Kyaikhtiyo. Salvo per un capello, di Buddha

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Kyaikhtiyo. Salvo per un capello, di Buddha

di Federico Klausner

La [b]Golden Rock[/b], uno dei più importanti luoghi di pellegrinaggio birmano, pare dondolare sull’orlo dell’abisso dell’omonimo monte, nello stato Mon , 200 km a nord est di Yangon, la capitale. Invece è ben stabile, mantenuta miracolosamente in equilibrio da un [b]capello di Buddha[/b]. Narra la leggenda che Siddharta Gautama in uno dei suoi viaggi regalò una ciocca di capelli al monaco eremita Talk Tha che a sua volta la donò al re perché fosse conservata sotto una roccia che gli assomigliasse. Il re, che possedeva poteri soprannaturali, la scovò in fondo al mare e la poggiò sul monte [b]Kyaikhtiyo[/b]. Sotto di essa i capelli e sopra un piccolo stupa di 7 m.

La roccia d’oro

Deve il suo aspetto luccicante alla devozione dei fedeli che a migliaia incollano sulla sua superficie, come in generale su tutte le statue sacre, minuscoli pezzi di sottilissima [b]foglia d’oro[/b], ottenuta con un procedimento artigianale a base di colpi di mazza ritmati da un metronomo. Sono incredibilmente autoadesive e vendute in pacchetti, separate da oleosa carta di bambù, anch’essa ottenuta con un laborioso e arcaico procedimento.

Una strada impervia

Per raggiungere[b] Kyaikhtiyo[/b] occorre molta determinazione. Non sono tanto la distanza da Yangon (4 ore, 13 €), o la sua altezza (1.100 m.) a rendere il viaggio faticoso. Da [b]Kimpun[/b], il villaggio ai piedi della montagna, ci sono due alternative: proseguire a piedi per 16 km, insieme ai pellegrini che, ripetendolo per 3 volte nell’arco di un anno, riceverebbero in cambio benessere e ricchezza. Oppure saltare su un [b]camioncino[/b] il cui cassone è attrezzato con file di panchette in legno, che stipano una trentina di persone, e che non parte finché tale numero non è raggiunto. O qualche turista paga per i posti vuoti estenuato dal l’attesa, dato che per i birmani il tempo non è denaro. Ai mezzi privati è proibito l’accesso per questioni di sicurezza. Seguono 45 minuti di [b]ripidi tornanti[/b] in cui si rimpiange il passo lento dei pellegrini e il loro possibile premio. Le sofferenze terminano a [b]Yatetaung[/b]. Il camion depone il suo carico umano e si deve proseguire a piedi per poco più di 1 km di ripida salita, la cui parte finale, oltre due grandi [b]statue di leoni[/b] a guardia della pagoda, occorre percorrere pure scalzi. Chi proprio non ce la fa contratta con qualche baldo ragazzotto un principesco trasporto in portantina.

Una visione mistica

La [b]Golden Rock[/b] non è l’unico edifico sacro. Intorno ad essa sono costruiti qui e là templi e tempietti più recenti e dedicati ai nat e a diverse divinità. Una serie di piattaforme raccoglie la folla dei pellegrini che riparandosi all’ombra degli alberi si rifocillano e scattano foto. Tra preghiere e incensi, molti si recano ai piedi della roccia per incollare la loro foglia d’oro. Non le donne però cui è proibito toccare la statua. C’è un modo certo per distinguere i turisti occidentali: tutti sdraiati per terra a controllare se nel punto di contatto tra la roccia, alta oltre 7 m. per 15 di circonferenza, e il suo piano di appoggio ci siano veramente i capelli del Buddha. Per respirare davvero [b]Kyaikhtiyo[/b], però, occorre esserci per il tramonto, quando il sole colora la roccia di rosso, infuocando l’oro e quando, nella luce attenuata, si accendono centinaia di ceri e bastoncini di incenso che avvolgono in una nuvola di fumo surreale silhouette scure in preghiera e la devozione dei fedeli pulsa come materia viva. I pellegrini restano a dormire per terra nei piazzali, sistemati alla meglio; per i turisti, scavalcati i corpi, ci sono gli hotel più o meno vicini alla Roccia. Il sonno sarà breve, dato che alle 4, con le prime luci, ricominciano le litanie e davanti alla Golden Rock si preparano [b]piatti di cibo[/b] che saranno benedetti e poi consumati con i propri congiunti, in una specie di ascetico picnic. Riso, frutta, verdura ornati di fiori che diffondono nell’aria profumi celesti.

Info utili

[b]Come arrivare:[/b] Kyaikhtiyo si trova in cima al monte Kyaikhto a 4 ore da Yangon in bus. Dal villaggio di Kimpun si procede con un camion per un’ora e quindi una salita a piedi per un’altra ora (c’è un servizio di portantine per chi non ce la fa)

[b]Quando andare:[/b] La stagione secca, la migliore, va da novembre a febbraio. A gennaio (il periodo del festival) la temperatura sulle montagne può scendere anche sotto zero.

[b]Suggerimenti:[/b] Per vivere appieno l’atmosfera del posto è indispensabile arrivare prima del tramonto e scendere dopo l’alba. Nelle vicinanze del santuario ci sono diversi semplici hotel. il più conveniente come posizione è il Mountain Top Hotel www.lodgingmyanmar.com/kyaikhtiyo/mountaintop.html

[url”Myanmar Travel Information”]http://myanmartravelinformation.com/2012-03-20-09-57-19/kyaikhtiyo-golden-rock.html[/url]; [url”Myanmar Visa”]https://www.myanmarvisa.com/[/url]; [url”Viaggi in Myanmar”]http://www.viaggimyanmar.it/indirizzi_e_informazioni_utili-1560-173.htm[/url]

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