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Le Vie del Nord: dove la terra diventa liquida

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Le Vie del Nord: dove la terra diventa liquida

di Raffaele Alessi

Da Milano non si vede dove cominciano le vie del nord. Nemmeno dai 231 metri di altezza della guglia a spirale dell’ UniCredit Tower, il grattacielo più alto d’Italia. In auto impiegheremmo 43 ore e 3807 km per arrivare a Capo Nord in Norvegia. Dovremmo attraversare l’Europa intera per raggiungere l’arcipelago delle Svalbard, le terre abitate più a nord del pianeta Terra. E poi ancora trovare le energie e il coraggio per arrivare al Polo Nord, il punto situato a 90° esatti di latitudine. Là nel centro del circolo polare artico, dove la terra diventa liquida.

“ Sotto di me sfilavano montagne, boschi e altipiani all’infinito, finché, arrivati a Helgeland, la terra si è aperta in fiordi e in un mare ondulato che si estendeva a ovest fino a dove la linea tra cielo e acqua si perdeva all’orizzonte, in un grigio lucente che pareva fatto di piume di uccelli.” (Morten A. Strøksnes “Il libro del mare”)

I norvegesi la chiamano Norge, via verso nord. L’artico è lontano, geograficamente e culturalmente. Facciamo prima ad immaginarlo con gli occhi chiusi, quell’enorme orizzonte bianco, che avremmo di fronte arrivati a Longyearbyen (isole Svalbard, Norvegia), l’ultimo centro abitato, dove gli orsi sono più numerosi degli abitanti, preda e cacciatore entrambi, in una terra dove la caccia è necessaria per sopravvivere. 

Siamo in Artide, la zona che circonda il Polo Nord. Con i piedi oltre  il 66° parallelo Nord, dove gli inverni sono lunghi con temperature che scendono fino a -60°C, nella “Notte Polare” quando il sole non sale mai sopra l’orizzonte. L’inclinazione dell’asse terrestre, come nel movimento di  una trottola,  espone al contrario in estate il polo artico alla luce costante del sole, che per 24 ore rimane sopra l’orizzonte (il Sole di Mezzanotte). C’è un vento gelido e violento su questi altipiani , il Peteraq, che uccide cani e abbatte le case. 

Eppure, è proprio in queste notti polari che si può assistere allo spettacolo magico delle luci del nord. I fisici sanno che sono l’effetto dello scontro tra particelle solari e il campo magnetico terrestre, ma ancora oggi alcuni sostengono che la luce delle aurore boriali emetta suoni, “[…] Udibili solo dagli strumenti, dagli animali o dai sensitivi. Dicono che siano carboni ardenti che si accumulano sulle nubi fino a incendiarsi. Dicono di un fuoco che cade dal cielo sulla terra” da Aurore boreali di Anna Fabbrini per TravelGlobe

Vecchie e nuove esplorazioni

Il Polo è stato una chimera geografica fino ai primi anni del novecento. I marinai raccontavano che fosse popolato di mostri e il mare finisse risucchiato in una sorte di ombelico del mondo, il burrone del Moskstraumen, un sistema di vortici di marea che tuttora si forma nell’arcipelago delle Lofoten.

I primi esploratori che guardarono a nord, cercavano una rotta navale che collegasse gli oceani Atlantico e Pacifico. Fu così che il norvegese Roald Amundsen salpò su un peschereccio per la pesca delle aringhe nel 1906, per avventurarsi poi nel primo attraversamento su slitte trainate da cani.

A Ny-Ålesund, insediamento umano permanente più a nord del pianeta, sede del centro di ricerca internazionale, c’è il traliccio che ricorda il punto di partenza del dirigibele Norge (1926) con l’esploratore norvegese Roald Amundsen che aveva conquistato il Polo Sud nel 1911 e il comandante Umberto Nobile, che riuscirono a sorvolare il polo nord nel maggio del 1926. Sempre da quel punto, tra anni dopo, partì anche la spedizione del dirigibile “Italia” che durante il volo di ritorno, a causa del maltempo, precipitò sulla banchisa polare. In quella circostanza perse la vita Amundsen, partito in soccorso di Nobile. Lui e i superstiti furono recuperati dalla nave rompighiaccio russa Krassin solo due mesi dopo.

Ancora oggi chi parte per il nord, ha in mente un nord ideale dove la civiltà urbana cede il passo a una natura ancora selvaggia. Dove potersi sentire in armonia con gli elementi naturali e ritrovare il proprio “io selvatico”. 

