Milano: il MUDEC guarda a Oriente

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Milano: il MUDEC guarda a Oriente

MUDEC Milano

di Federico Klausner | @fekl

Ha inaugurato il primo ottobre l’importante progetto espositivo ORIENTE MUDEC, che racconta sotto l’aspetto artistico, storico ed etnografico i reciproci scambi tra Giappone ed Europa, attraverso il tempo e l’incontro culturale tra due mondi.

Manifattura giapponese. Umayoroi (bardatura di cavallo)se. XVIII. legno, intaglio, laccatura, argentatura, doratura. Coll. G.B.Lucini Passalacqua – Museo delle Culture Milano

Un progetto, due mostre

Il progetto si articola in due mostre: Impressioni d’Oriente. Arte e collezionismo tra Europa e Giappone e Quando il Giappone scoprì l’Italia. Storie di incontri (1585-1890).

Impressioni d’Oriente. Arte e collezionismo tra Europa e Giappone

 La prima mostra illustra, con una selezione ampia e varia di opere proveniente dall’Italia e dall’estero, lo sviluppo di quel gusto per il Giappone che pervase la cultura artistica occidentale tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo in Francia e in Italia specialmente. In mostra ci sono 170 opere che spaziano tra arredi, dipinti, stampe, sculture e dipinti provenienti da collezioni pubbliche e private italiane ed europee. La mostra si articola in 4 sezioni:

  • Il Giapponismo tra realtà e fantasia, cioè le posizioni da Oriente a Occidente artistiche, letterarie e filosofiche del XIX secolo.

Si concentra sui concetti teorici e filosofici che sostengono le visioni del Giappone e dell’arte giapponese. Grande influenza sul Giapponismo ebbero le esposizioni universali tra il 1867 e il 1900, che alimentarono fantasie esotiste e fornirono materiale per la spettacolarizzazione del Giappone.

  • Da oriente a occidente, le ispirazioni giapponesi nell’arte italiana a e francese tra il 1860 e il 1900.  

La semplicità della grafica, contrapposta alla complessità nell’uso della lacca, e il piacere del lavoro artigianale, caratteristici dell’arte giapponese, ispirarono una nuova sensibilità decorativa nel Modernismo europeo. Il Giappone diventa un veicolo di nozioni controculturali, come un’arte decorativa coniugata alla semplicità. Nella sezione ci sono anche maestri come Gauguin e Bernard che si cimentano con le tecniche e le teorie giapponesi.

  • Import/Export: gli scambi globali.

Nel XIX secolo l’incontro tra Oriente e Occidente avvenne nel contesto del colonialismo espansionista. Ma il lato giapponese della storia viene raccontato raramente, forse a causa di un pregiudizio profondamente radicato, quello della distanza abissale tra due culture, ognuna bloccata nel ruolo di subalternità per l’altra. Artisti come Hokusai, Hirohsige o Utamaro sognavano l’arte occidentale, giocando con colori sintetici e con la prospettiva centrale, quegli stessi elementi che gli artisti occidentali erano così felici di non trovare in Giappone. Anche se poi, attraverso la progressiva occidentalizzazione dell’l’Ukiyo-e il contrasto artistico tra Oriente e Occidente si affievolirà.

  • Il Giapponismo italiano.

In questa sezione si trovano le opere dei maggiori artisti italiani che caddero nell’incanto del Giapponismo. Tra loro Giuseppe De Nittis, Vincenzo Gemito, e Federico Zandomeneghi. Un ruolo importante ebbe Enrico Cernuschi, raffinato amante dell’arte tanto da fondare il museo Cernuschi, il secondo per importanza in Francia dedicato all’Asia orientale. Tra i più importanti protagonisti del gusto giapponese in Italia anche Francesco Paolo Michetti, Giovanni Segantini, oltre che pittore, anche lui collezionista.

Videoinstallazioni, i costumi di Madama Butterfly alla Scala di Milano e un percorso olfattivo esterno dedicato all’estremo oriente, presso il LabSolue Perfume Laboratory di via Forcella 8, completano la mostra.

Chini Galileo (1873-1956) Paravento “Turandot”, fronte. 1926. Olio su tela. Dim 185 x 212 x 3, Parma Collezione privata.

