Turchia segreta: Dara, la città dimenticata

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Turchia segreta: Dara, la città dimenticata

di Federica Giuliani | @traveltotaste

[b]Dara[/b] non è il nome esotico di una donna, ma una città sepolta dalla terra e da tempo che giace sotto l’odierna Oğuz, 30 Km a sud est di Mardin, nella [b]Turchia[/b] orientale.
Trovarla è stato un caso, perché le guide turistiche non ne parlano e solo gli abitanti della zona e qualche archeologo sono a conoscenza della sua esistenza.

Fu [b]costruita[/b] intorno al 505 [b]su tre colli[/b] e progettata per resistere agli attacchi da parte delle città di Nisibi, Diyarbakir e Antakya, molto vicine all’allora confine persiano-romano.
Dara, città fortificata, anticamente era protetta da quattro chilometri di mura volute dall’imperatore Anastasio per offrire alle legioni un luogo dove riposare, preparare le armi e sorvegliare il confine. La ornò con chiese, granai, baluardi e torri, mentre sulla collina più alta venne costruita la cittadella, che includeva empori, un bagno pubblico, cisterne per l’acqua e, al centro, il castello.

Nel 530 Dara fu teatro dell’[b]omonima battaglia[/b] che fu molto importante in quanto la prima durante cui i Romani d’Oriente vinsero in maniera decisiva contro i Persiani sul confine che divideva i due Imperi, confermando l’importanza della città per la sicurezza della frontiera.
[b]Procopio[/b], le cui opere raccontano il periodo dell’Imperatore Giustiniano I, descrisse come le mura fortificate vennero costruite in un tale breve tempo da causarne la scarsa qualità. Le difficili condizioni climatiche, poi, ne accelerarono il deterioramento. Per questo motivo Giustiniano I ne ordinò la ristrutturazione, raddoppiando l’altezza delle mura, alzando e rinforzando le torri. Inoltre, per agevolare l’approvvigionamento d’acqua della città, l’imperatore predispose la deviazione del fiume Cordes. Essendo il corso fluviale per lo più sotterraneo, la guarnigione aveva il potere di negare l’acqua agli assedianti, fatto che aiutò a salvare Dara in diverse occasioni.

La realizzazione delle due porte fluviali, l’irrobustimento degli argini per la canalizzazione dell’acqua e l’ampliamento della cisterna situata alle pendici delle tre colline, costituirono un vero e proprio [b]capolavoro di urbanistica e ingegneria idraulica[/b]. Per la costruzione delle strutture vennero utilizzati materiali del luogo e le squadre di lavoro furono sempre le medesime, cosa che contribuì a mantenere omogeneità di lavorazione. Inoltre, diventando gli operai stessi parte della popolazione, tramandarono ai discendenti le tecniche di costruttive. Sembra che tali maestranze fossero di origini siriaco – mesopotamiche, gruppo etnico che ebbe una grande importanza a livello storico. Questi arabi cristianizzati, infatti, non si adeguarono passivamente a un modello culturale ma apportarono la propria conoscenza in campo architettonico e decorativo.

[b]La base stilistica poggia sull’arte degli Omayyadi[/b] che, alla stessa maniera, utilizzavano pietra locale ricavata dalle cave vicine lavorandola per realizzare motivi stilistici peculiari. Attualmente le opere superstiti e portate alla luce sono la necropoli, le cisterne e il sistema difensivo. Gli scavi hanno avuto inizio nel 1986 e continuano con la sovrintendenza di una gentile [url”archeologa turca”]http://travelglobe.it/NEWS/Scoperti-nuovi-mosaici-nell-antica-Zeugma-nel-sud-della-Turchia[/url] che, in un inglese perfetto, racconta la storia del sito. Visitare Dara è come camminare nei libri di storia letti a scuola ma sentendosi un po’ pionieri, essendo un luogo ancora sconosciuto.

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