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Monselice, porta dei Colli Euganei

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Monselice, porta dei Colli Euganei

di Vittorio Giannella

La primavera è la stagione privilegiata per visitare quest’angolo di Veneto. Una terra antichissima, che, nonostante anni di aggressioni e cave per ricavarne terra per cementifici, conserva ancora l’incanto originario, con colline ricoperte da boschi secolari, ville di delizie, castelli intessuti di storie e leggende, borghi medievali dalle mura merlate dove perdersi senza meta, distanti da caos e folla.

Di mattino presto dall’alto del belvedere di Monselice, la pianura sottostante è una vasta distesa di foschia fluttuante, simile a un lago con bagliori d’argento, e le cime dei colli Euganei, in fondo, spuntare a formare isole, frammenti di terra emersa con un minimo comun denominatore: tutti questi colli sono stati forgiati dal fuoco dei vulcani circa 30-40 milioni di anni fa, come risultato di imponenti eruzioni sottomarine, formando un minuscolo arcipelago, fino a quando, 2 milioni di anni fa, il mare, ritirandosi, formò l’attuale pianura padana. 

Farfalla erebia dei boschi

Monselice e il percorso delle Sette Chiesette

Monselice, che appartiene alle città murate del Veneto, avamposto Longobardo, amata da Federico II di Svevia, mi accoglie con tutta la suggestione di un borgo medievale, circondata da una campagna fertile di colture agricole, frutteti pregiati (mele e pesche). Si può partire per una visita al borgo dalla centrale piazza Mazzini, chiusa in parte dai resti delle mura carraresi e dominata dalla duecentesca Torre civica, abbellita da un orologio con un complicato congegno meccanico.

A destra un porticato con negozi e osterie dove fare una sosta per gustare i tipici “cicchetti” (in Veneto significano piccoli assaggi) accompagnati da un calice di vino bianco dei Colli Euganei: baccalà alla vicentina, polenta fritta con lardo ed erbe di campo, prosciutto di Montagnana, ossocolli e luganeghe con zaleti di farina di granoturco, un angolo del borgo dove le tradizioni gastronomiche mantengono intatta la loro vitalità, che fa pari con il primo mercato dei contadini aperto in Italia, l’Agrimons, dove i piccoli agricoltori del comprensorio hanno deciso di unirsi in un mercato coperto, per agevolare la vendita diretta ai cittadini, un aiuto per evitare che si rechino in più posti con relativa perdita di tempo: frutta, verdure, formaggi, carni, un invitante assaggio dei sapori e di tutto quello che offre il territorio.

Dalla piazza parte una stradina acciottolata che, in leggera salita, porta in breve tempo alla pieve del XIII secolo di Santa Giustina, d’impianto tardo romanico con all’interno elementi decorativi gotici, un polittico quattrocentesco di scuola veneziana, con parte delle pareti affrescate. Da qui, superata la Porta dei leoni, si procede in salita e si entra sul percorso delle Sette Chiesette, ma il panorama sottostante è un alibi perfetto per fermarsi e riprendere fiato di tanto in tanto. Questo passeggio è l’unico esempio al mondo di santuario giubilare, in quanto nel 1605 Papa Paolo V, concesse ai fedeli, il privilegio di poter ricevere le stesse indulgenze che si potevano ottenere visitando le sette chiese di Roma. Al culmine una visita all’oratorio di San Giorgio, e la bella facciata della seicentesca villa Duodo, opera di Vincenzo Scamozzi. A sinistra l’Esedra di San Francesco con a guardia alcune sculture, e un lunga scalinata che porta alla sommità della collina con il torrione federiciano, voluto dall’imperatore Federico II di Svevia nel 1239. 

Il Castello di Monselice

All’inizio non si vedono: si sente soltanto un rumore ritmico di tamburi poi, più ci si avvicina al castello, anche il terreno comincia a vibrare. Decine di persone vestite con i costumi tipici delle contrade cittadine, rendono omaggio al Signore del posto, creando uno scenario del Trecento, a suon di musica e danze. Il castello di Monselice è un complesso architettonico formato da quattro nuclei principali edificati  lungo l’arco di diverse epoche che vanno dal XI al XVI secolo, un piccolo concentrato di storia, con la torre di Ezzelino commissionata dal vicario di Federico II di Svevia, un’altra ala costruita dai Carraresi e infine dal 1500, passò di mano alla famiglia nobile dei Marcello, per diventare residenza di delizia. Nel 1942 diventa museo per opera del conte Cini. Da non perdere una visita alla stanza delle Armi, con una preziosa collezione di ben 900 pezzi, tra balestre, armature, spade e lance di gran pregio.

La Casa del Petrarca: dove il tempo si è fermato

Arrivare alla casa del Petrarca, meta privilegiata per chi visita i colli Euganei, è come ritrovarsi per incanto in un mondo  il cui tempo sembra scandito secondo ritmi ormai dimenticati. Si arriva alla “piccola e graziosa casetta” che lo scrittore si fece costruire stanco della vita mondana delle corti, e dove vi morì cinque anni dopo, percorrendo stradine lastricate di Arquà Petrarca, tra i borghi più belli d’Italia, dove si può vedere anche la sua imponente tomba in marmo rosso di Verona. Le stanze piccole con decorazioni pittoriche, il giardino ben curato, lo studio dove rimangono i suoi libri e la comoda poltrona, contribuiscono a dare quel senso di ritrosa serenità che è la bellezza di quest’angolo di raccoglimento. È d’obbligo, a questo punto, una visita al Museo dei pianoforti antichi, ospitato nella bella villa Centanin, che si raggiunge dopo una breve passeggiata da casa Petrarca. Sono esposti una quarantina di pianoforti del XVIII e XIX secolo di noti costruttori inglesi, tedeschi francesi e italiani, a coda a tavolo, verticali e di altre forme particolari. La finalità di questo museo non è solo di conservazione di questi preziosi strumenti ma farli rivivere, con maestri che li utilizzano in loco e in concerti, ma anche ai visitatori  è concesso di suonare brevemente, purchè il repertorio sia coevo allo strumento, con tocco adeguato. www.fondazionemusicale.it

Il giardino di Villa Barbarigo, uno dei più belli d’Italia

A pochi chilometri da Monselice c’è un altro capolavoro da godere a piccoli passi: una visita al giardino monumentale di Villa Barbarigo a Valsanzibio di Galzignano, portato allo splendore nella seconda metà del Seicento dal nobile veneziano Zuane Francesco Barbarigo e dal figlio Antonio. Fu il primogenito Gregorio, cardinale e futuro santo, a ispirare la simbologia del monumentale impianto dell’architetto Luigi Bernini. Viali ampi che portano alla bella villa ai piedi della collina, sculture mitologiche incrostate di licheni, fontane, scherzi d’acqua, laghetti con cigni, il labirinto di bossi e 15 ettari di alberi secolari, ne fanno un esempio di giardino barocco premiato nel 2003 come più bel giardino d’Italia e terzo in Europa nel 2007.  Chi ama il trekking non può mancare un’ascesa a Casa Marina, sul fianco orientale del monte Venda, sede del Parco regionale Colli Euganei, dove hanno inizio numerosi sentieri ben segnalati, e un giardino botanico permette di vedere molte specie della flora spontanea euganea: orchidee, papaveri selvatici, rari e in via di estinzione, anemoni, ginestre e molte piante aromatiche. I più pigri sono avvisati. www.parcocollieuganei.com.

Info utili

Dove dormireBlue Dream Hotel

Dove mangiare: Ristorante Villa Contarini | Via G.Verdi,4 | t 0429.72291

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