Torre Guaceto ©Vittorio Giannella
Torre Guaceto ©Vittorio Giannella

STREGATI DALLA LAGUNA. LA RISERVA NATURALE DI TORRE GUACETO

Foto e testi di Vittorio Giannella

Il paesaggio di Torre Guaceto, piccolo lembo di terra umida pugliese, in una delle regioni più aride d’Italia è un miracolo della natura: il verde delle canne, che sfuma nel blu del mare, offre riparo e cibo a decine di specie di uccelli, non gli unici abitanti di questa polla d’acqua sorgiva, che vive col ritmico oscillare delle maree. La lunga spiaggia contornata da una duna nata dall’interazione tra acqua e vento, consente la vita a molte piante e argina l’avanzare delle mareggiate sempre più aggressive. Addentrandosi pian piano si cominciano a distinguere varie specie di farfalle, libellule, anfibi e rettili. In questa Riserva naturale e marina dello Stato, gestita da un Consorzio, da anni si stanno sperimentando progetti innovativi che le hanno valso prestigiosi riconoscimenti, ora diventata un “laboratorio di buone pratiche”, che ha sottratto la costa dalla speculazione edilizia e alla intensiva “valorizzazione” turistica

Ulivi secolari in territorio di Carovigno ©Vittorio Giannella
Ulivi secolari in territorio di Carovigno ©Vittorio Giannella
Damigelle lestes sponsa © Vittorio Giannella
Damigelle lestes sponsa © Vittorio Giannella

Torre Guaceto esempio di salvaguardia

Nata come oasi del WWF poi area marina e riserva naturale dello Stato, Torre Guaceto, a una manciata di chilometri a nord di Brindisi, in territorio di Carovigno, è un’area protetta di 3300 ettari  speciale, che soddisfa gli elevati standard scientifici proposti e protegge anche il mare, tanto da venire indicato come esempio. Ora fa parte delle 16 aree marine meglio protette in tutto il mondo. A Torre Guaceto i padroni di casa sono le migliaia di storni, aironi, folaghe e germani, orchidee e tamerici, oltre alle migliaia di ulivi secolari nei 260 ettari coltivati all’interno della riserva. La Riserva gestisce anche due strutture per aiutare gli animali in difficoltà: il centro recupero tartarughe marine e quello per la fauna selvatica. ”Attraverso la tutela ambientale e la fruibilità sostenibile abbiamo ottenuto risultati straordinari, perché il beneficio sociale diffuso che ne deriva è tangibile e luminoso, un argine alle attività illegali”, afferma il presidente della riserva Malatesta. Insomma per gli ambientalisti è un esempio di salvaguardia da imitare in tutto. Per gli appassionati di natura è invece uno spicchio di costa adriatica da esplorare fuori stagione, con un binocolo e scarpe da trekking, incantati davanti alle spettacolari acrobazie di migliaia di storni, che hanno scelto il canneto della riserva come dormitorio, dopo le scorribande diurne negli uliveti circostanti. Ma per immergersi totalmente in questo piccolo paradiso faunistico bisogna affidarsi alle guide della cooperativa Thalassia, come Tonia, che mi ha accompagnato facendomi conoscere i segreti della battigia e le loro esperienze emozionali: poesia, spettacoli teatrali allo spuntare del sole, oltre escursioni a piedi e bike trekking, tra il fitto canneto e la macchia mediterranea. Quando nel 2001 si formò il consorzio la coltivazione biologica non era presa in considerazione. Per questo l’Ente, in accordo con gli agricoltori, che coltivano 864 ettari sui 1.114 della Riserva, ha assegnato un marchio e un sistema premiante per chi si converte al bio, con prodotti garantiti, tracciabili, che giustifica una prezzo maggiore di vendita.

Campagna di Ostuni ©Vittorio Giannella
Campagna di Ostuni ©Vittorio Giannella
Carciofi e purea ©Vittorio Giannella
Carciofi e purea ©Vittorio Giannella

I presidi slow food

In questo modo le vigne di Susumaniello, che regalano un vino intrigante, con nerbo ed eleganza, gli uliveti secolari e il pomodoro fiaschetto, varietà autoctona che stava per scomparire, ora presidio Slow Food, hanno alzato l’asticella del bio al 30%. “Un’ottima opportunità di guadagno” tiene a precisare Raffaele, che, con il fratello Donatello e papà Salvatore, coltivatore vecchio stampo, ha deciso di passare all’agricoltura biologica: dall’olio d’oliva extravergine Pietra Santa, agli antichi grani, alle passate di pomodoro, con la grande soddisfazione di vedere i propri prodotti sugli scaffali di raffinati negozi a Nagoya in Giappone. 

Gamberetti ovati in olio extravergine ©Vittorio Giannella
Gamberetti ovati in olio extravergine ©Vittorio Giannella

Il sapere dei vecchi contadini incontra metodi e tecniche di coltivazione moderna, un legame indissolubile che racconta una storia di cultura del territorio. Negli ultimi decenni la Puglia ha valorizzato il proprio patrimonio naturalistico e artistico come nessun’altra regione in Europa. Sarà per questo che francesi, tedeschi, inglesi, scandinavi l’hanno scoperta e hanno cominciato a frequentarla e poi a comprare meravigliose masserie e trulli. Positivo è che quando inglesi e nordici amano tanto un luogo, subito lo sentono loro, vi si adattano e lo proteggono come fossero nati lì. 

