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La Siria ieri e oggi: intervista ad Asmae Dachan

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La Siria ieri e oggi: intervista ad Asmae Dachan

Foto di Asmae Dachan 

Abbiamo chiesto ad Asmae Dachan la situazione oggi in Siria, Paese che noi di TravelGlobe abbiamo visitato e molto amato. 

Giornalista, fotografa, poetessa, scrittrice italo-siriana, esperta di Medio Oriente, Siria, Islam, dialogo interreligioso, immigrazione e terrorismo internazionale, Asmae ci ha raccontato la Siria di ieri e dato una visione lucida della realtà contemporanea.

Com’era la Siria prima della guerra dei 6 giorni e di Hāfiz al-Asad?

La Siria è una terra che ha almeno ottomila anni di storia. Quelli che sono i suoi attuali confini sono stati decisi, matita e righello alla mano, quando sono stati firmati da Gran Bretagna, Irlanda e Francia gli accordi segreti di Sykes-Pikot nel 1916, che definivano le rispettive aree di influenza nel Medio Oriente, a seguito della sconfitta dell’Impero Ottomano. Un tempo l’intera area era chiamata Sham, il Levante, e andava dall’attuale Libano all’Iraq. In questi Paesi si parlava e si parla ancora la stessa lingua, l’arabo, e sono simili tradizioni e culture. La divisione in moderne nazioni ha però cambiato il destino dei popoli dell’intera regione. La logica del dividi et impera ha dato un duro colpo all’antica convivenza tra etnie e religioni, favorendo logiche di potere e rivalsa e portando anche a situazioni di discriminazione delle minoranze. In questo clima mutato ha preso il controllo della Siria Hafiz al Asad, militare golpista appartenente alla minoranza Alawita, che ha accentrato nelle sue mani tutto il potere. Da allora, era il 1971, la dinastia degli al-Asad e la sua rete clientelare detengono il potere politico, militare ed economico della Siria. Con la cosiddetta “Guerra dei sei giorni” la Siria ha perso le alture del Golan, che sono state annesse a Israele. Da allora su quelle montagne, strategiche sotto ogni punto di vista, la tensione è molto alta e anche nel corso della guerra che dura dal 2011, l’area è stata soggetta a violenti scontri. Il governo di Damasco ha sempre fatto della retorica anti-israeliana una bandiera di propaganda.

Perché la Siria è intervenuta in Libano?

Durante la guerra in Libano – 1975-2000 – la Siria intervenne schierando direttamente il suo esercito nel Paese dei Cedri. Le ragioni sono molteplici e vanno ricercate nella vicinanza territoriale tra i due Paesi, che ha spinto il governo di Damasco a mettere sotto la sua tutela il Libano per aumentare la sua influenza politica e militare nell’area, inseguendo così il progetto della “Grande Siria”. L’occupazione siriana, con conseguente influenza sulla vita politica e sociale del Paese, è durata fino al 2005, quando, a seguito delle manifestazioni della cosiddetta Rivoluzione dei Cedri, Bashar al Asad decise di ritirare il suo esercito dal territorio libanese. I Libanesi non hanno mai perdonato le violenze e gli abusi perpetrati dai militari siriani e oggi che oltre un milione di Siriani si trovano nella condizione di profughi proprio in territorio libanese, non mancano episodi di ritorsione e discriminazione ai danni dei civili siriani.  

Asmae Dachan
Asmae Dachan

Quali sono le differenze tra vivere sotto Hāfiz al-Asad o Bashār al-Asad?

