Passaggi in acqua dolce: navigare in Veneto e Friuli

DatA

Passaggi in acqua dolce: navigare in Veneto e Friuli

di Raffaele Alessi

Più lieve di un turacciolo ho danzato sui flutti… Io so i cieli che scoppiano in lampi, so le trombe, le correnti e riflussi: Io so la sera e l’Alba che si esalta nel cielo come colombe a stormo; e qualche volta ho visto quel che l’uomo ha sognato – Le Bateau Ivre, Rimbaud –

 

Il mio fiume Marecchia, a dispetto del nome, non è navigabile. Nella bella stagione ha solo qualche pozza vicino alla sorgente e più in giù tanti sassi, fino al mare di Rimini.

Scendo spesso al porto canale a guardare le barche e lo scampanellio delle funi sugli alberi metallici suona come una voglia trattenuta dalle cime degli ormeggi. Eccone una che dispiega le vele al vento e salta sull’onda fino a scomparire. Se ne va dalle spiagge affollate, verso il sole che odora di sale e fa brillare la schiuma che taglia appena quell’ acqua profonda.

Ogni viaggio ci allontana da casa e dalle abitudini consolidate. Sulla terraferma, ci appoggiamo stabili e più sicuri. Sull’acqua l’equilibrio è precario, i nostri riferimenti dondolano, dubitiamo e dobbiamo imparare ad adattarci ogni volta. Partire è cambiare luogo e percorrere le distanze fisiche, accorgersi che non solo il tempo, ma anche lo spazio scorre. Io sono uomo di collina e un po’ mi spaventa il mare aperto; forse meglio un fiume.

Sul fiume si sta come una barca che scivola sull’acqua. Ci si muove piano e si ha il tempo di vedere. Ci si culla leggeri, dopo questi giorni di immobilità. Ci si toglie di dosso questa gravità che ci ha appesantito e che per troppo tempo, ci ha lasciati “a terra”.

È tempo di liberare gli ormeggi.

Capitani di Fiume

Annalisa è nata a Bergamo ma è ormai capitano di fiume per la lunga esperienza sui canali navigabili di tutta Europa. Da dieci anni lavora sul Canal du Midi a sud della Francia, l’area più frequentata per questo tipo di turismo. È responsabile delle prenotazioni di Le Boat, l’operatore leader nella locazione di houseboat, che prevede la conduzione dell’imbarcazione in autonomia da parte del turista, senza bisogno di patente nautica. Annalisa sorride e non parla di numeri e percentuali di occupazione. Mi racconta il colore dei tulipani che scorrono nei campi di Olanda. Di quante stelle può scorgere nel cielo, quando ormeggia sui canali nelle are rurali ai margini delle città. La prospettiva magica di Burano che si avvicina sull’acqua. L’emozione di attraccare al crepuscolo, mentre il gruppo di turisti sale sull’ultimo traghetto ed accorgersi che solo allora gli abitanti del luogo aprono le imposte ed escono a passeggiare per incontrarsi. Mi fa notare così anche  il valore sostenibile di questo approccio turistico, per la possibilità che offre di entrare in contatto con la cultura locale e di apportare benefici rilevanti ai territori coinvolti, non solo in termini economici.

Poi aggiunge quasi divertita, che finalmente sulla barca si ritorna a cantare, a stare insieme, per ritrovarsi con gli affetti familiari e gli amici. Si ha il tempo di ascoltare, vedere da vicino, di un bicchiere di vino e un gioco  a carte. Non è solo turismo di relax, lontano dal caos. Il turista è capitano e può decidere i ritmi del viaggio e della vacanza, organizzare soste ed escursioni, praticare attività parallele lungo i territori. Disegnare rotte di cultura, di sport e di piacere.

Il Canal du Midi, Patrimonio Unesco

Gaston è nato in una terra di ruscelli e fiumi, in un angolo della regione collinare della Champagne e dice che la più bella delle case è quella sul bordo dell’acqua corrente, all’ombra di un salice. A lui piace accompagnare il ruscello, passeggiare lungo le rive, in direzione dell’acqua che scorre, fino al villaggio vicino. Il suo “altrove” non va più in là e gli basta. Certo, ogni paese natale non è solo spazio fisico, ma è anche esperienza di terra, vento, acqua e luce. Ogni luogo di Francia si riflette nelle acque chiare dei suoi canali, nelle sue acque verdi di vegetazione e prati. Qui le vacanze in barges ed in houseboat assumono particolare importanza anche per la valorizzazione turistica delle aree rurali. Si creano sinergie tra le attività fluviali e terrestri e la realizzazione di ormeggi, di piste ciclo-pedonali, di attività ricettive e ristorative animano l’indotto turistico ed economico delle comunità.

