Italia da ascoltare: un itinerario attraverso i suoni del Bel Paese

di Devis Bellucci | @devibellucci

Roma, colle del Gianicolo. I turisti si affacciano al Belvedere sulla città eterna. Alcuni di loro, guida alla mano, aspettano scattando foto. Poi, finalmente, tre soldati caricano un obice a salve. Una gran botta e parte il colpo, mentre gli uccelli si alzano in volo. È mezzogiorno e Roma adesso lo sa. La tradizione del colpo di cannone risale a Papa Pio IX che, per evitare confusioni d’orario, istituì questo servizio nel 1846, con la speranza che ogni chiesa della Capitale sincronizzasse il proprio orologio e le campane suonassero all’unisono. La suggestiva usanza è tuttora parte dei suoni emblematici di Roma. Anche il regista Paolo Sorrentino, raccontando la città eterna ne La grande bellezza, apre la pellicola col botto di mezzogiorno dal cannone sul Gianicolo. Perché l’[b]Italia è anche questo: un’identità da gustare a occhi chiusi[/b], fatta di voci e suoni.

Campane, natura e persone

Che hanno le campane, che squillano vicine, che ronzano lontane? Ogni borgo d’Italia, per minuscolo che sia, ne ha una. Cantate dai poeti, usate per scandire i tempi del lavoro e della festa, è difficile immaginare il Bel Paese senza le sue campane. Non ci si stupisce che una delle campane più grandi del mondo sia proprio in Italia. È la [b]Campana Internazionale dei Caduti di Rovereto[/b], in provincia di Trento, battezzata col nome di Maria Dolens. Ogni sera batte i suoi rintocchi per onorare i Caduti di tutte le guerre. Altre campane enormi sono la [b]Concordia 2000[/b] a Plan de Corones (Bolzano) e quella del [b]Cristo Re[/b] a Messina, tutte con un diametro che supera i due metri. Al di là del suono delle campane, non è che i borghi italiani siano silenziosi, soprattutto quelli di mare. Tolto il traffico, l’anima sonora del nostro Paese pulsa nelle voci della gente, nelle grida dei mercati, nei canti dialettali. È l’alchimia catturata da De André in [i]Crêuza de mä[/i], locuzione ligure che indica appunto i viottoli che dall’interno scendono al mare. Per assaporare al meglio queste atmosfere, basta fare due passi per i [b]carruggi di Genova[/b], ad esempio nel quartiere di Prè, oppure nel mercato storico della Vucciria a Palermo. Chi ama i rumori legati al mare, invece, vada sulla costa grossetana, in Maremma, e cerchi la [b]Cala Violina[/b]. Si tratta di una caletta isolata, protetta da due promontori. La sabbia è così fine che emette un suono caratteristico quando viene calpestata. L’eco lontano del mare si mescola col vento e con lo sbuffo del vulcano sul cratere di Stromboli. È uno dei vulcani più attivi del mondo e le esplosioni si susseguono a intervalli di 10-20 minuti, pertanto in qualunque momento saliate, potrete ammirare (e ascoltare) lo spettacolo. Tra i suoni d’Italia in via d’estinzione, da segnalare l’oscillazione sonnolenta di un ponte di barche, con le sue corde in tensione e le onde che accarezzano gli scafi. Ne trovate uno a Goro (Ferrara), a Torre d’Oglio (Mantova), a Bereguardo (Pavia) e a Noventa di Piave (Venezia).

Il giardino dei suoni di Boccheggiano

Qualcuno ha anche pensato di realizzare interi parchi con installazioni e sculture a tema sonoro-musicale. È il caso dell’artista Paul Fuchs, ideatore e artefice del Giardino dei Suoni di Boccheggiano, in provincia di Grosseto. Si tratta di un parco-museo che ospita sculture in metallo, pietra e legno, capaci di creare suggestivi effetti sonori, il tutto in un contesto ambientale di grande pregio. Il parco, visitabile su appuntamento, è una sorta di oasi dove arte e natura dialogano e si valorizzano a vicenda.

I suoni delle Dolomiti

Non poteva mancare la musica. Da più di vent’anni la rassegna estiva I Suoni delle Dolomiti esalta la dimensione acustica dei più suggestivi scenari montani d’Italia, promuovendo un’idea di musica in armonia con la natura. Nei mesi di luglio e agosto le Dolomiti trentine ospitano concerti di musica classica, jazz, musica italiana d’autore e world music, che si svolgono nel primo pomeriggio o all’alba nei pressi di rifugi alpini. Questi palchi naturali, fatti di boschi, prati e cime innevate, vengono raggiunti a piedi da spettatori e dai musicisti, che si portano in spalla i propri strumenti. Un’occasione per godersi la musica che si fonde coi silenzi d’alta quota.

L’eco più bello d’Italia

Alta 23 metri per una profondità di 65, l’Orecchio di Dionisio è una grotta artificiale, scavata nel calcare, che si trova a Siracusa. È celebre fin dall’antichità per l’amplificazione acustica dei suoni. Secondo la tradizione il tiranno Dioniso vi rinchiudeva i prigionieri poi si nascondeva in un’apposita cavità per ascoltare i loro discorsi, amplificati fino a 16 volte. Provate per credere, ma senza sussurrare cose troppo compromettenti. Se è vero che anche i muri hanno orecchi, qui è meglio prendere il detto alla lettera.

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