Monte Kailash, vetta dello spirito

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Monte Kailash, vetta dello spirito

[b]di Federico Klausner[/b]

Sorge nell’estremo sud ovest del Tibet al confine con India e Nepal. Per molti è la montagna più bella e sacra del mondo. Vi raccontiamo perché.

UNA MONTAGNA PER QUATTRO RELIGIONI
Sarà per la sua forma, una piramide arrotondata di roccia e ghiaccio, o per il suo isolamento, che le permette di svettare a 6.714 metri nella corona di brulle e più basse alture circostanti, il monte Kailash ha sempre ispirato meraviglia e devozione. Montagna più sacra di tutta l’Asia è venerata da 1,3 miliardi di fedeli di 4 religioni, Bönpo, Buddhismo, Hindu, Jain, e altrettanti paesi: Tibet, India, Nepal e Bhutan.
I tibetani dell’antichissima religione bön chiamano il Kailash Tise (gioiello di ghiaccio) o Kang Rimpoche, titolo riservato ai sommi lama, personificando così la montagna, sulla cui cima discese dal cielo Thonpa Shenrab, fondatore della religione. Per gli jainisti è il Monte Astapada, anch’esso legato al fondatore Rishabanatha, che vi ricevette l’illuminazione, mentre per gli hindu, che associano la forma della montagna al lingam, simbolo fallico di Shiva, è il trono del Mahadeva e della sua sposa Parvati. Per i buddhisti è la dimora di Demchog e di sua moglie Dorje Phamo, coloratissime divinità tantriche. Si racconta che perfino Buddha, insieme a 500 bodhisattvas e il celebre poeta Milarepa rispettivamente abitarono e scalarono il monte.

IL CENTRO DELL’UNIVERSO
Collocato su di un immenso blocco di roccia striata, scintillante di ghiaccio in un cielo terso color turchese o zaffiro per via dell’altitudine, Il Kailash fonde il massimo dell’ascetismo spirituale e della bellezza materiale.
I tibetani vi vedono il tetto di una pagoda al centro di un mandala che rappresenta lo spazio divino di Demchog, cioè al centro dell’universo, dove recarsi per apprendere la via della rivelazione e dell’abbandono delle passioni e illusioni del mondo. Anche la geografia conferma la loro credenza. Nel raggio di 100 km sgorgano i quattro principali fiumi del subcontinente indiano: il Karnali, affluente del Gange, l’Indo, il Brahmaputra e il Sutlej che si diramano poi verso estuari lontani più di 2000 km uno dall’altro. Pure per gli hindu e i jainisti il monte Kailash è una specie di asse cosmico intorno cui ruota l’intero universo.

IL PELLEGRINAGGIO
Come per i musulmani la Mecca, per i buddhisti e gli induisti il pellegrinaggio al Kailash è il sogno della vita. Da duemila anni i fedeli vi arrivano con ogni mezzo. A bordo di moderni fuoristrada o scassatissimi camioncini, i più poveri anche a piedi, compiono viaggi lunghissimi della durata di settimane o mesi per raggiungere il centro del mondo, su strade che in qualche caso sono piste sassose appena accennate e in un’ambiente ostile per altitudine, freddo e mancanza di cibo. Per tutti il ritrovo è a Darchen (o Tarchan, o Taqin) una piccola cittadina che porta ancora le indicazioni con l’antico nome di Lhara e che sorge proprio in faccia alla montagna a una quota di 4.500 m.

