Il labirinto del Castello di Donnafugata: a Ragusa, un tour non convenzionale

di Francesca Spanò | @francynefertiti

Un labirinto che diverte i visitatori e riporta alla mente i giochi nobiliari di un’epoca ormai fuggita, tra sole e verde di Sicilia. Si trova all’interno del castello di Donnafugata e, negli ultimi anni, ha iniziato ad essere sempre più noto fra i viaggiatori in un affascinante tratto di Trinacria. Questo angolo suggestivo della dimora, è stato realizzato con muri a secco e pietra bianca locale e, all’ingresso, vanta un sorvegliante d’eccezione: un soldato in pietra.Un tempo doveva apparire diverso e lasciare letteralmente senza fiato. Ogni angolo del tracciato era ricoperto da siepi di rose rampicanti per rendere, tra l’altro, più difficile il percorso di uscita. Oggi non ci sono più, ma è particolare allo stesso modo provare a risolvere il rompicapo, percorrendolo per intero. Ha una forma trapezoidale e non è un caso: il Barone, suo proprietario, durante i viaggi aveva visto delle opere simili, tutte assimilabili alle linee inglesi di Hampton Court, vicino Londra.

Un diletto per le serate estive

Il gioco del labirinto piaceva a giovanissimi e adulti, soprattutto quando le temperature erano miti e aveva anche un significato simbolico. Chi vi entrava portava con sé i propri difetti, le proprie immaturità e un bagaglio di dolore. Chi giungeva all’uscita, invece, doveva essere una persona nuova, più saggia e sapiente.

Il Castello di Donnafugata

A meno di 20 chilometri da Ragusa, è la sfarzosa residenza nobiliare che sorge intorno al labirinto. Risale alla fine dell’Ottocento e gli esterni sono in stile neogotico, con due torri ai lati della facciata. Negli anni diversi film sono stati realizzati in questa location che non passa certo inosservata e la prima costruzione pare sia stata voluta dai Chiaramonte, conti di Modica nel XIV secolo. Il resto si lega ad un personaggio ben preciso, il Barone Corrado Arezzo studioso e uomo politico molto in vista. In tutto vanta tre piani e circa 120 stanze, con diversi stili e funzioni.

Miti e origine

Non ci sono, però, troppe certezze intorno alla fortezza. Di sicuro, il nome sembra ruotare intorno a leggende e miti, come quella che racconta del conte Bernardo Cabrera come uomo cattivo ed egoista. Pare avesse rinchiuso nel castello la regina Bianca di Navarra, rimasta vedova, perché voleva sposarla più per interesse che per amore. Tuttavia, quest’ultima riuscì a fuggire e da lì sarebbe derivato il curioso appellativo. Potrebbe, però, anche essere unta trascrizione fantasiosa dall’arabo.

Dal labirinto agli “scherzi” del Barone

Per allietare i presenti, comunque, la prova del labirinto non bastava ma nell’area circostante si trovavano delle prove particolari. Una su tutte? La sedia con erogatore che partiva non appena qualcuno vi si sedeva o il pupazzo che usciva dalla porta della cappella aperta. Si capisce bene, insomma, che la dimora fu uno dei centri mondani dell’età Umbertina. Uno scorcio sulla Sicilia nobile del passato con un divertente labirinto che, insieme al palazzo, resta un’attrazione assoluta per chi si trova in vacanza in loco.

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