Quando il Giappone scoprì l’Italia. Storie di incontri (1585-1890).

La seconda mostra espone uno dei nuclei collezionistici più preziosi della collezione permanente del museo: la raccolta Passalacqua, insieme a importanti oggetti orientali in prestito da grandi collezioni italiane. Il progetto espositivo ha come obbiettivo quello di restituire ai visitatori gli snodi storici principali che determinarono e caratterizzarono l’incontro tra i due mondi.

Anche questa mostra è divisa in sezioni:

Ito Mancio e le ambascerie giapponesi 1585 -1615 e Museo giapponese in Lombardia. La collezione del conte Giovanni Battista Lucini Passalacqua

  •  La prima sezione, Ito Mancio e le ambascerie giapponesi 1585 -1615, ripercorre il viaggio di 4 giovani nobili giapponesi convertiti al cristianesimo, verso Roma e l’Italia. Nel 1585 i 4 “ambasciatori” dopo diverse tappe entrano a Milano per restarvi circa 10 giorni. Durante la visita a Venezia il capo delegazione Ito Mancio viene ritratto probabilmente dal Tintoretto così uno dei volti dei protagonisti di questa straordinaria avventura si tramanda fino ad oggi. Il quadro viene esposto in Europa per la prima volta. La seconda “ambasceria” giapponese in Italia, quella del 1615, Non raggiunse Milano ma fu un’altra importante tappa dei rapporti tra l’Italia e il Giappone, prima della chiusura definitiva dei porti giapponesi e l’adozione della politica dell’isolamento (sakoku) che rimarrà in vigore fino al 1853 con rapporti ormai deteriorati a causa di motivi religiosi. Nonostante i contatti poco frequenti tra le 2 culture in questo periodo le raccolte nobiliari e degli intellettuali europei si popolano di oggetti provenienti dalla Cina o dal Giappone oppure di produzione europea con decori di ispirazione orientale la chiusura dei porti nel 1639 con l’eccezione degli olandesi e qui viene concesso un avamposto Nagasaki fece sì che le merci giapponesi vennero trattate e portate in Europa quasi in esclusiva dai mercanti olandesi e cinesi i problemi di approvvigionamento e relativi costi fecero fiorire il mercato delle imitazioni di porcellane e non solo.

  • La seconda sezione, un museo giapponese in Lombardia punto la collezione del Conte Giovanni Battista Lucini Passalacqua, si concentra sul momento della riapertura del Giappone e sui suoi contatti con il mondo nella seconda parte del XIX secolo evidenziando il ruolo di alcuni collezionisti e commercianti milanesi nella formazione della raccolta di arte giapponese del MUDEC. Il protagonista di questa seconda parte è il Conte Giovanni Battista Lucini Passalacqua e il suo favoloso Museo Giapponese. Della riapertura dei porti ne beneficiò anche l’Italia, che venne investita da un nuovo interesse verso il Giappone e la sua ricca tradizione culturale. Gli oggetti che affluiscono anche grazie ai commerci dei produttori lombardi della seta con l’Asia, vengono raccolti in una serie di musei privati, visitati da intellettuali dell’epoca, oltre che in esposizioni pubbliche sotto forma di mostre d’arte industriale. Nel 1871 Lucini Passalacqua e realizzò un tour du monde e gli oggetti da lui raccolti furono esposti all’Esposizione Storica d’Arte Industriale di Milano nel 1874 e successivamente costituirono il museo giapponese presso la casa del Conte sul lago di Como, fino all’acquisto nel 1898 99 da parte del Comune di Milano

Info

MostreImpressioni d’Oriente. Arte e collezionismo tra Europa e Giappone  e Quando il Giappone scoprì l’Italia. Storie di incontri (1585-1890).

Dove: MUDEC (Museo delle Culture), via Tortona 56, Milano.

Quando: 1/10/2019 – 2/2/2020.

Orario: Lunedì 14.30-19.30. Martedì, mercoledì, venerdì, domenica 9.30 – 19.30. Giovedì e sabato 9.30 -22.30.

Ingresso: 14 € intero, 8 € ridotto.

Infoline: 02/54917 (lunedì- venerdì 10-17)

Sito del MUDEC

 

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