Fabio Pasini è nato nella nebbia di Parma e dice di essere abituato al bianco, talmente tanto che ha imparato a scoprirne la bellezza e a vederci i colori. Ha esplorato più volte questi luoghi verso i quali è attratto più come nomade che come viaggiatore, sugli sci e in canoa. Ricorda e racconta la traversata della Groenlandia 100 anni dopo la prima esplorazione di  Roald Amundsen del 1899. Ancora con la stessa fatica e lo stupore di trovarsi in mezzo ad una natura che solo in apparenza è uguale. Uno spazio che non è mai vuoto, ma pieno di segni e di richiami. “Un’esperienza che cambia, purchè ci si ricordi dell’infinita purezza del mondo artico” (Fabio Pasini – Andare)

L’Artico è una terra remota, di neve abbagliante e buia nelle notti d’inverno. E’ un mondo di ghiaccio avaro di risorse. Anche la neve che rende tutto un po’ più magico, così bianca che sembra pura, può aiutati a calmare la sete e a cuocere qualche vivanda. Eppure il suo candore bianco è apparente: in questo cielo aperto si condensano i concentrati chimici dell’aria calda proveniente dai centri industriali a sud del Mondo. Questo Grande Nord è un ecosistema fragile che ha bisogno di essere protetto. C’è bisogno di un turismo responsabile, che riesca a contenere le impronte lasciate dal nostro passaggio e gli abusi di un consumo superfluo e non necessario al nostro benessere. Dobbiamo spostare la prospettiva da quella umana a quella animale e vegetale, per cambiare le cose.

Oggi il viaggiatore deve avere nuovi occhi per essere esploratore e imparare a rispettare la differenza dell’”altro”, senza volerlo ogni volta riportare alle proprie abitudini culturali e di vita. Un viaggiatore che deve farsi  “trasparente”, per garantire la sostenibilità del suo incontro con le persone e con l’ambiente. 

Be Nordic

Dove andare, su un orizzonte sempre aperto, con trecentosessanta gradi di possibilità?
C’e uno stile di vita nordico, che gli uffici turistici di Danimarca, Finlandia, Norvegia e Svezia cercano di comunicare nelle diverse esperienze enogastronomiche, sportive, ricreative e culturali che possono realizzarsi nei paesi del Nord Europa:

  • Sciare a Trysil, sotto le luci dell’aurora boreale:  Come la parola “norge”, che indica le vie del nord, sempre norvegese è anche la parola “sci”, che in realtà significava “ricoperto di pelle”, di foca o di renna per evitare che le tavole scivolassero all’indietro nei tratti in salita. L’inverno è la stagione ideale per sciare, quando i fiordi sono ricoperti dal manto nevoso e una luce pura segue il profilo dei loro versanti che si appoggiano sulle acque blu di un mare intenso. Nelle regioni più settentrionali del paese, vedere l’aurora boreale è quasi garantito ogni due notti durante l’inverno ed è possibile sciare  guidati dal suo bagliore nel giorno più buio dell’anno. A Trysilfjellet e nei dintorni ci sono oltre 100 km di piste da fondo.
  • Oyster Safari: Le spiagge della penisola dello Jutland (Danimarca) sono Patrimonio Unesco e natura incontaminata, ma le ostriche su questi tratti di costa sono talmente tante che il governo danese incoraggia il loro consumo, anche per la salute dell’ecosistema, poiché il loro guscio costituisce una barriera per la locale avifauna, che non riesce a individuare altri molluschi sotto il loro scudo. Per l’occasione si ripropone, ogni anno il Danmarks Oesters Festival che premia il migliore piatto; quest’anno l’ostrica a base di cetriolo, aneto e rafano condita con un gelato al wasabi.
  • Stoccafisso e Sushi sul Mare del Nord: Il nostro mediterraneo è ricco di specie animali e vegetali e gli alimenti, gli ingredienti per la cucina sono facilmente reperibili. Non così nel mare artico, dove il cibo bisogna procurarselo. Nei mari delle Lofoten si va a riprodurre il ceppo di merluzzi più ricco al mondo. Un naufragio casuale consentì ai noi italiani di scoprire un pesce duro come il legno: lo stoccafisso. Anche il sushi è abituale tra i commercianti norvegesi; lo si può mangiare senza abbattimento preventivo. Da provare l’esperienza del sushi su una piattaforma di Oslo o un peschereccio in mezzo al mare del nord.
  • Enjoy Sami culture: L’Artico è abitato da popolazioni indigene che hanno sempre vissuto di caccia, pesca e allevamento, utilizzando i materiali e le risorse accessibili. Tra i più conosciuti compaiono i Sami, i nomadi allevatori di renne della Lapponia, che mantengono tuttora una forte identità e autonomia culturale.  Nella Norvegia settentrionale c’è la possibilità di trascorrere una giornata con una famiglia di allevatori di renne, accanto al fuoco caldo della loro capanna. Con un caffè, per scoprire anche che i primi tre paesi a consumare più caffè nel mondo sono Norvegia, Islanda e Finlandia.. Oggi buona parte di queste comunità tuttavia abbandonano il proprio stile di vita originale e sono sempre più frequenti le ragazze in abiti tradizionali che danzano balli folcloristici per i turisti.
  • La casa delle fiabe: Odense (Danimarca), patria del più celebre autore di fiabe al mondo, Hans Christian Andersen. Un viaggio a ritroso alla scoperta della città natale e del Museo interattivo Hans Christian Andersen. La sua casetta gialla è un ottimo punto di partenza per un tour ispirato al celebre scrittore e il suo universo fiabesco. 

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