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Parigi era viva. De Chirico, Savino e les Italiens de Paris (1928-1933)

©MASSIMO CAMPIGLI, by SIAE 2021. Ondine al sole (Bathers in the Sun o Baigneuses o Bagnanti), 1949 olio su tela, cm 63×70. Collezione privata

Date

Parigi era viva. De Chirico, Savino e les Italiens de Paris (1928-1933)

di Daniela Di Monaco

A Torino, presso la Fondazione Accorsi-Ometto si è conclusa la mostra Parigi era Viva. De Chirico, Savino e les Italiens de Paris (1928-1933)

©GIORGIO DE CHIRICO, by SIAE 2021. Cavalli antichi, (1929) olio su tela, cm 73x60 cm Collezione privata. Courtesy Massimo Vecchia
©GIORGIO DE CHIRICO, by SIAE 2021. Cavalli antichi, (1929) olio su tela, cm 73x60 cm Collezione privata. Courtesy Massimo Vecchia

Parigi

Spiriti inquieti e creativi, pittori e scultori, scrittori e musicisti si concentravano a Parigi agli inizi dello scorso secolo per vivere le loro ambizioni tra boulevard e caffè celebri, gallerie e atelier dove si incrociavano Modigliani, Dali e Picasso e ancora Max Jacob, Chagall e Cocteau.
La Parigi fin de siècle trasmetteva un grande vigore creativo e per questo era polo di richiamo e culla di molteplici movimenti artistici per i giovani bohèmien giunti da tutta Europa e pronti a sconvolgere i codici dell’arte.
Già alla fine dell’Ottocento incontriamo un gruppo di pittori italiani – Boldini, Marchetti, Zandomeneghi – che trovarono fortuna a Parigi e prolungarono il loro soggiorno nella Ville Lumiere per tutta la vita, incontrando con le loro opere lo spirito della società francese.  Pochi anni dopo altri artisti italiani giungono alla spicciolata pronti a lasciare un segno profondo nella storia dell’arte del Novecento.

© ALBERTO SAVINIO, by SIAE 2021. Tombeau d’un roi maure, 1929 olio su tela, cm 65x80 Bologna, Patrimonio artistico del Gruppo Unipol
© ALBERTO SAVINIO, by SIAE 2021. Tombeau d’un roi maure, 1929 olio su tela, cm 65x80 Bologna, Patrimonio artistico del Gruppo Unipol

Il Gruppo

Nel 1911 arrivano Giorgio De Chirico – principale esponente della corrente metafisica – e suo fratello Alberto Savinio – raggiunti ben presto da Mario Tozzi, Filippo De Pisis, Renè Paresce, Massimo Campigli. Gino Severini è già a Parigi da qualche anno. Sette artisti che nel 1928 organizzano la prima grande mostra collettiva del gruppo suscitando ammirazione e critiche perché “rubavano” la scena ai francesi. Furono protagonisti e testimoni di una delle stagioni artistiche più entusiasmanti e affascinanti.

© FILIPPO DE PISIS, by SIAE 2021. Viale di Parigi (Viale a Parigi o Paesaggio di Parigi), 1938 olio su tela, cm 81x60 Ferrara, Museo d’Arte Moderna e Contemporanea “Filippo de Pisis”. Donazione Franca Fenga Malabotta, 1996 (inv. n. 2778)
© FILIPPO DE PISIS, by SIAE 2021. Viale di Parigi (Viale a Parigi o Paesaggio di Parigi), 1938 olio su tela, cm 81x60 Ferrara, Museo d’Arte Moderna e Contemporanea “Filippo de Pisis”. Donazione Franca Fenga Malabotta, 1996 (inv. n. 2778)

Les “Italiens de Paris”

Carichi di sogni e di talento, al di là delle diversità nei temi e negli stili, il loro linguaggio si orienta verso un classicismo mediterraneo con accenni al surreale e neometafisico, in equilibrio tra reale e fantastico, storia e mito, tradizione e avanguardia. La mostra, curata da Nicoletta Colombo e Giuliana Godio, è frutto di quel felice quinquennio tra il 1928 e il 1933 ed espone una settantina di opere che esprimono un clima artistico vivo, propositivo e provocatorio e una forte tensione europeista. Parigi era scenario ideale per il gruppo di italiani perché carica di cultura cosmopolita, dialogante, antitradizionale e ospitava movimenti avanguardisti con i quali confrontarsi. La parabola fu breve. L’esplosione dei nazionalismi tra le due guerre alterò gli equilibri e le atmosfere e lo spirito del tempo abbandonò i luoghi.

