SHŌZŌ SHIMAMOTO. GRANDI OPERE

Un’ampia retrospettiva dell’artista giapponese è in corso al Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno. In mostra lavori di grande importanza storica, dalle prime opere con il gruppo Gutai alle esplosioni di colore dei lavori realizzati in Italia. 

“Un colore senza materia non esiste. Se in procinto di creare non si getta via il pennello, non c’è speranza di emancipare le tinte. Senza pennello le sostanze coloranti prenderanno vita per la prima volta. Al posto del pennello si potrebbe usare con profitto qualsivoglia strumento. Per iniziare, le nude mani o la spatola da pittura. E poi ci sono gli oggetti adoperati dai membri del gruppo Gutai: annaffiatoi, ombrelli, vibratori, pallottolieri, pattini, giocattoli. E poi ancora i piedi, o le armi da fuoco, o altro. E in tutto ciò potrebbe anche ricomparire il pennello, perché non vi è dubbio che in simili elaborazioni innovatrici qualcosa del passato torna in essere”.

Shōzō Shimamoto, Bollettino «Gutai», n.6 Ōsaka, 1957

Shōzō Shimamoto/Mostra CIAC Foligno
Shōzō Shimamoto/Mostra CIAC Foligno
Shōzō Shimamoto/Mostra CIAC Foligno
Shōzō Shimamoto/Mostra CIAC Foligno
Shōzō Shimamoto/Mostra CIAC Foligno
Shōzō Shimamoto/Mostra CIAC Foligno

Tele che misurano dai quattro ai dieci metri coinvolgono lo spettatore in un percorso che dal colore si addentra al più profondo significato che sprigiona l’opera d’arte, in un processo di creazione che va al di là di uno spazio definito. Uno sguardo attento e completo sul percorso dell’artista giapponese Shōzō Shimamoto è in corso fino al 1° maggio 2022 al Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno. Dalle prime innovative sperimentazioni degli anni ’50, fino alle esplosioni di colore dei lavori degli ultimi anni realizzati in Italia. L’ampia retrospettiva, a cura di Italo Tomassoni, è un progetto della Fondazione Morra di Napoli, voluto e interamente sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno, con il supporto tecnico, logistico e organizzativo dell’Associazione Shōzō Shimamoto. 

A metà degli anni Cinquanta, Shōzō Shimamoto [Osaka, 22 gennaio 1928 – 25 gennaio 2013], nella piccola città di Ashiya (Hyogo), inizia la sua avventura con un lavoro creativo realizzato in pubblico: un giar­dino dove lui e altri artisti realizzano opere, frut­to di un’attività performativa nella quale il fare l’opera è sincronico al contemplare del pubblico, con tutte le interferenze di un evento in diretta. Allontanandosi dalla tradizione surrealista e dagli stimoli di Duchamp, il gruppo di artisti Gutai si afferma, gridando in nome di una nuova creatività che cede all’impulso.

Se, infatti, gli anni ‘50 di Shimamoto sono tutti in Oriente, perché hanno luogo in Giappone, gli anni Duemila sono in gran parte in Occidente dove l’artista realizza alcune delle sue più importanti performance. Negli anni ‘50 Shimamoto inizia a lavorare come pittore e, proprio in nome di un nuovo modo di concepire e praticare la pittura, inizia a dedicarsi all’azione, che si trasforma progressivamente in happening. Viceversa, i grandi eventi italiani degli ultimi anni rivelano un percorso inverso: c’è una grande costruzione scenica con una sua autonomia spettacolare, che si riflette dentro la realizzazione di opere che di quel momento rappresentativo pubblico, sono il risultato.

