Il piccolo mondo della Bassa Parmense

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Il piccolo mondo della Bassa Parmense

di Silvana Benedetti

A pochi chilometri da Parma, c’è un mondo, anzi un “piccolo mondo” da scoprire. Si tratta della Bassa Parmense, un grande tratto di Pianura Padana. Una campagna verde, carica di seduzione, che si estende tra la via Emilia e il corso lento e maestoso del Po; un’area ricchissima di castelli, chiese e abbazie, borghi medievali, cantine e osterie.

Una terra con un’antica e fiorente agricoltura, la stessa che fece da sfondo alle indimenticabili vicende di Don Camillo e Peppone, amatissimi personaggi usciti dalla penna sarcastica di Giovannino Guareschi.      

Una provincia dove cultura e buon cibo si uniscono in un felice connubio. Luoghi in cui sono nati uomini che hanno segnato in modo indelebile la storia dell’opera, del melodramma e della letteratura.

Quella fettaccia di terra distesa lungo la riva destra del Po, fra Piacenza e Guastalla, con le sue strade lunghe e dritte, le sue case piccole pitturate di rosso, di giallo e blu oltremare, sperdute in mezzo ai filari di viti.

Così descriveva lo scrittore questi luoghi ameni. Per ritrovare lo spirito di Giovannino Guareschi e le sue idilliache atmosfere, occorre andare a Roncole, frazione del comune di Busseto.

A Roncole è conservato l’Archivio Guareschi, costituito da ben 200.000 documenti, dove è allestita una mostra antologica permanente, istituita degli eredi, il figlio Alberto e le nipoti Angelica, Antonia e Camilla. La mostra raccoglie e documenta la vita e le opere di quello che fu, oltre che scrittore, disegnatore, giornalista e umorista.  Opere che sono state tradotte in quasi tutte le lingue del mondo. 

Indro Montanelli sosteneva che non si poteva capire l’Italia del Dopoguerra senza leggere i libri di Giovannino Guareschi.

Il paese di Roncole è legato a un altro grande italiano: Giuseppe Verdi.  Il Maestro amava definire se stesso come “un paesano delle Roncole”. Giuseppe Fortunino Francesco Verdi, figlio di Carlo e Luigia Uttini, nacque alle Roncole di Busseto il 10 ottobre 1813 in una piccola casa colonica, oggi monumento nazionale. Nel modesto edificio, adibito anche a posteria, situato a un crocevia al centro del villaggio, il padre gestiva un’osteria con annessa bottega di generi vari, la madre era filatrice. Oggi l’umile casetta è stata trasformata in un museo che raccoglie alcuni degli oggetti di uso domestico della famiglia e le memorie del Maestro di Busseto. Info: www.casanataleverdi.it

Busseto e i luoghi verdiani

Nella vicina Busseto numerosi sono i luoghi che celebrano la memoria e la grandezza di Verdi. Il teatro a lui dedicato è un piccolo gioiello ubicato nella Rocca. La costruzione del teatro avvenne negli anni compresi tra il 1856 e il 1868, nonostante il parere contrario del Maestro. Egli era in contrasto con i bussetani per la loro invadenza nella sua sfera privata e perché riteneva il nuovo teatro “di troppa spesa e inutile nell’avvenire”.

Così all’inaugurazione solenne del 15 agosto 1868, quando, per onorarlo, quasi tutte le signore si vestirono di verde, mentre per i signori il verde fu d’obbligo nelle cravatte, egli fu vistosamente assente, benché venissero nell’occasione allestite due sue opere: Il Ballo in maschera e il Rigoletto. Anche in seguito si guardò bene dal mettervi piede, pur avendo offerto la notevole somma di £. 10.000 per la sua costruzione e pur possedendovi un palco. 

