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Un tè nel deserto con i Tuareg: chi sono e come vivono

di Francesca Spanò | @francynefertiti

Il loro nome è noto e quasi leggendario, ma dei Tuareg si parla in fondo molto poco, contribuendo a creare intorno una figura misteriosa. Orgogliosi della propria storia e cultura, hanno una vita affascinante ma non adatta a tutti: la loro “casa” è circondata da enormi distese sabbiose e la notte riposano sotto un cielo stellato infinito.

Curiosità

I Tuareg abitano da sempre l’area sahariana, hanno origini berbere e, da secoli, occupano i territori compresi tra Libia, Algeria, Mali, Niger, Burkina Faso, Nigeria e Ciad. Questo gruppo etnico, principalmente nomade, vive di pastorizia e del commercio di sale, spezie e avorio. Si definiscono come Kel Tamahaq, ovvero “coloro che parlano la lingua Tamahaq”, anche se il loro nome più diffuso si può tradurre con “abitante della Targa”. Hanno origini lontane, si accompagnano dalla notte dei tempi ai dromedari per le traversate e si accampano in rustiche tende, dove poter gustare il classico tè nel deserto.

Tradizioni e costumi

L’immagine dei Tuareg è peculiare, tanto da essere ben chiara nell’immaginario comune, anche per via di diversi film al cinema. Ecco, dunque, che ci si aspetta che siano alti di statura, ben allenati ma magri, con occhi scuri e pelle rigata dal sole e il tipico turbante, il “taguelsmut”, che ricopre il viso quasi per intero. Quest’ultimo serve anche a gestire le alte temperature del deserto e, infatti, il colore chiaro, generalmente indaco, ha anche questa utilità. Tuttavia, può variare a seconda della classe sociale: blu per i nobili, nero per le persone comuni, bianco per gli schiavi. In più, i giovani hanno testa rasata e barba senza baffi, mentre gli adulti hanno barba e capelli lunghi. Le donne portano un velo sul capo e il viso scoperto e usano molto la cosmesi con rimedi naturali per proteggersi dal sole, ma anche per vanità. Prediligono, in questo senso, intricati decori e godono di grande importanza e libertà all’interno della società Tuareg. Gestiscono i possedimenti di famiglia, hanno diritto di divorzio e sono abili nell’artigianato, soprattutto nella creazione di gioielli.

L’usanza del tè nel deserto

Il tè nel deserto, per questo gruppo etnico rappresenta una vera e propria cerimonia con la quale augurare buona fortuna agli ospiti o ai viaggiatori di passaggio. Serve ad avvicinare le culture distanti, per rilassare dopo le fatiche del deserto e per stringere amicizie e alleanze. Non si tratta di un rito veloce, ma di ben tre portate di tè: il primo amaro, il secondo agrodolce, il terzo dolce e saporito. Insieme, queste bevande rappresentano i cicli dell’esistenza: morte, vita e amore.

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