In Ladakh sulle tracce del fiume Zanskar: viaggio verso il cielo

Ph Bruno Zanzottera

di redazione | @travelglobemag

Il Ladakh, la terra dei molti passi, è un Paese dai paesaggi montani aspri ma profondamente emozionanti, disseminati da monasteri buddisti e villaggi autentici. Un luogo senza tempo dove la vita, soprattutto in inverno, può rivelarsi una continua sfida: il gelo e la neve, infatti, ghiacciano i fiumi costringendo all’isolamento molte zone. Proprio come accade nella valle dello Zanskar dove gli insegnanti approfittano del fiume ghiacciato per raggiungere, con un lungo e difficile cammino, le scuole.

In estate, però, il cielo limpido e l’aria fresca rendono questo Paese uno dei più piacevoli da visitare in India. Il Ladakh è una regione dove il buddismo si diffuse in epoche antichissime ed è tutt’ora preservato, impregnando nel profondo la mentalità e la cultura dei popoli che abitano queste valli. È spiegata così la presenza nelle valli di tanti stupa ricoperti di bandierine colorate. Si trovano anche sui passi di montagna, lasciate come simbolo di buon auspicio per i viaggiatori, perché secondo il credo locale “più si è in alto, più si è vicino a Dio”. E, in effetti, attraversare i passi più alti del percorso, che raggiungono i 5.056 e I 5.350 mt, fa sentire di poter toccare il cielo con un solo dito.

Buddismo nella valle dello Zanskar, tra preghiere e monasteri

Ph Bruno Zanzottera

La tradizione delle bandierine colorate, su cui sono iscritte le preghiere, è tipica di tutto il buddhismo tibetano. Si trovano all’interno dei gompa, sulle statue, tra gli alberi e gli arbusti, sulle rocce e ovunque si voglia esprimere il culto. In Ladakh, dove le distanze da percorrere sono spesso molto lunghe, la presenza delle bandierine è particolarmente suggestiva: stagliandosi sullo sfondo della natura incontaminata invitano alla pace e alla pratica di consapevolezza buddista.

La tradizione buddista nello Zanskar, in particolare, è molto antica: pare che questa filosofia sia giunta prima qui che nel Tibet centrale e ne è la prova la statua rupestre di Mulbeck che rappresenta il Buddha del prossimo ciclo, Maitreya, che molti archeologi considerano essere non più tarda del V secolo. Tra le figure storiche che rimase a lungo nello Zanskar c’è il mistico indiano Naropa, autore del testo cui fanno riferimento ancora oggi yogi tibetani e praticanti tantrici.

In un ambiente così pregno di storia e misticismo, non potevano mancare i monasteri che spesso occupano luoghi scenograficamente unici. Tra i principali della valle ci sono Padum, Thongde, il convento di Zangla, ma soprattutto Karsha e Sani:

  • Karsha: visti da lontano, il monastero ed il villaggio sembrano fusi all’interno della ripida montagna rossa. Il chiostro superiore si raggiunge salendo la scalinata: da qui si accede alla sala di preghiera. Con i suoi tanti dipinti murali rappresenta forse il gompa più bello, ma è famoso soprattuto per il Gustor, il festival che si svolge ogni luglio. Due giorni di celebrazioni fatte di danze, canti, preghiere accompagnate dal suoni di cimbali, corni e tamburi. Parte integrante del contesto profondamente religioso del Gustor sono anche gli aspetti della vita del villaggio come la danza di novelli sposi a cui vengono donate sciarpe rituali e denari, i giochi del giullare che scherza con tutti e insegue bimbi e ragazze emolto altro.
  • Sani: insolitamente, il monastero non è costruito su una collina o una montagna ma su un terreno pianeggiante. Ha la forma di un castello mentre il tempio più piccolo dedicato a Naropa è decorato con bassorilievi unici in stucco dipinti con colori vivaci e con nicchie per le immagini sacre. C’è anche una magnifica piantagione di enormi vecchi pioppi adiacente al gompa: una rarità nello Zanskar, per lo più arido. Anche qui, tra luglio e agosto, si svolge un importante festival, il Naro Nasial. Si tratta di una grande celebrazione per evocare la presenza di Naropa; e le cerimonie prevedono danze rituali, un momento molto bello per scoprire l’autenticità della gente di Sani, che ha un trasporto forte e naturale verso i saggi della loro tradizione religiosa.

Curiosità

Lungo i bordi delle strade del Ladakh è facile imbattersi in cartelli e colonne dipinte di giallo sui quali sono scritte frasi in inglese, che riguardano la sicurezza stradale come “After whisky driving risky” o “Let you insurance policy mature before you”. Questi moniti fanno parte del progetto Himank, inaugurato nell’agosto del 1985, a tutela di viaggiatori e lavoratori che operano sue queste impervie strade, spesso in condizioni climatiche difficili.

Inoltre, tipico delle valli più settentrionali è il cammello battriano. Alto circa due metri, è diffuso in Asia centrale ed è utilizzato per la carne, il grasso, il latte, la lana e come animale da trasporto. Introdotto in Italia fin dall’epoca romana come animale da soma, da guerra e da circo, fu utilizzato saltuariamente fino al Settecento. Il cammello battriano è anche il titolo dell’interessante libro di Stefano Malatesta, che racconta il suo viaggio lungo la Via della Seta sulle tracce di geografi, avventurieri e pellegrini.

Info utili

Lo Zanskar è la regione più remota dell’Himalaya indiano: situata oltre i versanti settentrionali delle ripide montagne glaciali del nord dell’Himachal Pradesh, è un insieme di valli profondissime che convergono a ovest verso il fiume Dado e a est nello Tsarap, che unendosi formano il possente fiume Zanskar. Una zona impervia, dunque, ma da vedere per i suoi scenari mozzafiato.

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