Sicilia batte Egitto sul tempo: il papiro si coltivava anche sull’isola nell’antichità

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Sicilia batte Egitto sul tempo: il papiro si coltivava anche sull’isola nell’antichità

di Francesca Spanò | @francynefertiti

Quando si parla di papiro si pensa immediatamente all’Egitto e alle piante rigogliose e alte, che crescono ancora da queste parti. Nella storia ha avuto un ruolo importante, soprattutto per la produzione della carta e non è raro trovarla nei pressi di zone acquatiche o nei soleggiati balconi locali. Eppure il suo passato è raccontato al meglio parecchi chilometri più vicino a noi, precisamente in Sicilia, dove esiste un’installazione che ne mostra ogni segreto e rivela che probabilmente qui era coltivata anche prima.

Il museo del papiro

Proprio a Siracusa, infatti, c’è una esposizione permanente che ne illustra dettagli e peculiarità e ancora oggi, la città custodisce un primato di tutto rispetto: vanta la presenza degli unici papireti allo stato naturale d’Europa. Si possono osservare lungo gli argini del fiume Ciane e parzialmente di Fiumefreddo e da qui l’idea di dare vita al Museo del Papiro Corrado Basile.

Un racconto affascinante

Diffondere la cultura del papiro, a partire dalla Sicilia, dunque, è stato un progetto subito apprezzato anche dai turisti che si trovano in zona e l’edificio sorge all’interno dell’ex convento di Sant’Agostino, dove è stato trasferito nel 2014. La sua apertura, invece, è avvenuta nel 1987.

Qualche informazione sul papiro e sul suo ritrovamento in Sicilia

Il vero nome di questa specie vegetale erbacea è Cyperus papyrus ed è stata sin da subito importante, non tanto per il suo aspetto, quanto per la capacità di rivoluzionare la scrittura già dall’antichità. Dopo le tavolette di argilla, scomode e ingombranti, è arrivata questa scoperta davvero rivoluzionaria che ha attraversato i secoli ed è giunta fino a noi. L’Egitto era il più importante produttore al mondo ed, infatti, i papiri più antichi risalgono al terzo millennio a.C. Con la carta si poteva scrivere comodamente e le cose non cambiarono fino all’arrivo della pergamena. In Italia, esisteva da sempre, ma l’interruzione dei commerci tra Europa e Paesi arabi, ha eclissato la sua presenza dal nostro Paese per diverso tempo. A fine Settecento, però, un archeologo di origine catanese provò a fare ricrescere il papiro e si accorse che qui si coltivava dalla notte dei tempi e che, anzi, era stata una pianta molto nota e amata nel siracusano. Da allora, è rinata letteralmente nella cultura locale e nella zona di Ortigia, originariamente Fonte Aretusa, c’è una rinnovata produzione del locale papiro, ricordando il passato.

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