Fonderia Marinelli - @Lia Taddei
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LA VOCE DEGLI ANGELI - LA PONTIFICIA FONDERIA DI CAMPANE MARINELLI

Testo e foto di Lia Taddei

Le campane hanno avuto nei secoli una funzione pubblica, civica e religiosa, trasmettendo messaggi e acquisendo un valore simbolico.  Oltre a scandire il trascorrere del tempo e costituire un richiamo liturgico, svolgono da sempre la funzione di comunicare al popolo situazioni di pericolo imminente, gioie, dolori e lutti. Utilizzate nei rituali religiosi e magici di Occidente e Oriente, venivano e vengono tuttora usate per scacciare gli spiriti malevoli e allontanare i temporali, o per attirare gli Angeli con il loro suono, dolce e potente allo stesso tempo, e segnare un sacro legame fra l’Uomo e il Divino.

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LA FONDERIA PIU’ ANTICA D’ITALIA

In Italia sono poche le fonderie di campane rimaste ma è ad Agnone, piccolo borgo dell’Alto Molise, conosciuto anche come il “paese delle campane”, che nasce la voce degli Angeli. Qui, infatti, si trova la più antica fonderia in Italia, la Pontificia Fonderia Marinelli, dove i segreti e le tecniche di questo antichissimo mestiere vengono tramandati da padre in figlio. Una tradizione che perdura da oltre 1000 anni, oggi portata avanti dai fratelli Armando e Pasquale Marinelli.

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In questa antica fonderia di famiglia si realizzano campane e sculture bronzee a mano, utilizzando la tecnica della “cera persa” già conosciuta dai fonditori medievali e rinascimentali. Le campane, quindi, non sono fatte in serie ma ogni pezzo viene realizzato a mano su commissione da chiese, governi, imprese e organizzazioni e le sue campane si possono trovare in tutto il mondo. Molte delle campane realizzate dalla fonderia si trovano in Vaticano. La fonderia ha anche ottenuto il diritto e l’onore, conferitole da Papa Pio XI nel 1924, di effigiarsi dello Stemma Pontificio. La fonderia Marinelli ha fuso  campane tra le più importanti, come quelle del Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei, le campane di Montecassino, le campane della Cattedrale di Buenos Aires e la campana del Giubileo 2000 “Giovannea”, commissionata da Papa Giovanni Paolo II, il quale nel 1995 visitò personalmente la fonderia. Oltre ad affidare al bronzo il ricordo di eventi storici e religiosi, altre fusioni hanno dato alla luce campane ispirate a vari avvenimenti o destinate a personaggi della politica, dello sport, dello spettacolo, come ad esempio la “Mundial Bell” per il trionfo azzurro nei campionati di Spagna nel 1982 o la campana dedicata a Maradona per i mondiali del Messico.

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COME NASCE UNA CAMPANA

Fabbricare una campana è una vera opera d’arte e la sua realizzazione è una esperienza di notevole impatto emotivo. Il materiale utilizzato è il bronzo, una lega di rame e stagno che nel caso delle opere artistiche della fonderia Marinelli è di qualità purissima. Per la riuscita di una buona campana bisogna seguire determinate regole e misure, relative allo spessore, al peso, alla circonferenza e all’altezza, rapportate tra loro in base al timbro sonoro che si vuole ottenere. Ma soprattutto è l’intuito e l’esperienza di chi progetta e fonde che dà “voce” alla campana. C’è sempre un po’ di magia nella lavorazione: ogni campana ha un’anima diversa.

PROCEDURE COMPLESSE

Per realizzare una campana occorrono procedure molto complesse, un lavoro di artigianato che dura mesi: la progettazione, la costruzione del modello, la fusione e il collaudo.
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Per l’intero processo si va dai tre mesi per le campane più piccole fino a un anno per quelle più complesse. Si parte dalla costruzione di una forma costituita da Anima, Falsa campana e MantelloL’Anima: viene realizzata in mattoni, con l’aiuto di una sagoma di legno, che corrisponde al profilo della campana, lasciando la parte interna cava; l’anima che corrisponde all’interno della campana presenta un foro nella parte alta e viene ricoperta da un primo strato argilla. La Falsa campana: successivamente l’anima viene ricoperta con ulteriori strati di argilla speciale, sino ad ottenere una superficie levigata che avrà esattamente lo spessore voluto per la campana e sulla quale vengono applicate le cere con le iscrizioni dedicatorie, le immagini e i fregi artistici. Il Mantello: sulla falsa campana si applicano altri strati di argilla sino allo spessore desiderato. La forma così completata si riscalda con la tecnica della “cera persa” ovvero viene acceso il fuoco all’interno dell’anima per far sì che la cera si sciolga col calore lasciando impressa in negativo, all’interno del mantello, la composizione artistica. A questo punto si solleva il mantello, si distrugge la falsa campana e lo si ricolloca sull’anima.

