Reggio Calabria. Di Mare e di Aspromonte

Date

Reggio Calabria. Di Mare e di Aspromonte

di Raffaele Alessi

Solcavamo gemendo l’angusto passaggio:/ da una parte era Scilla, dall’altra Cariddi/ divina, che l’acqua salata inghiottiva del mare/ con suono tremendo.

Diversamente da Ulisse, noi ci lasciamo rapire dal canto melodioso delle sirene. In quel mare dove soffia il vento che viaggia tra i vortici e la mitologia, immaginiamo di poter cavalcare quel mostro dalle sei teste e raggiungere questa terra millenaria.

Siamo nel centro del Mediterraneo tra Tirreno e Jonio. Nel centro della Magna Grecia, in quei territori colonizzati dai greci, nel periodo (VIII secolo a.C.) in cui venne fondata anche Rhegion, antico nome di Reggio Calabria. E persino nella culla delle popolazioni italiche: Italói (gli Itali appunto), era il termine con il quale i greci designavano una tribù di Siculi che aveva varcato lo Stretto di Messina e che abitava l’estrema punta della Penisola italica.

Scilla è un primo approdo incantevole, dopo tanto navigare. Con l’acqua trasparente di Marina Grande, la spiaggia dominata dal maestoso castello Ruffo, vedetta  e difesa per le terre calabre da chi proveniva dal mare. Oggi è sede di incontri e mostre e il faro, installato nella sua torre, guida le barche sullo stretto. 

La luce artificiale di quel faro è poca cosa rispetto ai tramonti viola sull’arcipelago delle isole Eolie. Il promontorio su cui sorge il castello divide la spiaggia di Marina Grande da Chianalea, antico borgo di pescatori con il porticciolo e le case strette sul mare.  

L’identità reggina si è formata sul mare e sulla montagna. Due caratteri che costituiscono due potenti riferimenti ambientali e culturali, sui quali si è innervata la storia del suo territorio. Sopra gli alberi centenari del lungomare di Reggio, si erge l’Aspromonte, montagna impervia e selvaggia. Il Parco Nazionale che risiede tutto all’interno della Città Metropolitana di Reggio Calabria, è uno straordinario ecosistema di biodiversità. Dal suo punto più alto, la vetta del Montalto (1955 metri) con un solo colpo d’occhio si vedono entrambe le coste, quella ionica e quella tirrenica. Sulle sue cime innevate, mentre si scia si vede l’Etna sul mare e la sagoma delle isole Eolie.

Terra fatta di mare e di montagna

La meraviglia è anche in quello che la montagna nasconde tra i boschi fitti di castagni e di querce. Ci sono borghi antichi ricchi di storia come Gerace, il «Borgo delle 100 chiese» dove le chiese cattoliche ed ortodosse convivono una accanto all’altra. Altri in cui risuonano leggende come il piccolo abitato di Santo Stefano, paese natale del brigante Musolino. Dalla balconata di Bova, nei pressi dello sperone del Catello Normanno, a 820 metri di quota, è possibile ammirare tutto l’arco costiero sottostante. 

Clicca sulla foto e guarda il reportage

L’influenza del mare e dei suoi sapori arriva fin quassù, come nello “stocco di Mammola”, piatto a base di pesce, che prende il nome dal borgo ed è un’eccellenza tra i prodotti agroalimentari tradizionali. Il giardino mediterraneo interagisce poi anche con l’arte e le opere dell’artista Nik Spatari, situate all’aperto del museo Mu.sa.ba., che sorge nei pressi dell’ antico monastero poco distante dal borgo di Mammola. Il luogo diventa finalmente uno spazio di integrazione tra natura e cultura, tra arte contemporanea e ambiente 

Reggio Calabria: anima autentica

È bella come la ninfa Scilla, prima che Circe la trasformasse nel mostro marino. È la ragazza vestita di bianco del video promozionale realizzato dalla Città Metropolitana di Reggio Calabria. Scende le scale di un hotel o forse di un B&B, che sembra casa sua, accogliente ed ospitale. Cammina agile come sospinta dal vento, per viaggiare  e scoprire questa terra che ci cambia. Entra nel Museo di Reggio Calabria e incontra i bronzi di Riace, Tideo e Anfiarao i due eroi di cui racconta Eschilo nella tragedia “I Sette contro Tebe”.  

Statue ritrovate solo cinquant’anni fa, ma che sono ormai simbolo della città, poesia e memoria della sua storia antica. Reggio Calabria è anche il luogo del vento e del mare, come Messina, dall’altra parte dello stretto. Scatta una foto dal lungomare Falcomatà – il più bel chilometro d’Italia, lo definiva D’Annunzio –  per catturare il profilo dell’Etna innevata. Su queste spiagge nidifica anche la tartaruga marina Caretta caretta; con lei si tuffa negli splendidi fondali, per raggiungere i colori delle gorgonie e i guizzi dei cavallucci marini. 

Poi la vediamo sorridere a nuovi incontri su una terrazza alta sul mare. E già sale ancora sui sentieri dell’Aspromonte, dove le fiumare si riempiono di acqua fresca che scende dalla neve più alta, con scroscianti salti di cascate. Quando la loro “voce assordante” si quieta nel verde dei boschi, si ha come la sensazione di ritrovare il tempo del silenzio e dell’ascolto.

L’ospitalità di questa gente, il loro sorriso ci invitano a venire in questa terra, non importa in quale stagione, “perché le differenze, le peculiarità di ciascuna parte del territorio, meravigliose singolarmente, insieme divengono straordinarie.” 

Info: Turismo Reggio Calabria
Gente in Aspromonte, di Corrado Alvaro
https://issuu.com/travelglobemagazine/docs/tg_ottobre_2016

© TravelGlobe RIPRODUZIONE RISERVATA 

Articoli
Correlati