I RITI ANCESTRALI DEL VODOO

I RITI ANCESTRALI DEL VODOO

Testo e foto di Bruno Cattani

Nell’immaginario occidentale il Voodoo evoca una fascinazione tribale dai riti ancestrali che intriga e spaventa al contempo. La ricerca di un’Africa autentica e densa ancora delle sue origini primordiali mi ha portato a ricercare le tracce della religione più antica della Terra, in Togo e Benin, due stati poco conosciuti dal turismo paesaggistico e naturalistico, ma ricchi di gruppi tribali che conservano ancora l’eredità dei loro antenati.


Secondo i togolesi il Voodoo ha origine insieme alla Creazione e accompagna l’evoluzione dell’uomo sin dalle sue origini, per l’esattezza si sviluppa lungo il fiume Mono, il confine naturale tra Togo e Benin, e si basa sulla venerazione della natura e degli antenati credendo fermamente nella coesistenza tra i vivi e i morti. Il mondo dei morti è sovrapposto a quello dei vivi ed è possibile accedervi per mezzo di spiriti, maschere, feticci, rituali e intermediari di vario tipo che costituiscono il legame con la divinità.

Vodoo. ph.Bruno Cattani©

Il Voodoo può quindi essere condensato in un messaggero dell’invisibile per mezzo del quale l’uomo può mettersi in contatto con Dio, Mahou, e le sue innumerevoli divinità, o voodoos quali la terra, l’acqua, la giustizia, la guarigione e molti altri. I voodoos sono spiriti creati da Dio, con il compito di prendersi cura delle vicissitudini degli esseri umani, ognuno interviene per una particolare sfera dell’esperienza umana grazie all’intercessione dei sacerdoti accompagnati dai loro specifici rituali collettivi


La vita quotidiana di queste popolazioni è profondamente intrisa di gesti, amuleti, azioni, danze, sacrifici e rituali che richiamano il loro legame con il voodoo. La loro pelle è segnata dall’appartenenza tribale, i loro indumenti raffigurano simboli e codici religiosi, le loro case sono protette da statue e feticci, la loro vita comunitaria ruota attorno ai rituali, la loro salute fisica dipende dai rimedi che i sacerdoti gli indicano e il timore verso ciò che è giusto o sbagliato guida le loro azioni.



Alcuni individui hanno il dono della trance attraverso la quale gli spiriti possono rivelarsi ed esprimersi e sono capaci di predire il futuro. Molti stati di trance o molte maschere, come le Ghelede, hanno funzioni educative e promuovono atteggiamenti morali. Così come alcuni feticci sono in grado di trasferire dolorose punizioni a chi si è comportato male o ha agito scorrettamente.



Non dimenticherò mai l’emozione che ho provato la prima volta che ho visto una maschera Egun. Eravamo in un piccolo villaggio nel cuore del Benin, il caldo umido era asfissiante, l’eccitazione e la curiosità mi avevano creato una certa ansia, ad un tratto una figura colorata e scintillante è apparsa illuminata da una luce potente come solo il sole africano sa essere. È stato veramente difficile concentrarmi e cominciare a scattare, tanto era il fascino che ho subito da queste maschere rituali.

Secondo la credenza voodoo queste maschere sono animate dagli spiriti degli antenati che grazie a questi corpi transitori possono comunicare con le loro famiglie dispensando consigli e guida. Io da buon fotografo, maniaco dell’estetica, mi sono avvicinato per sistemare un lembo del vestito e mi è stato gentilmente ricordato che gli spiriti non si toccano: può essere fatale!








Questo legame con la memoria degli antenati ha suscitato in me il desiderio di immergermi in questo mondo e mi ha permesso di aggiungere una tappa nel mio percorso artistico lungo la riflessione sul tema della memoria. Per questo ho deciso di accompagnare i ritratti fotografici ai tessuti locali, così ricchi di forme e colori simbolici che rafforzano una storia che ha origine con la genesi del mondo.

Bio

Bruno Cattani inizia a fotografare nel 1982 ed è fotogiornalista dal 1988. Nel 1996 partecipa a una ricerca fotografica sui Musei di Reggio Emilia, iniziando il suo studio su i luoghi dell’arte. Negli anni riceve numerosi incarichi nell’ambito della ricerca fotografica per musei quali il Musée Rodin, il Musée du Louvre, l’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi, l’Istituto Nazionale per la Grafica, il Pergamonmuseum di Berlino e la Soprintendenza Archeologica di Pompei.

Nel 2000 è presente nell’esposizione D’après l’Antique al Museo du Louvre e, nello stesso anno, la sua mostra L’arte dei luoghi è inserita all’interno del programma del Mois de la Photo di Parigi. Figure Nel Tempo è il titolo della personale che si tiene, nel 2002, alla Galleria Civica di Modena a cura di Walter Guadagnini. Nel 2003 espone alcune sue fotografie che gli sono state commissionate dal Musée Rodin di Parigi, nella mostra curata da Sandro Parmiggiani Camille Claudel. Anatomie della vita interiore tenutasi a Palazzo Magnani di Reggio Emilia. Partecipa alla collettiva Ritratto di una collezione alla Fondazione Maeght di Saint Paul de Vence. Nel 2005 inizia la sua ricerca sulla memoria che si snoda come un viaggio all’interno del ricordo, nel quale egli cerca di far rivivere il passato emozionale attraverso immagini narrative ed evocative. Nel 2008 partecipa alla terza edizione della manifestazione Fotografia Europea di Reggio Emilia. Nella primavera del 2010 presenta la mostra personale Memorie con un libro edito da Allemandi a cura di Sandro Parmiggiani.

