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Sironi, sintesi e grandiosità a Milano

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Sironi, sintesi e grandiosità a Milano

di Daniela Bozzani | Instagram

In apertura: Il molo (Cavallo bianco e molo), 1921 © by SIAE 2021

Certi terremoti sono la vita dell’arte e dell’emozione. Se si fa ordine e si mette ogni cosa a posto si esce dalla magia e ci si ritrova in un mondo banale. (M. Sironi)

Il Museo del Novecento di Milano presenta Mario Sironi. Sintesi e grandiosità, una importante retrospettiva che ripercorre l’opera del Maestro a sessant’anni dalla morte. Sono oltre cento le opere esposte: dalla giovanile stagione simbolista all’adesione al futurismo; dalla sua originale interpretazione della metafisica al momento classico del Novecento Italiano; dalla crisi espressionista alla pittura monumentale degli anni Trenta fino al secondo dopoguerra e all’Apocalisse dipinta poco prima della morte.
La mostra, curata da Elena Pontiggia e Anna Maria Montaldo in collaborazione con Andrea Sironi-Strausswald e Romana Sironi, ha sede negli spazi del Museo del Novecento e si estende nelle sale sironiane del Museo stesso e della Casa Museo Boschi. Grazie agli importanti prestiti di musei e collezioni private è possibile ammirare i lavori più significativi del Maestro incluse opere che non comparivano in una antologica da quasi mezzo secolo.

Paesaggio urbano, 1927 ca. © by SIAE 2021

Ad accompagnare la mostra un prestigioso catalogo realizzato dalla Casa Editrice Ilisso. Le schede analitiche delle 120 opere pubblicate sono scritte da Elena Pontiggia, studiosa dell’artista e autrice della sua prima biografia (Sironi. La grandezza dell’arte, le tragedie della storia, 2015).  Gli approfondimenti di Fabio Benzi sul futurismo sironiano e di Maria Fratelli, direttrice della Casa Museo Boschi Di Stefano, sui rapporti dell’artista con i collezionisti Boschi, ne fanno un’opera esaustiva e magnifica

Nudo e albero, 1931 ca. © by SIAE 2021
Dallo squallore della città odierna ha saputo trarre una bellezza e una grandiosità nuove (M. Sarfatti, 1920) L’impatto con Milano, dove Sironi si trasferisce nel 1919, lasciando “il deplorevole bel sogno romano”, lo porta a concentrarsi sul paesaggio urbano. Le sue periferie disadorne e imponenti, drammatiche e grandiose formano una città spoglia e senza gioia ma con una forza intensa da cui, attraverso la cupezza dei colori e il rigore del segno, scaturisce lo sforzo costruttivo della città stessa. Nel 1922 è tra i fondatori con Bucci, Dudreville, Funi, Oppi, Malerba e Marussig, del Novecento Italiano. Il gruppo, supportato da Margherita Sarfatti, espone per la prima volta a Milano nel 1923 e l’anno dopo si presenta alla Biennale di Venezia. Dopo essersi sciolto, il gruppo si rifonda nel 1926 con una grande mostra alla Permanente. Negli anni successivi il Novecento organizza mostre in tutta Europa. Sironi condivide appieno l’ideale di una “classicità moderna” e cioè di una reinterpretazione libera e sintetica dei maestri del passato, anche a dispetto delle accese polemiche suscitate.
L’abbeverata, 1929. © by SIAE 2021

Che importa che non siano figure eleganti? Sono eroi barbarici d’una civiltà elementare (R. Giolli, 1931)


Negli anni il segno preciso viene abbandonato per una maggiore fluidità e matericità del colore. Ai paesaggi urbani si mescolano figure e scenari primordiali. L’iconografia classica della famiglia ritratta in salotto viene sostituita da atmosfere senza tempo. La crisi espressionista che Sironi attraversa tra il 1929 e il 1930 produce opere cariche di tensione e di pennellate violente facendone l’artista più antinovecentista di tutti.

S’è rotto tutto in questi mesi, tutto. Non sono rimaste che macerie e paura (M. Sironi, 1944-45)

Con la fine del fascismo Sironi assiste al crollo di tutte le sue idee politiche legate a un fascismo sociale (“Credeva di essere fascista, invece era di animo bolscevico… “ scrive di lui Arturo Martini). Sono anni terribili per l’artista: lui rischia la fucilazione e poco dopo la figlia diciottenne si suicida. Le committenze pubbliche per i grandi lavori monumentali spariscono e Sironi torna al cavalletto e ai paesaggi urbani. Influenzato dalla mostra di Carrà del 1942, dipinge manichini tra cumuli di macerie o in città deserte. Opere che esprimono la tragedia di una storia senza senso come il Lazzaro che non risorge.

Pandora, 1921-22. © by SIAE 2021

Sironi sente i contenuti fondamentali dell’uomo d’oggi, la lotta, la solitudine (G. Ballo)

Gli anni Cinquanta sono anni di estrema solitudine per Sironi. Molte sue opere riprendono in piccolo la composizione a zone accostate dell’affresco, ma suggeriscono anche uno spazio angusto, una impossibilità di agire. Le opere del 1961, dipinte nell’anno della sua morte, sono ispirate all’Apocalisse, di cui rappresentano però l’aspetto più terreno. Le città, dipinte per una vita, lasciano il posto a un senso di distruzione totale. L’ultimo quadro, un paesaggio urbano e quasi sfatto, è stato trovato sul cavalletto dopo la morte dell’artista che, in modo inusuale, scrisse di suo pugno queesto titolo sul retro del telaio.

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Info utili

Cosa: Mario Sironi. Sintesi e grandiosità

Dove: Museo del Novecento, piazza Duomo 8, Milano

Quando: Dal 23 luglio 2021 al 27 marzo 2022

Orari: Tutti i giorni dalle 10 alle 19.30 – giovedì fino alle 22.30 – lunedì chiuso

Biglietti: Intero 10€ – ridotto 8€

Catalogo: Mario Sironi. Sintesi e grandiosità. Catalogo della mostra. Illisso, 2021

Info www.museodelnovecento.org

© TravelGlobe RIPRODUZIONE RISERVATA

Sironi Foto Farabola, Milano © by SIAE 2021

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