Shōzō Shimamoto/Mostra CIAC Foligno
Shōzō Shimamoto/Mostra CIAC Foligno
Shozo Shimamoto/Mostra CIAC Foligno
Shozo Shimamoto/Mostra CIAC Foligno
Shōzō Shimamoto/Mostra CIAC Foligno
Shōzō Shimamoto/Mostra CIAC Foligno

Il curatore Italo Tomassoni: “Il colore si muove entro lo stesso schema cinetico e corporeo del segno. Tutto avviene all’interno di un’esperienza sempre unica, praticata attraverso “Azioni” che il Gruppo propone anche come dispositivi per possibili rappresentazioni teatrali sul palcoscenico. Ponendosi come veicolo di rivelazione diretta della spinta creativa, il colore coinvolge l’emotività dell’artista trascinandolo da una cinetica implosa e centripeta a uno sconfinamento esploso e centrifugo. La materia colorata si fonde e si confonde, in balia di onde d’urto armoniche o dissonanti che spalancano finestre sul mondo con spettacolari deflagrazioni risolte nell’attimo bruciante del loro apparire”.

Shōzō Shimamoto/Mostra CIAC Foligno
Shōzō Shimamoto/Mostra CIAC Foligno

La retrospettiva su Shōzō Shimamoto a Foligno intende evidenziare la grandezza della superficie pittorica su cui l’artista ha sempre agito, rendendo la dimensione dell’opera elemento che non ne costituisce la totale pienezza, ma confine da superare, a favore di una sempre più ampia visione della dirompente materialità. L’opera, quindi, si compone ad una distanza tale che tra cielo e terra il suo gesto artistico trova una connessione che va oltre il tempo e lo spazio.

Shōzō Shimamoto/Mostra CIAC Foligno
Shōzō Shimamoto/Mostra CIAC Foligno
Shozo Shimamoto/Mostra CIAC Foligno

Bio

Nasce a Osaka (Giappone) nel 1928. Le sue prime sperimentazioni furono gli Ana (Buchi) negli anni ‘40, una serie di fogli di carta, coperti da uno strato bianco di colore sui quali crea dei buchi. Dopo aver frequentato lo studio di Yoshihara decide, con il maestro, di fondare il gruppo Gutai-Movimento d’Arte Concreta nel 1954. Nella prima apparizione ufficiale del gruppo, Shimamoto realizza una lamiera dipinta da un lato bianco e dall’altro blu che, frammentata in piccoli buchi, crea al buio l’effetto di un cielo stellato grazie ad una lampada.
A questi esperimenti seguono Prego, camminate qui sopra (1956) e Cannon Work, in cui il colore è sparato sulla tela attraverso un piccolo cannone. Da lì a poco Shimamoto sviluppa la tecnica del bottle crash, ossia lanciare bottiglie piene di colore sulla tela. Nel 1957 partecipa alla prima esposizione “Arte Gutai sulla scena” al Center Sankei di Osaka a cui seguiranno mostre anche fuori dal Giappone.
Nel 1972, con la morte di Yoshihara, il Gruppo Gutai si scioglie e Shimamoto s’interessa alla Mail Art, invii di lettere, cartoline, buste e simili innalzati al grado di artisticità da manipolazioni e recapitati a uno o più destinatari. La sua testa rasata diviene mezzo su cui scrivere, dipingere o apporre oggetti. Nel 1998 viene scelto come uno dei quattro più grandi artisti nel mondo del dopoguerra, assieme a Pollock, Cage e Fontana, per un’esposizione al MOCA di Los Angeles e l’anno successivo partecipa alla 48a Biennale di Venezia con David Bowie e Yoko Ono. Nel 2006 la Fondazione Morra di Napoli ospita “Shozo Shimamoto. Opere anni ’50-’90” inaugurata da una performance in Piazza Dante in cui lancia sfere piene di colori su una tela, sollevato dal braccio di una gru e accompagnato al pianoforte da Charlemagne Palestine. Sue opere si trovano alla Tate Gallery, Centre Pompidou e Galleria di arte moderna di Roma, oltre a essere presenti in quasi tutti i musei giapponesi. Muore ad Osaka nel 2013.

Dove: Centro Italiano di Arte Contemporanea, via del Campanile, 13, 06034 Foligno PG

Quando: fino al 1/5/2022

Orari: sabato e domenica 10-12.30 e 16-19

Biglietti: 7 – 5- 3 €

Info

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