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JAGO E L’ARTE DEL “FARE”

Pietà. ph Massimiliano Ricci
Pietà (particolare). 2021. Basilica di Santa Maria in
Montesanto, in Piazza del Popolo (Roma). ph Massimiliano Ricci

JAGO E L’ARTE DEL “FARE”

Testo Tommaso Zijno

Nel cinquecento Michelangelo teorizzava che per scultura è da intendersi solo quell’arte che si fa per forza del “levare”. Il Vasari, ad ulteriore conferma, affermava che la specificità della scultura consiste proprio nel rimuovere il superfluo dalla materia per ridurre a forma ciò che nella mente dell’artista è altresì disegnata. A tale concezione neoplatonica, per cui l’immagine è insita nel blocco di pietra, si ricollega anche il lavoro di Jago, giovane artista anagnino che plasma la pietra, mostrandone l’essenza.

Ph. Dirk Vogel
Pietà. Basilica di Santa Maria in
Montesanto, Piazza del Popolo (Roma). ph M. Ricci.

La sua figura incarna il prototipo dell’artista contemporaneo: è al contempo uno scultore del suo tempo e un abile comunicatore, che autonomamente si assume il compito di dialogare con il mondo. Utilizza il marmo come materiale nobile legato alla tradizione, ma tratta temi fondamentali dell’epoca che abita. Jago guarda a ciò che lo circonda, gli dà forma e lo condivide. Come riporta egli stesso, che fin da giovane ha frequentato i luoghi della Toscana in cui si muovevano i grandi artisti del passato, «tutto è contenuto». Nasce quindi da un istinto di naturale emulazione il suo percorso artistico per poi evolversi a contatto con le influenze a lui contemporanee. Egli fa della pietra il suo soggetto (e non oggetto) prediletto, poiché essa, al contrario di altri medium, è in grado di raccontare una storia, custodendone le memorie.

Il figlio velato (2019)
Il figlio velato (2019). Cappella dei Bianchi, nella chiesa di San Severo Fuori le Mura a Napoli
Venere (2018)

La scultura di Jago non esce dal confine del blocco di marmo: tutto nel suo lavoro è pensato per dialogare, esemplificando il rapporto tra la forma e lo spirito e discostandosi da un tipo di arte eccessivamente concettuale, in cui l’idea è troppo spesso svincolata dall’azione. La sua è un’arte del “fare”, legata al tatto, al lavoro con lo scalpello e alla scoperta della relazione tra mente e corpo. Jago riporta in auge l’idea dello hic et nunc, scolpendo “se stesso” e sovrapponendo la sua mano a quella del tempo.

Habemus Hominem - 2009 - 2016, marmo statuario
Habemus Hominem – 2009 – 2016, marmo statuario

Un gesto meditativo, un rituale, che lega indissolubilmente lo spirito dell’artefice a quello del proprio artefatto. Un processo volto a liberare, dalla “pelle” che la protegge, la “anima” più profonda che ogni blocco di pietra ingloba e nasconde. Il confronto con i grandi artisti del passato viene infine a costituirsi non solo sul piano materiale del supporto, quanto più su una concezione ideale che porta lo scultore ad essere guidato dall’anima della pietra che infuria sotto la pelle del marmo, facendosi artefice della liberazione formale di un vitalità immanente.

Tommaso Zijno

La pelle dentro – 2010
Look Down (2019)
Pietà (particolare). 2021. Basilica di Santa Maria in
Montesanto, in Piazza del Popolo (Roma). ph Massimiliano Ricci

Bio

Jago è un artista italiano che opera nel campo di scultura e produzione video. Nasce a Frosinone (Italia) nel 1987, dove ha frequentato il liceo artistico e poi l’Accademia di Belle Arti (lasciata nel 2010). La ricerca artistica di JAGO fonda le sue radici nelle tecniche tradizionali e instaura un rapporto diretto con il pubblico mediante l’utilizzo di video e dei social network, per condividere il processo produttivo. All’età di 24 anni, su presentazione di Maria Teresa Benedetti, è stato selezionato da Vittorio Sgarbi per partecipare alla 54a edizione della Biennale di Venezia, esponendo il busto in marmo di Papa Benedetto XVI (2009) che gli è valso la Medaglia Pontificia. La scultura giovanile è stata poi rielaborata nel 2016, prendendo il nome di Habemus Hominem e divenendo uno dei suoi lavori più noti. Dal 2016, anno della sua prima mostra personale nella Capitale, ha vissuto e lavorato in Italia, Cina e America. È stato professore ospite alla New York Academy of Art, dove ha tenuto una masterclass e diverse lezioni nel 2018. A seguito di un’esposizione all’Armory Show di Manhattan, Jago si trasferisce a New York. Qui inizia la realizzazione del Figlio Velato, esposto permanentemente all’interno della Cappella dei Bianchi, nella chiesa di San Severo Fuori le Mura a Napoli. Nel 2019, in occasione della missione Beyond dell’ESA (European Space Agency), JAGO è stato il primo artista ad aver inviato una scultura in marmo sulla Stazione Spaziale Internazionale. L’opera, intitolata The First Baby e raffigurante il feto di un neonato, è tornata sulla Terra a febbraio 2020 sotto la custodia del capo missione, Luca Parmitano. Nel novembre dello stesso anno realizza l’installazione Look Down, che viene collocata in Piazza del Plebiscito a Napoli, per poi essere successivamente esposta nel deserto di Al Haniyah a Fujairah (UAE). Il 1 ottobre 2021 JAGO installa l’opera La Pietà nella Basilica di Santa Maria in Montesanto, in Piazza del Popolo (Roma) e il 12 marzo 2022 inaugura l’esposizione JAGO – The Exhibition presso Palazzo Bonaparte a Roma.

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Apparato circolatorio – 2017 – Ceramica


Apparato circolatorio – 2017 – Ceramica


Attraverso (2015). Sasso di fiume, marmo


Memoria di Sé (2015)

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