Paura Coronavirus: quale rimborso se rinunci al volo?

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Paura Coronavirus: quale rimborso se rinunci al volo?

a cura di Redazione | @travelglobemag

La paura per il Coronavirus sta condizionando la vita di molte persone, soprattutto quella dei tanti viaggiatori che hanno deciso di rinunciare a un volo. Ma cosa succede in questi casi? Si ha diritto a un rimborso?

I danni per gli aeroporti di Malpensa e Fiumicino si preannunciano ingenti, soprattutto per quanto riguarda i voli verso la Cina ma che non risparmia anche altre destinazioni.

Una delle società italiane che tutela i passeggeri, RimborsoalVolo.it, ha stilato un elenco delle norme che regolano i settore. Vediamole nel dettaglio.

Cosa prevede la norma per quanto riguarda i rimborsi?

Quello che afferma la normativa è che in caso di volo cancellato i passeggeri hanno diritto al rimborso del biglietto o alla riprotezione su un altro volo, oltre alla compensazione pecuniaria per il disagio subìto che varia in base alla distanza e va da un minimo di 250,00€ a fino 600,00€. La normativa, però, sottolinea che non è dovuto il risarcimento in caso di circostanze eccezionali quali:

  • Decisioni relative alla gestione del traffico aereo
  • Instabilità politica
  • Condizioni meteorologiche avverse
  • Rischi per la sicurezza

Rimborso volo: come funziona?

Se il passeggero rinuncia volontariamente al volo, non è previsto alcun rimborso del costo del biglietto. Si può però procedere con la richiesta del rimborso delle tasse aeroportuali contattando direttamente la Compagnia aerea.

Se il volo è stato cancellato, si può procedere con la richiesta del rimborso del solo biglietto aereo (che comprende anche le tasse aeroportuali) sempre tramite la Compagnia aerea.

Risarcimento per il disagio subito

Nessun risarcimento o indennizzo è previsto nei casi cosiddetti “eccezionali”, tra cui le emergenze sanitarie. Questo vale in ogni caso: sia per rinuncia volontaria, sia per voli cancellati dalla compagnia aerea.

British Airways e Air India sono state le prime due compagnie a interrompere i collegamenti da e per la Cina. Tra i vettori europei troviamo Lufthansa che, insieme a British, garantisce il rimborso del biglietto aereo per tutti i passeggeri dei 54 voli settimanali soppressi fino a fine febbraio/fine marzo a seconda delle città di arrivo.

Alcune compagnie, invece, hanno solamente ridotto i collegamenti con la Cina per questioni più economiche che sanitarie a causa del crollo improvviso delle prenotazioni. Tra queste troviamo le due statunitensi American Airlines e United Airlines e, a seguire, Air Canada e Finnair.

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