©Mario Tozzi Contadino nei campi di Lignorelles (Il contadino nei campi di Lignorelles o Paesaggio di Borgogna), (1922) olio su tela, cm 30,5x38 Verbania, Museo del Paesaggio. Donazione Marco De Laiti (inv. n. OA327)
©Mario Tozzi Contadino nei campi di Lignorelles (Il contadino nei campi di Lignorelles o Paesaggio di Borgogna), (1922) olio su tela, cm 30,5x38 Verbania, Museo del Paesaggio. Donazione Marco De Laiti (inv. n. OA327)

“Parigi era viva”

Il titolo dell’esposizione si ispira a “Parigi era viva” autobiografia di Gualtieri di San Lazzaro – celebre scrittore, editore e critico d’arte italiano, emigrato a Parigi – nella quale vengono raccontate in terza persona la vita e le vicende lavorative di Picasso, di Matisse e del gruppo Les Italiens.

© GIORGIO DE CHIRICO, by SIAE 2021. Giorgio de Chirico Autoritratto (Autoritratto con i quadri), (1930) olio su tela, cm 72x60 Collezione privata
© GIORGIO DE CHIRICO, by SIAE 2021. Giorgio de Chirico Autoritratto (Autoritratto con i quadri), (1930) olio su tela, cm 72x60 Collezione privata

Percorso espositivo: La rassegna è suddivisa in sette sezioni, ognuna delle quali è dedicata a un artista. 

Giorgio De Chirico: i fantasmi della classicità

L’artista espone in anteprima presso la Galerie de L’Effort Moderne di Léonce Rosenberg nel 1925, presentando i manichini della nuova maniera e riscontrando un crescente successo nel mercato parigino. La svolta classicista, subentrata al precedente indirizzo metafisico, scatena le reazioni dei Surrealisti, ostili alla nuova poetica. Assecondando la fortuna riscontrata nel mercato francese, De Chirico ripropone opere con evidenti rimandi metafisici come Le muse o Le muse in villeggiatura, 1927, Le cabine misteriose, 1934, Canzone meridionale, 1930. Di evidente suggestione classica e metafisica è Pericle, 1925, capolavoro della nuova poetica. Tra gli autoritratti realizzati negli anni Trenta, c’è l’Autoritratto, 1930 severo ed enigmaticoL’idea del “ritorno all’antico”, presente in Italia come a Parigi, si definisce nella tematica de I gladiatori, 1929. Il fantasma della Grecia antica torna nei numerosi cavalli tra le rovine o in riva al mare, simboli di una cultura mediterranea, ritrovata anche negli opulenti nudi femminili.

© ALBERTO SAVINIO, by SIAE 2021. Alberto Savinio Le navire perdu (La nave perduta o The Lost Ship), (1928) olio su tela, cm 81,5x55,5 Collezione privata
© ALBERTO SAVINIO, by SIAE 2021. Alberto Savinio Le navire perdu (La nave perduta o The Lost Ship), (1928) olio su tela, cm 81,5x55,5 Collezione privata

Alberto Savinio: mondi trasversali

fratello di De Chirico, mescola antico e moderno, mettendo a confronto il mondo borghese con la scultura classica. La serie di uomini dai volti di manichini, composti da assemblaggi di corpi nudi, si riconosce in Senza titolo o Il ritorno di Ulisse 1928, mentre l’elaborazione di paesaggi immaginari, caratterizzati da elementi geometrici diversi fluttuanti nell’aria come giocattoli, è riscontrabile in Le navire perdu 1928, Tombeau d’un roi maure 1929 e Epître aux Ethiopiens 1929. I vari ritratti di Roger Lacombe 1930, Fräulein Liesbeth 1932, ritratto di Achille Funi 1931, compongono un genere sviluppato dall’artista tra gli anni Venti e Trenta e indirizzato a personalità del mondo culturale e artistico.

