Zanele Muholi. A visual Activist al MUDEC di Milano

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di Redazione

In apertura: Muholi. Xiniwe at Cassilhaus. North Carolina, 2016 © Zanele Muholi

Apre domani 31/3 al MUDEC di Milano la mostra:”Zanele Muholi. A visual activist” . Non perdetevela per nessuna ragione: è una delle mostre più commoventi e sconvolgenti che ho ammirato negli ultimi tempi. Accompagnata da fotografie di rara potenza, da testi emozionanti e da un allestimento sobrio e raffinato che non distoglie l’attenzione dalle immagini, è un viaggio nella memoria individuale e collettiva di un popolo. 

Muholi
Phila I
Parktown, Johannesburg, 2016
© Zanele Muholi
Phila in lingua Zulu significa “Vivere”.
I guanti in lattice nero gonfiati a ricoprire quasi
interamente il busto di Muholi simboleggiano
diverse questioni sociali: le pratiche mediche cui la
comunità queer spesso non ha accesso, le scene dei
crimini perpetrati a danno della comunità
LGBTQIA+, le condizioni del lavoro manuale. Sono
gonfi in quanto rimandano alla necessità di
respirare, di non sentirsi soffocati (tema ricorrente
nell’attivismo visivo di Muholi). Qui però Muholi
invita anche al gioco, alla libertà di interpretare i
guanti-palloncini in modo più leggero e liberatorio

Da dieci anni Zanele Muholi (Umlazi, Sud Africa 1972) – una delle voci più interessanti del visual activism – è tra i più celebrati artisti contemporanei. Ma Muholi ama definirsi attivista, ancora prima di artista. Ambassador di spicco della comunità LGBTQIA+, la sua arte indaga temi come razzismo, eurocentrismo, femminismo e politiche sessuali, ed è in continua trasformazione. 

I suoi mezzi espressivi sono la scultura, la pittura, l’immagine in movimento, ma è con la fotografia, e in particolare con la serie di autoritratti – iniziata nel 2012 e ancora in corso – “Somnyama Ngonyama” (Ave, Leonessa Nera), che Muholi riceve il plauso planetario in un crescendo di mostre nei più prestigiosi musei del mondo: dalla Tate Modern di Londra a mostre personali al Goethe-Institut Johannesburg (2012), al Brooklyn Museum, New York (2015) allo Stedelijk Museum, Amsterdam (2017), al Museo de Arte Moderno in Buenos Aires (2018), solo per citarne alcuni. 

Muholi Bester I Mayotte, 2015 © Zanele Muholi Bester è il nome della madre di Muholi, scomparsa ancora giovane nel 2009 dopo una vita di lavoro come domestica che le aveva permesso di mantenere i suoi otto figli; il padre era morto poco dopo la nascita dell’artista. Muholi intitola Bester varie immagini dedicate alla madre. La posa ieratica e l’acconciatura a forma di corona simboleggiano il riscatto che Muholi vuole offrire alla memoria di Bester. In questo caso, l’apparente ironia dell’acconciatura realizzata con le mollette da bucato si confronta con la tristezza accusatoria dello sguardo e parla di una condizione di soggezione comune a molte donne nere sudafricane sottopagate, che dedicano la vita al benessere altrui.
Muholi
Bester I
Mayotte, 2015 © Zanele Muholi
Bester è il nome della madre di Muholi, scomparsa ancora giovane nel 2009 dopo una vita di lavoro come domestica che le aveva permesso di mantenere i suoi otto figli; il padre era morto poco dopo la nascita dell’artista. Muholi intitola Bester varie immagini dedicate alla madre. La posa ieratica e l’acconciatura a forma di corona simboleggiano il riscatto che Muholi vuole offrire alla memoria di Bester. In questo caso, l’apparente ironia dell’acconciatura realizzata con le mollette da bucato si confronta con la tristezza accusatoria dello sguardo e parla di una condizione di soggezione comune a molte donne nere sudafricane sottopagate, che dedicano la vita al benessere altrui.

Muholi. A Visual Activist” è il progetto attraverso cui il Mudec – Museo delle Culture di Milano – porta in Italia una selezione – curata da Biba Giacchetti e dall’artista – di oltre 60 immagini che spaziano dai primissimi autoritratti ai più recenti lavori. 
La mostra è promossa dal Comune di Milano-Cultura, prodotta da 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE in collaborazione con SUDEST57, e vede come Institutional Partner Fondazione Deloitte. 

TravelGlobe proporrà un lungo reportage sull’artista nel magazine 103 di maggio 2023

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