Il Museo di Casa Barezzi, nel centro storico di Busseto, fu luogo della prima formazione musicale e affettiva del giovane Giuseppe Verdi. Droghiere benestante e grande appassionato di musica, Antonio Barezzi intravvide precocemente l’attitudine di Giuseppe Verdi per la musica e lo chiamò nella propria casa come insegnante della figlia Margherita. Verdi abitò in casa Barezzi e qui sbocciò l’amore tra lui e Margherita che in seguito sposò. Le sale di questo spazioso appartamento ospitano il pianoforte (che il maestro Riccardo Muti, cittadino onorario di Busseto, non ha voluto suonare per rispetto alla sacralità del cimelio); il ritratto di Antonio Barezzi e quello a carboncino del giovane Verdi, sicuramente la sua prima immagine pervenutaci; le lettere autografe tra cui la dedica dell’opera Macbeth al suocero (1847) e gli appelli patriottici (1859). Info: www.museocasabarezzi.it | www.bussetolive.com

Soragna, la Signora della Bassa 

A una manciata di chilometri da Busseto incontriamo Soragna, una località che vanta antiche origini e l’appellativo di Signora della Bassa, dominata dall’imponente Rocca Meli Lupi, uno dei celebri castelli del Ducato di Parma e Piacenza. Una splendida e fastosa residenza, ancora oggi abitata dagli eredi, un maniero dal solenne portamento sottolineato dai leoni settecenteschi all’ingresso. La rocca è citata come un esempio prezioso del primo Barocco: le sue sale, infatti, conservano inalterati gli originari mobili e arredi, realizzati e dorati in buona parte a Venezia, che spiccano per sontuosità ed eleganza. Grottesche e affreschi lungo gallerie sontuose e corridoi di specchi, sono firmati da artisti di fama. Stupende la Sala del Trono e la Camera Nuziale.  Attorno alla Rocca Meli Lupi spiccano il romantico giardino all’inglese con piante secolari, il laghetto con l’Isola dell’Amore e statue neoclassiche. Info: www.roccadisoragna.it

Soragna si trova inoltre al centro della Strada del Culatello, la zona infatti è conosciuta per la produzione di Culatello di Zibello, da gustare insieme alle altre specialità del territorio e all’immancabile Parmigiano Reggiano. 

Una visita al Museo del Parmigiano

A proposito del re dei formaggi, imperdibile è una visita al Museo del Parmigiano Reggiano. 

Nel paese di Bengodi, dove chi più dorme più guadagna, si trova una montagna enorme di formaggio grattugiato dal quale ruzzolano grossi ravioli e maccheroni d’ogni forma cotti in brodo di cappone. 

È con queste parole che a metà del Trecento Giovanni Boccaccio, nel suo Decamerone, cita il Parmigiano per condire i maccheroni e i ravioli. Il Parmigiano Reggiano racchiude in sé un viaggio unico e straordinario lungo nove secoli, che si compie ancora oggi negli stessi luoghi con la stessa tecnica. Il Museo ha sede nello storico Casello ottocentesco che sorge all’ombra della Rocca Meli-Lupi. Antica tenuta agricola di origine settecentesca, la Corte Castellazzi, sede del Museo, è composta dalla casa colonica con stalla e fienile e dal prezioso caseificio di forma circolare con colonnato, adibito per secoli alla produzione del formaggio, dove si trovano esposti gli strumenti e gli attrezzi impiegati nella lavorazione del Parmigiano Reggiano. Un’esposizione museale di oltre 120 oggetti, databili tra il 1800 e la prima metà del Novecento, e di un centinaio di immagini, disegni e foto d’epoca, che illustrano l’evoluzione delle tecniche di trasformazione del latte, le fasi della stagionatura e della commercializzazione e il ruolo fondamentale del Consorzio del Parmigiano Reggiano a tutela della qualità. Info: www.museidelcibo.it

San Secondo Parmense il regno della spalla cotta   

San Secondo parmense è un importante centro agricolo di antiche origini, posto sulla Strada del Culatello e fu feudo e residenza ufficiale dei conti e marchesi Rossi fino al 1817.