Pomodori fiaschetto presidio slow food di Torre Guaceto ©Vittorio Giannella
Pomodori fiaschetto presidio slow food di Torre Guaceto ©Vittorio Giannella
Un calice di Susumaniello ©Vittorio Giannella
Un calice di Susumaniello ©Vittorio Giannella
Dettaglio del Portale di S Giovanni al Sepolcro del XI sec. di Brindisi ©Vittorio Giannella
Dettaglio del Portale di S Giovanni al Sepolcro del XI sec. di Brindisi ©Vittorio Giannella
Si mangia nelle viuzze di Ostuni ©Vittorio Giannella
Si mangia nelle viuzze di Ostuni ©Vittorio Giannella
Artigianato a Ostuni ©Vittorio Giannella
Artigianato a Ostuni ©Vittorio Giannella

Tutti i colori della terra

Destagionalizzare: parola chiave anche da queste parti, che vuol dire troppi turisti d’estate. Ma gli organizzatori di eventi e gli assessorati si sono dati da fare, con potenziamenti di trasporti e strutture, festival e rassegne fuori stagione che richiamano turisti in questi palcoscenici bianchi. Come Ostuni, Carovigno o San Vito dei Normanni, in contrasto con la terra rossa e il verde degli ulivi circostanti. Qui, dove il cibo sa ancora di antico, è bello infilarsi in vecchie osterie, perdersi in queste specie di casbah, più silenziose, per assaporare orecchiette e purè di fave. Impagabile passeggiare in piazza della Libertà a Ostuni, o visitare il castello Dentice di Frasso del XV secolo a Carovigno, magari mentre gli sbandieratori si esibiscono in acrobatiche evoluzioni.

Museo archeologico di Brindisi ©Vittorio Giannella
Museo archeologico di Brindisi ©Vittorio Giannella

Muri affrescati

Per non parlare dei muri affrescati, meraviglia per gli occhi, della chiesa rupestre di San Biagio a San Vito dei Normanni, che lascia senza fiato, per poi ritrovarsi a ballare con trenta sconosciuti, mano nella mano, mentre un gruppo di musicisti suona nella piazza centrale del borgo pizziche e tarante.  E che dire di Brindisi, luogo di passaggio sin dall’epoca romana dove in genere ci si imbarca, senza fermarsi per ripartire in nave verso la Grecia, (molti negozi hanno persino insegne greche) ma il centro storico è una scoperta che merita una sosta.

Purea di fave e cicoria ©Vittorio Giannella
Purea di fave e cicoria ©Vittorio Giannella
Olio extravergine pugliese ©Vittorio Giannella
Olio extravergine pugliese ©Vittorio Giannella

Nei pressi del porto, una scalinata di 52 scalini porta alla Colonna Romana che segnava la fine della Via Appia, un attico sul porto, e di fronte lo slanciato monumento al Marinaio d’Italia dalla caratteristica forma a timone, il Duomo e il vicino Museo archeologico provinciale, ricco di preziosi reperti preistorici, apuli, messapici, e sculture bronzee trovate nei dintorni.

Testimonianze bizantine

Si resta estasiati davanti agli affreschi bizantini della chiesa di Santa Maria del Casale, e ai portali scolpiti del XII secolo di San Giovanni al Sepolcro, chiesa che testimonia lo stretto rapporto di Brindisi e la Terra Santa durante il periodo delle crociate. 

Cattedrale di Ostuni ©Vittorio Giannella

Tutto questo strega inglesi, francesi, tedeschi. Quest’armonia aiuta il buon vivere e dona giorni indimenticabili Poi tutti a mangiare con tavole tra le meglio imbandite che si possano desiderare. Un territorio questo brindisino, attraversato da vie storiche, la Traiana, la via Appia, che testimoniano l’enorme importanza avuta per quanto riguarda i commerci con la Grecia e dove ora, tra le loro pietre, sono radicati ulivi centenari. Bisogna provarla questa parte di Puglia, non solo in estate, tanto qui il sole c’è sempre, ma tutto l’anno.    

Santa Maria della Scala, Brindisi ©Vittorio Giannella
Santa Maria della Scala, Brindisi ©Vittorio Giannella
Chiesa rupestre di S. Biagio a S Vito dei Normanni ©Vittorio Giannella
Chiesa rupestre di S. Biagio a S Vito dei Normanni ©Vittorio Giannella

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Quando andare: l’arrivo dell’avifauna migratrice che va ad aggiungersi a quella stanziale rende l’autunno di Torre Guaceto un periodo fortemente suggestivo, quello ideale per chi vuole concedersi qualche ora di pace in contatto con la natura e gli animali.

Come arrivare: per raggiungere il Centro Visite Al Gawsit dalla SS n. 379 Bari-Brindisi-Lecce occorre prendere l’uscita Serranova e proseguire per Serranova; per la Riserva dalla SS 379 Bari-Brindisi-Lecce occorre prendere l’uscita Torre Guaceto-Punta Penna Grossa e percorrere la complanare lato mare, fino all’area servizi della zona, oppure sempre dalla SS 379 occorre prendere l’uscita Apani e proseguire fino all’area servizi della zona.

Dove mangiare:
Dentromare Trattoria con cucina, viale Tamerici, 72012 Specchiolla BR
Antica Osteria La Sciabica, Via Thaon De Revel Paolo, 29/33, 72100 Brindisi
La Locanda di Nonna Mena, Via Edison, 30, 72019 San Vito dei Normanni BR
Casale Ferrovia, Via Stazione, 1, 72012 Carovigno BR

Dove dormire:
Meditur Village, Località Scianolecchia, 72012 Carovigno BR
Palazzo Virgilio, Corso Umberto I, 149, 72100 Brindisi BR
GH Dimora Sant’Anna, Via G. Matteotti, 100, 72012 Carovigno BR

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