Roman Opalka. A Milano l’artista che dipinse il tempo

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Roman Opalka. A Milano l’artista che dipinse il tempo

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di Daniela Bozzani

“Ogni dipinto che faccio è un dettaglio di questa unica tela, un frammento dell’intero, e porta con sé un frammento di un tutto”

Roman Opalka ha dedicato la sua vita al tentativo di rappresentare qualcosa che misurabile non è. Attraverso il numero, in una sequenza continua e potenzialmente infinita, è riuscito a restituire in una forma visiva lo scorrere del tempo.

Un Programma iniziato nel 1965 e interrotto alla sua morte nel 2011

Un programma rigoroso e perfetto quello di Roman Opalka. Un lavoro disciplinato e organizzato. Una finalità non solo artistica ma esistenziale. La linea dei numeri che dipinge per quasi tutta la vita è come un cavo teso sul nulla, su cui procede in equilibrio, seguendo il trascorrere del suo tempo. Un’unica opera, OPALKA 1965 1-∞, durata 45 anni. Dal 1965 Opalka inizia a contare da 1 all’infinito. Dipinge, con un pennello a punta fine, la progressione dei numeri, fino a saturare la superficie del quadro e ricominciare su una nuova tela la numerazione interrotta. Il formato, 196 x 135 centimetri, è sempre lo stesso, uguale alla dimensione della porta del suo primo studio a Varsavia. I numeri bianchi sono inizialmente dipinti su un fondo grigio che l’artista comincia a schiarire, aggiungendo a ogni cambio di tela un 1% di bianco. L’idea è che i numeri alla fine annulleranno il contrasto con il fondo, perdendo leggibilità per dissolversi in un fronte compatto e indistinguibile di cifre sempre più trasparenti.

La registrazione della sua voce e l’autoritratto, parte dell’opera monumentale

Per continuare a testimoniare il fluire del tempo, anche quando i numeri non saranno più visibili, dal 1968 ogni Détail  (in totale 237), è accompagnato dalla registrazione della sua voce che pronuncia in polacco, sua lingua madre, i numeri mentre li dipinge. Quattro anni più tardi, Opalka decide di registrare lo scorrere del tempo anche sul suo corpo con un autoritratto fotografico in bianco e nero, scattato alla fine di ogni sessione di pittura. Sono fotografie in cui l’artista cerca di mantenere fissi alcuni elementi quali la distanza dall’obiettivo, lo sfondo, la camicia e, cosa più difficile, l’espressione. Un’espressione neutra, che si impone anche alla morte del padre, per non confondere le trasformazioni “scultoree” che il tempo opera sul suo volto.

 

Cinquemilioniseicentosettemiladuecentoquarantanove, l’ultimo numero.

Il programma è svolto giorno dopo giorno, per continuare all’infinito, o meglio fino a quando, nella incompiutezza programmatica dell’opera, la morte necessariamente sospenderà il lavoro. L’ultimo numero tratteggiato, di colore bianco su fondo bianco, è un numero che si dovrebbe scrivere in cifre e pronunciare ad alta voce: cinquemilioniseicentosettemiladuecentoquarantanove. Come scrive la curatrice della mostra, Chiara Bertola “e se il suo obiettivo fosse la luce? Piuttosto che far evaporare le cifre dentro una coltre di nebbia, il suo avanzare non potrebbe essere un andare verso il chiarore?”

Dire il tempo, progetto espositivo in due capitoli. A Milano alla Galleria d’Arte BUILDING

Negli spazi milanesi di BUILDING, i quattro piani espositivi, approfondiscono la tematica di Opalka attraverso opere, molte delle quali mai esposte, che segnano le tappe fondamentali nella sua ricerca. Una selezione di tele della serie Détail è affiancata da 7 Cartes de Voyages – piccole tele che Opalka usava durante i suoi viaggi per non interrompere il fluire del tempo sulla tela – e 35 autoritratti esposti insieme al suono registrato della voce per restituire l’insieme di OPALKA 1965 / 1-∞. Le opere antecedenti il 1965, come i Chronome e i Fonemats, raccontano meglio di ogni parola, la sperimentazione su spazio e tempo con cui l’artista ha cominciato la sua ricerca.

A Venezia alla Fondazione Querini Stampalia con le opere dell’amica Mariateresa Sartori

Riunite per la prima volta le due opere fondamentali dell’intero Programma OPALKA 1965 / 1-∞ sono esposte l’Alfa e l’Omega, il primo e l’ultimo Détail. Il progetto si manifesta così in modo esplicito, l’artista non c’è più e l’opera è compiuta. Insieme a questi due dipinti significativi una serie di autoritratti fotografici e il suono registrato della voce dell’artista.

Nello stesso Museo è presentato un nucleo di opere di Mariateresa Sartori, con la quale Opalka aveva intessuto una profonda amicizia. I disegni e le fotografie della Sartori (Venezia 1961), rilevano le sottili e invisibili trame determinate dal nostro muoverci nello spazio e attraverso il tempo. Al centro del percorso l’imponente installazione Il tempo del suono. Onde. Una parete completamente ricoperta di fogli di carta su cui l’artista, con il carboncino, ha tradotto in forma visiva il suono delle onde del mare in tempo reale. L’installazione entra in risonanza con la voce di Opalka che pronuncia i numeri del suo tempo.

 

INFO

Titolo: Roman Opalka. Dire il tempo.

Dove: Milano, BUILDING, via Monte di Pietà 23.

Quando: 4 maggio – 20 luglio.

Orari: da martedì a sabato dalle 10 alle 19.

Ingresso: libero.

 

Titolo: Roman Opalka. Mariateresa Sartori. Dire il tempo

Dove: Venezia, Fondazione Querini Stampalia, Castello 5252.

Quando: 7 maggio – 24 novembre.

Orari: da martedì a domenica dalle 10 alle 18. Chiuso il lunedì. La biglietteria chiude alle 17.30.

Biglietti: 14€ intero – 10€ ridotto.

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