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LA FUSIONE

Il modello è ora interrato nel fosso di colata dove avviene la fusione a circa 1150°C. Il bronzo liquefatto viene versato nelle singole forme riempendo lo spazio libero creatosi tra l’Anima e il Mantello. La fusione è un processo che non può permettersi il minimo errore, pena la cattiva riuscita del lavoro. Ha sempre una componente quasi mistica e delicata e come tale genera apprensione e va benedetta. Spesso questo viene fatto alla presenza di un sacerdote che accompagna con litanie e preghiere il culmine di tale fase produttiva.

FASI FINALI DELLA LAVORAZIONE

Solo dopo svariato tempo si potranno rompere le forme per vedere il risultato. Il metallo deve raffreddare poco a poco e senza sbalzi di temperatura. Dal suo raffreddamento può cambiare la “voce” della campana, che non è ancora terminata. Appena liberata del suo involucro, deve essere pulita: i bassorilievi vanno puliti con spazzole d’acciaio e poi a colpi di scalpello e di lima. Si tratta di un lungo e paziente lavoro affidato alle mani esperte di maestri artigiani. L’interno deve alla fine essere riguardato e vi si deve attaccare il battaglio. Per constatare inoltre che la campana sia perfettamente funzionante e non incrinata, vengono convocati degli esperti che con un diapason verificano il livello di tonalità della campana. Nel caso l’intonazione non sia quella voluta, si possono ottenere piccole correzioni, dell’ordine del quarto di tono o al massimo di mezzo tono, limando l’interno della campana.

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IL TEMPO SI E’ FERMATO

Visitare la fonderia è un’esperienza unica. Si tocca con mano il lavoro di questi artigiani che, con grande passione e dedizione, mantengono intatta un’arte millenaria. Le legna da ardere accatastata, le braci accese, gli arnesi antichi, le campane polverose che penzolano dal soffitto, le numerose placche di gesso raffiguranti Madonne e Santi appese alle pareti ci riportano indietro nel tempo. I gesti sono lenti, il rumore ovattato; c’è armonia nel lavoro di gruppo. Qui tutto è rituale e la tradizione si intreccia con una lavorazione che ha qualcosa di magico e dove è vivo il legame con il sacro e la spiritualità.

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Ho partecipato a vari workshop, viaggi fotografici e concorsi. Nel 2018 un paio di mie foto sono state selezionate e pubblicate nel magazine Cities (Italian Street Photography). Nel 2021 sono risultata prima classificata al 33°Gran Premio Fotografico, sezione bianco e nero, organizzato dal Circolo fotografico Fincantieri Wartsila di Trieste. Alcune mie foto sono state esposte in occasione del Festival Trieste Photo Days 2021. Un mio reportage di viaggio è stato selezionato per il contest Travel Tales Award ed è stato esposto nella mostra dedicata presso Otto Rooms & Gallery (Roma). Un paio di articoli corredati da mie foto sono stati pubblicati nella rivista on line “Dialoghi Mediterranei”. Ho partecipato a vari progetti fotografici collettivi a cui hanno fatto seguito le relative pubblicazioni in volumi dedicati.

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Lia Taddei

Sono una fotografa amatoriale appassionata di fotografia da quando ero ragazza. Una passione, ripresa solo negli ultimi anni dopo un lungo periodo di inattività, che oggi è diventata un modo per esprimere le proprie emozioni e per condividerle con gli altri. Amo viaggiare e fotografare soprattutto le persone nel loro ambiente, entrare a contatto con culture diverse. Quando non posso viaggiare sono alla ricerca di nuovi stimoli e cerco di sperimentare modi di fotografare diversi, cerco nuovi punti di vista. Ormai la fotografia fa parte di me e non perdo occasione per approfondire le mie conoscenze.

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