Quando è morto Hafiz al-Asad, nel 2000, molti siriani speravano che per il Paese potesse iniziare una stagione di cambiamento e di aperture. I Siriani capirono che “le cose sarebbero mutate per restare sempre uguali” quando la Costituzione venne cambiata nel corso di una riunione straordinaria del Consiglio dei Ministri, per permettere all’allora trentanovenne Bashar al-Asad di diventare presidente. La Carta costituzionale, infatti, prevedeva che l’età minima per diventare capo di Stato fosse di quarant’anni. La diversa formazione di padre e figlio, il primo generale dell’aviazione militare, il secondo oftalmologo con diversi anni di studio conseguiti in Gran Bretagna, faceva sperare nell’inizio di una nuova stagione, all’insegna del riconoscimento di maggiori libertà. L’illusione durò poco e la solida struttura dei vertici del partito Ba’ath, espressione del regime siriano, portò a una continuità nelle politiche autoritarie e repressive, che si tradusse presto in una nuova stagione di censure e violenze ai danni di ogni voce di opposizione. Per capire quanto sia forte, anche psicologicamente, il controllo da parte del regime sulla popolazione, basti pensare che la propaganda governativa oggi chiama la Siria “Siria al-Asad”. La repressione sanguinosa da parte di Bashar al-Asad contro le manifestazioni pacifiche e laiche che hanno preso il via nel 2011 ha portato alla guerra che ha sconvolto la Siria negli ultimi dieci anni. 

E ora? Come sopravvive la gente? lavoro? Cibo?

La terra dei gelsomini di oggi appare ferita, distrutta, irriconoscibile rispetto alla Siria storica. Il Paese, noto nel mondo per le sue innumerevoli bellezze architettoniche, con ben sei siti Patrimonio dell’umanità dichiarati dall’Unesco, appare come un’infinita distesa di macerie. Prima del conflitto la Siria contava circa 23 milioni di abitanti, oggi, a causa del prolungarsi della guerra e della furia terrorista, 6,5 milioni di Siriani vivono nella condizione di sfollati interni e altrettanti sono invece i profughi che ormai vivono lontani dalla loro terra. Il sistema culturale, sociale ed economico è paralizzato, con l’80% della popolazione, secondo le stime dell’Onu, che vive sotto la soglia della povertà. L’Unicef denuncia che 5,5 milioni di bambini sono stati colpiti dalla guerra, hanno perso anni di studio o non hanno mai potuto iniziare il proprio percorso di alfabetizzazione. I civili dipendono ormai dagli aiuti umanitari. Anche la situazione sanitaria è catastrofica, con circa la metà degli ospedali distrutti dai bombardamenti e una grave carenza di personale medico-sanitario, ulteriormente aggravata dalla pandemia. 

Che prospettive per terminare la guerra civile e per il futuro?

Nessuna notte dura per sempre e anche la guerra in Siria dovrà finire. Le violenze nel Paese, nonostante il regime abbia ripreso il controllo di quasi tutto il territorio non sono ancora terminate. Le aree più critiche sono sostanzialmente tre, quella nel nord-ovest, dove sono ancora attivi gruppi qaedisti, quella del nord-est, dove i Curdi sostenuti dalle forze americane rivendicano aree di autonomia, e in generale tutta la zona frontaliera che collega la Turchia e la Siria, dove sono attive truppe turche. Non bisogna poi dimenticare che su tutto il territorio operano milizie iraniane, Hezbollah libanesi ed esercito russo. L’Isis, che nel 2014 aveva preso il controllo di buona parte del Paese, per fortuna è stato quasi completamente sconfitto. Sul piano della diplomazia internazionale si sta andando verso una normalizzazione dei rapporti con la Siria, anche se il Paese è sottoposto a sanzioni economiche a causa dei crimini commessi dal governo. Diverse organizzazioni che si occupano di diritti umani denunciano che il ritorno in patria per i profughi è ancora molto pericoloso a causa di arresti arbitrati ed esecuzioni. È difficile pensare alla pace con queste premesse, così come pensare a una ricostruzione del tessuto sociale ed economico del Paese. Il futuro della Siria dovrà necessariamente partire dal rispetto dei diritti umani di tutti. In questo senso è molto interessante seguire le attività dei Siriani della diaspora, che attraverso una fitta produzione cinematografica, artistica e letteraria e attraverso l’opera di diverse associazioni per i diritti umani, stanno continuando a dare voce al desiderio di libertà e giustizia dei civili. 

Per conoscere meglio Asmae seguila su diariodisiria.com

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