IL KORA DEI PELLEGRINI
Le migliaia di pellegrini che ogni anno arrivano fin qui sono solo all’inizio del loro rituale. Il Kora, la circumambulazione della montagna sacra, si svolge tra una altitudine minima di 4.000 metri e una massima di 5.600 sul passo Dolma La ed è lunga circa 54 km. Curiosamente mentre i Buddhisti e gli Hindu la compiono ritualmente in senso orario, i Jain e i Bönpo seguono la direzione opposta: per tutti ha un effetto salvifico di purificazione del karma. La tradizione afferma che percorrerlo per 108 volte nell’arco di una vita, purifichi completamente da ogni negatività accumulata nel lungo ciclo di reincarnazioni Alcuni ritengono che vada compiuta in una unica giornata, che tradotto significa 15 ore di marcia su un terreno pietroso e in condizioni dure. Altri, i più devoti, invece impiegano 4 giorni ma eseguono una serie infinita di prostrazioni lungo la marcia che ha dell’incredibile. Si chinano, si inginocchiano, si prostrano completamente a terra con la faccia verso il basso, segnano il punto raggiunto con le dita, si rialzano pregano, avanzano fino al segno tracciato e ripetono il tutto. Per 54 km. e con pochissimi punti di scarno ristoro. Al Kailash si gira intorno ma non si scala. Anche mettere un solo piede sulle sue pendici è considerato sacrilego dato che è considerato la Strada del Cielo. Pare che coloro che hanno tentato abbiano perso la vita.

E QUELLO DEI TURISTI
Per i turisti la vita è molto più semplice. In genere il loro Kora dura tre giorni aiutato da yak, che portano il carico di viveri acque e tende, e, a volte, da cavalli che aiutano chi teme di non farcela e che si prenotano a Darchen. Il Kora è costellato di luoghi legati a storia, mito e leggenda, che insieme ai piccoli monasteri rendono il sentiero unico al mondo. Da Darchen si attraversa la avllata di Tarboche, fino al monastero di Choku, con un bel panorama sulla parete sud. Salendo verso il passo di Dolma La si raggiunge il luogo dove i pellegrini lasciano qualcosa di personale, vestiti od oggetti, a significare l’abbandono del peso del proprio karma e delle negatività del passato. Dall’infinità di bandiere di preghiera colorate che sventola sul passo si scende un sentiero ripido verso il laghetto di Tara, luogo di abluzione di rari pellegrini che ne sfidano le acque gelide, e i pascoli della valle popolata da yak fino al monastero di Zutrulpuk, costruito sul luogo dove venne a meditare Milarepa. Al Kora del Kailash è abbinabile una visita allo specchio straordinariamente turchese del lago Manasarovar, proprio di fronte, dalla parte opposta della valle.

Quando andare:
Il periodo migliore va da maggio a metà giugno e da settembre a metà ottobre. In altitudine l’escursione di temperatura tra il giorno e la notte è elevata. Durante il giorno il sole brucia, ma vento o nuvole possono far precipitare la temperatura e a volte nevicare. Sconsigliati luglio e agosto che coincidono con la stagione monsonica caratterizzata da cielo coperto e piogge anche intense.

Come arrivare:
Diverse opzioni, da Katmandu (Nepal) o da Lhasa (Tibet, Cina) che sono aeroporti internazionali, da cui si prosegue in bus o fuoristrada fino a Darchen.

Eventi:
Ogni anno in occasione del Saga Dawa, coloratissimo festival buddhista che si tiene nel giorno di luna piena del quarto mese lunare tibetano, di fronte al Kailash viene innalzato un alto palo, cui sono appese migliaia di bandiere di preghiera multicolori, chiamato Tarboche e accendendo un’infinità di lumini di burro di yak. È una cerimonia molto importante affidata a mani esperte perché se il palo non viene sistemato bene, saranno tempi nefasti per il Tibet.

Link:
per chi vuole compiere il suo kora in poltrona : https://www.google.ch/maps/place/Kailash,+Burang,+Prefettura+di+Ngari,+Cina/@30.8447597,81.3046623,5270a,20y,77.12t/data=!3m1!1e3!4m2!3m1!1s0x39a590ca18ebfb6b:0xdece226ef2f187fa

amitaba: http://www.amitaba.net/index.php?option=com_k2&view=item&id=266:il-monte-kailash&Itemid=414

http://www.ibs.it/code/9788862203777/thubron-colin/verso-montagna-sacra.html

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