo che ha interessato la cupola che li sovrastava. In quell’occasione si pensò di venderli per poter effettuare le necessarie riparazioni strutturali. Nel 1965 gli arazzi furono restaurati dalla Regione in parte e due di loro furono esposti negli anni Settanta, in occasione dell’ottava mostra di opere d’arte restaurate. Nei primi anni Ottanta, infine, furono sistemati all’interno di un piccolo museo che sorgeva al confine con la Chiesa Madre.

Il progetto

Con il restauro si fa strada l’obiettivo di ampio respiro che propone il recupero e l’adeguamento funzionale dell’eredità storico-culturale della Chiesa del Collegio di Marsala da trasformare in Museo degli Arazzi e del patrimonio tessile della Chiesa Madre. Per il lavoro di risistemazione, invece, è stata scelta una location di grande pregio architettonico e artistico, come l’Oratorio dei Bianchi del quartiere della Kalsa, dove saranno inseriti anche dei pannelli didattici e postazioni multimediali per spiegare meglio le varie fasi di lavorazione.“Il restauro degli arazzi fiamminghi e il progetto complessivo di realizzazione del Museo degli Arazzi di Marsala sono espressione della volontà del governo Musumeci di recuperare la memoria della Sicilia attraverso la valorizzazione del cospicuo patrimonio di beni immateriali e anche attraverso la valorizzazione delle professionalità molto qualificate, in grado di operare nel recupero e nella conservazione dei beni.  – lo ha confermato Alberto Samonà, assessore regionale ai Beni Culturali – Auspico che la Sicilia nel giro di pochi anni possa essere un riferimento a livello mondiale come sede di restauro per i capolavori d’arte e che la nostra terra possa diventare il ‘centro benessere e rigenerazione’ per le opere d’arte”.

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