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Intervista a Gianluca Gotto, tra viaggi, felicità e gratitudine. Cosa si può imparare dalle culture buddhiste?

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Intervista a Gianluca Gotto, tra viaggi, felicità e gratitudine. Cosa si può imparare dalle culture buddhiste?

gianluca gotto

di Melania Bresciani

Gianluca Gotto, torinese di nascita, è scrittore, blogger, viaggiatore, sognatore. Attraverso le sue parole fa conoscere ai lettori uno stile di vita alternativo, ma soprattutto li aiuta a porsi le giuste domande, a mettersi in gioco con coraggio se necessario, a non arrendersi. Se è vero che non si può essere sempre felici, è vero però che si può avere una vita felice, armoniosa e con i giusti equilibri, che sono diversi per ognuno di noi. Come spiega nel suo TED Talk, infatti, la felicità è un processo, è una valorizzazione del proprio tempo, è trovare il proprio Ikigai (la ragion d’essere).

Ecco la nostra intervista.

Ciao Gianluca e grazie per questo incontro virtuale. Sei un viaggiatore, un nomade digitale, uno scrittore: il viaggio è parte fondamentale di te. Cosa rappresenta, quindi, per Gianluca Gotto, il viaggio?

gianluca gotto intervista

Spesso si confonde il viaggio con la vacanza, ovvero quel periodo che si dedica quasi esclusivamente al divertimento e al meritato relax.

Il viaggio è un’altra cosa. È un’esperienza formativa, che ti può fare crescere a livelli impareggiabili. Se lo fai con consapevolezza e attenzione può davvero cambiarti la vita, com’è successo nel mio caso. E il viaggio non è mai discriminatorio: ogni volta che esplori ciò che non conosci, viaggi.

Non devi andare dall’altra parte del mondo, puoi fare scoperte straordinarie anche dietro casa. Essere viaggiatori, in fondo, è uno stile di vita. Una mentalità che va oltre il numero di paesi visitati.

Hai vissuto a lungo in Asia e in particolare in Thailandia. Parlaci un po’ di questa esperienza e di cosa ti ha lasciato

Ho amato l’Asia fin dal primo momento in cui ci ho messo piede. Arrivai a Bangkok in una serata di cinque anni fa e poco dopo essere sceso dall’aereo ero in mezzo alla fiumana umana della Khao San Road, con un pad thai in mano e gli occhi sognanti di un bambino. In quel momento, prima ancora di iniziare il viaggio, sapevo che ce ne sarebbero stati altri. Così è stato: in questi anni ho vissuto e viaggiato in quasi tutto il sud-est asiatico, dal Laos a Singapore, dalla Malesia all’Indonesia, dalla Cambogia a Hong Kong. I luoghi che chiamo “casa” sono Bali e la Thailandia, dove spendo la maggior parte del mio tempo.

Vivere in Asia mi ha fatto crescere molto da un punto di vista umano. La cultura buddhista in Thailandia e quella induista a Bali mi hanno insegnato che si può essere sereni e pacifici sempre, anche all’interno di una vita frenetica. E che spesso i nostri “grandi problemi” non giustificano tutta la rabbia, lo stress e la frustrazione con cui affrontiamo la vita. I popoli asiatici mi hanno trasmesso il valore della gratitudine: noi abbiamo tutto e siamo sempre arrabbiati, loro hanno molto meno eppure non mancano mai di sorridere.

Della Thailandia, poi, ho apprezzato l’armonia tra antico e nuovo, tra classico e moderno. C’è il desiderio di guardare al futuro ma senza mai perdere di vista il proprio passato, le proprie tradizioni. Evolversi senza snaturarsi: è qualcosa a cui ognuno di noi dovrebbe ambire.

Qual è la lezione più importante che hai appreso da questa meravigliosa cultura?

 bangkok

L’aspetto che più ho apprezzato della cultura thai è la capacità di affrontare con spensieratezza la vita, anche nelle situazioni più difficili. Ho passato i mesi più difficili della pandemia su un’isola (Koh Chang) ed era incredibile la serenità delle persone, che pur ritrovandosi senza lavoro e certezze, riuscivano sempre a trovare un motivo per sorridere e scherzare.

Come ci riescono? Da qui, un’altra lezione importante: chi sa essere felice con poco, sa essere felice sempre, anche quando tutto va storto.

Chi è felice per un tramonto, per il sole in cielo, per un pasto da condividere con chi ama, è felice sempre.

Noi occidentali ci siamo abituati a standard troppo elevati ed è questo il motivo per soffriamo ogni volta che qualcosa non va come vorremmo. La felicità delle piccole cose, ecco la cosa più preziosa che ho imparato in Thailandia. Aspetti negativi non ne trovo, ogni cultura ha i suoi pro e i suoi contro e credo che un viaggiatore non giudichi, ma si limiti a osservare.

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