La Francia è il paese con la più vasta scelta di itinerari: il Canal du Midi è l’area di crociera più frequentata per questo tipo di turismo. Nel 2000 è stato classificato Patrimonio mondiale dell’UNESCO, per il suo valore storico e ingegneristico. I giovani si orientano anche verso gli ormeggi della Borgogna, nel cuore della Francia, rinomata per l’enogastronomia e la produzione del vino. A solo due ore e mezza da Parigi, l’Anjou è destinazione ideale per i principianti ed offre ai diportisti più di 300 chilometri di fiumi navigabili.

Gli itinerari attraversano paesi e borghi e consentono di incontrare la popolazione, i manovratori delle chiuse, i commercianti, di partecipare ad eventi e sagre locali. I locatari di houseboat possono sostare fuori dai centri abitati e godere l’incanto della natura o praticare attività complementari, come passeggiate ed escursioni in bicicletta. Anche semplicemente danzare sulle “guinguettes”, le balere del fiume, con le canzoni che sull’acqua e nell’aria diventano poesie.

Il turismo fluviale in Veneto e Friuli

Pellestrina, near Venice, Veneto, Italy

In Italia la navigazione sulle vie d’acqua interne deve ancora risolvere la frammentazione delle competenze e la continuità delle infrastrutture. Nelle nostre 1560 idrovie navigabili si muove 1 barca ogni 10 km (in Francia una barca ogni chilometro), ma è un settore in espansione. Abbiamo l’incanto di Venezia e la sua laguna, ma anche il paesaggio inesplorato dei litorali friulani. A Burano i colori delle case si allungano nei riflessi sull’acqua, come negli intrecci dei loro merletti. Anche dall’acqua il suo campanile è storto, più la barca si avvicina. Possiamo spiare i baci al tramonto sulla laguna tra i legni della Pescarìa Vecia e raggiungere, dopo il ponte “lungo”, Mazzorbo e la vigna murata della Tenuta Venissa.

Solo lì cresce l’uva dorona, varietà autoctona della laguna e negli orti accanto, le “castraure”, i carciofi di Mazzorbo. Ci sta una sosta nel ristorante stellato al suo interno. E se non si vuole peccare di gola, bastano pochi minuti di barca e si raggiunge l’isola di San Francesco del Deserto, per incontrare solo frati, pace e serenità.

Ma se davvero cerchiamo la natura, allora dobbiamo fare rotta in mezzo ai canneti , i tipici casoni, le bilance da pesca fino a raggiungere la lagune di Marano, dove si estende  l’oasi avifaunistica del WWF, un fronte di isole e banchi sabbiosi tra la terraferma e il mare.

Qui dobbiamo rallentare e dare precedenza alla fragilità che ci circonda. Anche il moto ondoso può essere fonte di erosione per velme e barene. L’uomo deve ascoltare e imparare a ridurre ritmo e passo; anche alcune pratiche agricole intensive della pianura friulana hanno riversato nei fiumi metalli e nitrati con conseguenti fenomeni di eutrofizzazione delle acque. La velocità dell’uomo e il peso dell’impatto sull’ambiente non tengono conto dei ritmi delle specie animali e vegetali. L’alterazione di questi equilibri si ritorce rapida anche su di noi e sulla nostra capacità di adattarci alle nuove catastrofi.

Dovremmo aver capito che non siamo noi al centro; che dobbiamo fare un passo di lato e guardare la natura accanto, con sguardo amico e di cura. Imparare a trattenere il fiato, per scoprire le nicchie ecologiche e le biogemme che solo un passo lento può evitare di calpestare. Con passaggi in acqua dolce, attenti agli  equilibri precari tra terra e fiume, mare e laguna.

Info utili

In Italia Le Boat collabora con Houseboat Holidays Italia la prima agenzia di viaggi di questo specifico settore nel mercato italiano.

© TravelGlobe RIPRODUZIONE RISERVATA

Articoli
Correlati

SEI PRONTO AD ANDARE OLTRE?

Abbonati a TravelglobeOLTRE e accedi ai nostri contenuti speciali: contest fotografici, monografie, interviste e approfondimenti.