Scoprire le bellezze storiche e culturali di San Secondo significa prima di tutto visitare la Rocca dei Rossi, maestoso maniero che si erge fiero nel centro storico. Di notevole interesse storico-artistico la Rocca dei Rossi, fu fatta costruire da Pier Maria II ( Il Magnifico) nella prima metà del ‘400;  in gran parte danneggiata sul finire dello stesso secolo è stata  ricostruita nei primi anni del ‘500, in gusto squisitamente rinascimentale. Potere, intrighi, guerre: la famiglia dei Rossi ha segnato profondamente la storia del parmense, imponendosi come uno dei casati più illustri e di cui ancora oggi leggiamo le gesta attraverso gli affreschi della sontuosa Rocca. Entrare nelle sale della Rocca dei Rossi significa iniziare un meraviglioso viaggio tra favole e miti. Superba la Sala delle Gesta Rossiane e  molto  suggestivo è  il racconto, in 17 riquadri, dell’Asino d’Oro. L’imponente apparato di affreschi è ancora oggi perfettamente conservato. Come in tutti i castelli medioevali, anche nella Rocca dei Rossi c’è una leggenda legata ad un fantasma: si narra che una giovane fanciulla venne trucidata non ancora ventenne e che la sua presenza ancora si avverta, certe sere, a mezzanotte, nel castello. 

La spalla cotta di San Secondo 

San Secondo è famosa anche per la gastronomia, soprattutto per la tipica Spalla cotta e il vino Fortana. È noto che il maestro Giuseppe Verdi fosse un buongustaio e, in particolare, un estimatore della Spalla cotta di San Secondo. Usava infatti inviare agli amici il salume come dono accompagnando il pacco con un lettera nella quale forniva le informazioni per prepararla e servirla al meglio. Un salume raro, particolarmente radicato nel territorio e talmente antico che le prime testimonianze risalgono al 1170. La differenza tra la Spalla cotta di San Secondo e il prosciutto cotto non è solo nel taglio della carne, ma soprattutto nella lavorazione. La Spalla cotta di San Secondo viene realizzata ancora oggi artigianalmente da alcuni produttori. Per assistere al procedimento lungo e complesso della sua produzione,  suggeriamo una visita presso il salumificio Emanuele Cavalli ( Via G. Verdi 31), specializzato proprio nella lavorazione del taglio anteriore del suino. 

Sissa Trecasali sulle sponde del Po 

La nostra ultima tappa è Sissa Trecasali adagiata sulla riva destra del Po. Una zona interessante dal punto di vista storico-culturale con la sua Rocca dei Terzi. Probabilmente eretta nel secolo XIV dai Terzi che ne erano feudatari, al suo interno si trovano vaste aule settecentesche con volte a vela e a crociera (una delle quali, presenta l’affresco del Giorno che scaccia la notte di Sebastiano Galeotti). 

Sissa Trecasali dispone anche di un patrimonio naturalistico importante a partire dai “Fontanili” di Viarolo, tra gli ultimi esempi di risorgive della Bassa Parmense sino ad arrivare ai “Boschi Maria Luigia” nei pressi di Coltaro, passando dal “Parco della Fornace” di Gramignazzo, i cui mattoni vennero utilizzati per la ricostruzione del Campanile di San Marco a Venezia nel 1911. È possibile effettuare viaggi sul Po, il Grande Fiume, che negli ultimi mesi ha ottenuto il riconoscimento di Riserva Biosfera Mab Unesco, per la presenza di un habitat ben conservato.

Si possono prenotare ed effettuare gite in barca, grazie alle imbarcazioni presenti nel Porto Turistico Regionale di Torricella, con gli affidabili barcaioli dell’Associazione Nautica,  oppure noleggiare gratuitamente mountain bike per visitare il territorio.

Il Po possiede un fascino che si può scoprire anche in bicicletta, lungo la Ciclotaro di Trecasali, il percorso Verdi di Busseto e la ciclopista BiciParmaPo, 50 km sull’argine del fiume da Polesine a Mezzani. Il percorso è intervallato da alcuni attracchi fluviali dedicati al turismo: il Porto a Polesine, la Nautica di Torricella a Sissa, la Motonautica di Sacca di Colorno e l’attracco a Mezzani. Da non perdere è l’accoppiata bici-battello per trasportare gratuitamente la bici nel tratto Polesine-Torricella, guadagnando tempo e fatica.

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