© MASSIMO CAMPIGLI, by SIAE 2021. Massimo Campigli Le educande (Passeggiata delle educande o Le pensionnat o The College o Il collegio o Promenade du pensionnat o La scuola), 1929-1930 olio su tela, cm 88x110 Rovereto, Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto / Collezione VAF-Stiftung (inv. n. MART 692, VAF 0714)
© MASSIMO CAMPIGLI, by SIAE 2021. Massimo Campigli Le educande (Passeggiata delle educande o Le pensionnat o The College o Il collegio o Promenade du pensionnat o La scuola), 1929-1930 olio su tela, cm 88x110 Rovereto, Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto / Collezione VAF-Stiftung (inv. n. MART 692, VAF 0714)

Massimo Campigli: gli idoli domestici del primordio.

Forti riferimenti a modelli etruschi in alcune bellissime opere: Le Educande 1930 e Le arciere 1933. La figura femminile è sempre al centro delle sue opere con Le spose dei marinai 1934, e qui si ritrova il tema caro al pittore delle spiagge animate da fanciulle in costume che hanno perso ogni connotazione fisiognomica e sono diventate allegorie della speranza. In Violini (Concerto) 1934, prevale la costante ricerca dell’armonia. Infine, in Ondine al sole 1949, le donne si sono tradotte in simboli, in segni di una scrittura pittografica che rappresenta l’eternità della vita.

©Mario Tozzi. Table garnie (Tavola apparecchiata o Nature morte au pot de lierre), (1922) olio su tela, cm 110x75,5 Collezione privata
©Mario Tozzi. Table garnie (Tavola apparecchiata o Nature morte au pot de lierre), (1922) olio su tela, cm 110x75,5 Collezione privata

Mario Tozzi: uno “Spirito italiano” tra classicità e astrazione

Trasferitosi a Parigi nel 1919 a seguito del matrimonio con una giovane francese, vi si stabilisce definitivamente nell’inverno 1919-1920. L’artista si distingue come figura di rappresentanza in Francia di un’arte di avamposto dell’italianità, di quello “spirito italiano” che costituisce l’anima di una nuova mitografia. A partire dal 1924 matura l’idea di divulgare a Parigi la conoscenza dell’arte italiana contemporanea attraverso l’organizzazione di mostre, attività con la quale si afferma negli anni seguenti quale tenace promotore dei rapporti culturali Italia-Francia. La sua pittura riscopre i valori classici in ottica moderna attraverso il riferimento a Cézanne e a Derain; ne derivano opere dalla evidente volumetria, finemente intarsiate come Table garnie, 1922. Altrettanto chiaro l’elemento plastico in Le bonnet basque (Lo specchio)1928, tanto quanto nel paesaggio, come in Contadino nei campi di Lignorelles, 1922. Tra il 1929 e il 1930 l’universo di Tozzi si popola di figure archetipiche, reali e insieme idealizzate e stranianti, ambientate in spazi mentali. Tra i capolavori la mostra presenta tre saggi magistrali: L’Officina dei sogni 1929, Personaggi in cerca d’autore, 1929 e Hommage à Claudel, 1930.