Nel 2007 è invitato ad esporre alla Biennale della Fotografia di Salonicco e partecipa alla collettiva Italia – Provenza, organizzata dalla Fontaine Obscure d’Aix-en-Provence. Nel 2008 la Fondazione Pistoletto di Biella lo invita a presenziare alla mostra Paesaggi piemontesi e nello stesso anno è tra gli artisti chiamati a prendere parte alla mostra Collection Reggio Emilia nell’ambito del Mois de la Photò 2008 di Parigi. 

Sue fotografie sono presenti al DARC di Roma nella mostra Architettura come paesaggio ove sono esposte le immagini dei lavori più importanti realizzati dallo Studio Gabetti ed Isola Architetti di Torino.

Espone alla collettiva Il furore delle immagini. Fotografia italiana dall’Archivio d’Italo Zannier nella collezione della Fondazione di Venezia a cura di Denis Curti presso la Fondazione Bevilacqua la Masa di Venezia.

È tra gli artisti invitati in mostra al Padiglione Italia della 54° Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia con sei fotografie del lavoro Memorie selezionate da Italo Zannier.

Il suo progetto Eros, dedicato alle forme corporee nel mondo della statuaria, frutto di anni di ricerca stilistica all’interno di spazi espositivi in tutta Europa, viene proposto per la prima volta al Chic Art Fair di Parigi nel 2012.

Il Musée Réattu di Arles lo inserisce in Musée Réattu, Acte V, mentre Italo Zannier e Denis Curti lo portano alla Galleria d’arte moderna e contemporanea di Pordenone nella mostra Italo Zanier. La sfida della Fotografia. Un inedito racconto per immagini.

Sognare giocando, un’incursione nel mondo fantastico dell’infanzia attraverso i giocattoli, è un progetto proposto ad Arte Fiera di Bologna nel 2013 e al Mia di Milano nel 2014.

Il 2014 è l’anno della ristampa del volume Memorie, edito da Danilo Montanari Editore, un nuovo capitolo della sua ricerca che prosegue con molti nuovi scatti, in occasione della personale alla Bugno Art Gallery di Venezia e di quella al festival di Spilimbergo, promossa dal CRAF e a fine 2015 presso la Photographica Fine Art di Lugano.  Il coreografo Valerio Longo sceglie le immagini tratte da Eros per il video di Nude Anime, spettacolo realizzato per La Fondazione Nazionale per la Danza Aterballetto.

Nel 2016 partecipa a collettive in diverse gallerie ed espone al Palazzo Ducale, Fondazione per la Cultura di Genova, con il progetto The Memory Box tratto dalla serie Memorie. Nel mese di dicembre presenta, sempre a Genova, una sua personale Carousel presso la VisionQuesT contemporary photography.  Qualche mese più tardi, nel numero di febbraio 2017, il British Journal of Photography gli dedica un articolo sul progetto Carousel nella sezione Projects.  

È presente in molte fiere di fotografia in tutto il mondo (Arte Fiera Bologna, Mia Milano, Torino, Verona, Parigi, Bruxelles, Miami, Lione e Photo London).

Per due anni consecutivi è tra i finalisti del premio BNL al Mia 2013- 2014 e vincitore nel 2015.

Nel 2017- 2018 dà vita a Frammenti, un nuovo lavoro in continuità con Memorie, che espone al Festival della Fotografia Europea di Reggio Emilia, alle Officine Fotografiche di Roma, ad Arte Fiera di Bologna, a Photo London e realizza una pubblicazione con Corsiero Editore.

Viene invitato a partecipare alla collettiva in occasione dei 150 anni del Musée Réattu di Arles.

Nel 2019 pubblica Eros con Artphilein Editions partecipa per il quarto anno a Photo London e presenta il nuovo lavoro Voodoo ad Akaa con la galleria Visionquest , espone alla Van Campen & Rochtus di Anversa e in diverse collettive. Le sue immagini, conservate nella collezione dell’Ecole de beaux arts de Paris, vengono esposte al Palais de Tokyo di Parigi.

Nel 2020 il museo del Cassero a Montevarchi gli dedica una personale con il lavoro Eros che viene esposto in mostre collettive alla Podbielski Contemporary di Milano e alla Gallery 110 Courcelles di Parigi.

Partecipa alla mostra e pubblicazione Non Gasoline Station e Lest’s Meet on a cloud of freedom con Artphilein Editions.

Nel 2021 LETTURA, inserto della cultura del Corriere dalla Sera, dedica la copertina a Voodoo, la galleria Movart l’espone a Lisbona in una collettiva, il Museo di Santa Giulia a Brescia dedica una personale al Lavoro Eros, Macof e Fondazione Musei di Brescia commissiona un’immagine per la Vittoria Alata in seguito al restauro. Eros viene esposto nella galleria d’arte dell’università Bocconi a Milano.






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