©FILIPPO DE PISIS, by SIAE 2021. Natura morta con il pesce e le rose (Natura morta o Natura morta con rose e pesce o Natura morta con le rose), 1926. olio su tela, cm 54x66. Collezione privata
©FILIPPO DE PISIS, by SIAE 2021. Natura morta con il pesce e le rose (Natura morta o Natura morta con rose e pesce o Natura morta con le rose), 1926. olio su tela, cm 54x66. Collezione privata

Filippo de Pisis: l’aria di Parigi

Al suo arrivo a Parigi nel 1925 stringe relazioni con gli italiani e con De Chirico in particolare, e con Associazioni Italo-francese. Ebbe un enorme successo di vendite al punto che la scena artistica parigina per diverso tempo era dominata da lui e da De Chirico. Con pennellate veloci e quasi stenografiche, a volte frammentarie “a zampa di mosca”, come ingegnosamente le definiva Eugenio Montale, l’artista mette in scena nature morte, Natura morta con il pesce e le rose 1926, e paesaggi veloci e scattanti, La Coupole 1928Strada di Parigi 1938 e Viale di Parigi 1938, in cui alla luminosità del colore alterna l’uso sapiente dei neri e dei grigi e degli azzurri polverosi.

©René Paresce Autoritratto, (1917) olio su tela, cm 65,4x54 Collezione Banco BPM (inv. n. IT-0173)
©René Paresce Autoritratto, (1917) olio su tela, cm 65,4x54 Collezione Banco BPM (inv. n. IT-0173)

René Paresce: una mitologia moderna

Colpisce un intenso e malinconico Autoritratto del 1917, forse a segnalare nello smarrimento dello sguardo un riferimento agli anni drammatici della Prima Guerra Mondiale e anche alla fine della fase del Ritorno all’Ordine. Intellettuale originale, scrittore, pittore autodidatta, possiede un linguaggio pittorico autonomo per creare scenografie in mondi da moderna mitologia. Si trasferisce a Parigi nel 1912 affascinato dal cubismo, da Cèzanne e da Picasso; come tutti frequenta gli artisti dei caffè letterari. In Natura morta 1926, l’artista affronta la costruzione architettonica, nata dall’accorpamento di elementi geometrici giocati su diversi piani, al modo del cubismo di Georges Braque. Lo spirito classico e mediterraneo emerge in opere quali Paesaggio 1929, e Donna con tenda verde 1932, con un linguaggio che ha toni tra il magico e il surreale. L’inquietudine maturata negli anni successivi dà vita a dipinti come Circo con palla rossa 1936 in cui le figure sono larve che fluttuano in uno spazio indistinto.

©GINO SEVERINI, by SIAE 2021. Natura morta con maschera (Composizione con la colomba o Oggetti presenti e lontani), (1929) tecnica mista su vetro, cm 27x35 Rovereto, Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto Deposito a lungo termine (inv. n. MART 908, SE 04)
©GINO SEVERINI, by SIAE 2021. Natura morta con maschera (Composizione con la colomba o Oggetti presenti e lontani), (1929) tecnica mista su vetro, cm 27x35 Rovereto, Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto Deposito a lungo termine (inv. n. MART 908, SE 04)

Gino Severini: le visioni di antico e moderno

Severini si stabilisce nella capitale francese nel 1906, frequentando intellettuali e artisti e partecipando alla nascita del Cubismo. Grazie agli stretti contatti mantenuti con l’Italia, Marinetti nel 1910 lo include tra i firmatari del Manifesto della pittura futurista. Severini si troverà così ad essere il trait d’union tra il Cubismo francese e il Futurismo italiano. Presenti nelle sue opere i personaggi della Commedia dell’arte, Pulcinella, Colombina e Arlecchino che animano architetture classiche e scenografie neopompeiane, protagonisti di temi amorosi, musicali e poetici spesso venati dal dramma del vivere: La leçon de musique 1928-1929, Natura morta con maschera 1929, Fleurs et masques, 1927-1930. Una costante ispirazione musicale caratterizza il ritratto di Pulcinella con il clarino 1929, mentre si ritrova la vocazione classica severiniana in una preziosa serie di nature morte realizzate alla fine degli anni Venti, in cui reperti di arte romana si combinano con scenografici tendaggi e strumenti musicali. Natura morta o Tenda e mandolino 1929, Maternità – Natura morta 1927-1928,

Daniela Di Monaco

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