image_pdfimage_print
Pearl in the Oyster ©Fatimah Hosseini
Pearl in the Oyster ©Fatimah Hosseini

FEAR OF BEAUTY - I LAVORI DI CINQUE FOTOGRAFE AFGHANE

Fatimah Hosseini, Mariam Alimi, Najiba Noori, Roya Heydari, Zhara Khodadadi

Vi presentiamo nelle pagine che seguono Fatimah Hosseini, Mariam Alimi, Najiba Noori, Roya Heydari, Zhara Khodadad, cinque fotografe afghane i cui lavori sono stati esposti presso la sede di Emergency a Milano, a cura di ADF (Associazione Donne Fotografe) ed Emergency ONG Onlus. Da una idea di Carla Pessina.

Fatimah Hosseini

Perla nell’ostrica 2018-2019

In questo progetto fotografico, ancora in corso, ho ritratto le donne afgane in diversi luoghi tradizionali mentre indossano i loro abiti più esclusivi. La loro bellezza e femminilità è messa in mostra e ambientata in contesti che rappresentano le diverse culture e tradizioni dell’Afghanistan. Questi volti, con i loro sguardi unici, non solo rompono il tabù e il cliché delle donne afgane solitamente ritratte con il Burqa, ma, colti con stili sempre diversi rappresentanti le loro tradizioni, mostrano la diversità della cultura e della bellezza delle donne e della tradizione afghana. La calma, la timidezza, la civetteria, la femminilità e la bellezza normalmente nascosta delle donne afgane sono ritratte in queste immagini. Usando i colori e il potere degli sguardi, questo progetto intende mettere l’accento sulla bellezza della femminilità e restituire la diversità dei volti delle donne afgane, solitamente viste come deboli e vittime. La bellezza, il potere e la resilienza delle donne afgane sono messe in mostra.              Fatimah Hosseini

Pearl in the Oyster ©Fatimah Hosseini
Pearl in the Oyster ©Fatimah Hosseini
Pearl in the Oyster ©Fatimah Hosseini
Pearl in the Oyster ©Fatimah Hosseini
Pearl in the Oyster ©Fatimah Hosseini
Pearl in the Oyster ©Fatimah Hosseini
Pearl in the Oyster ©Fatimah Hosseini
Pearl in the Oyster ©Fatimah Hosseini

Fatimah Hossaini è un’artista afgana, fotografa, curatrice, espositrice e fondatrice dell’organizzazione Mastooraat. È la più giovane tra i primi 10 vincitori del premio internazionale Hypatia, che riconosce l’impegno nella ricerca, nell’arte e nelle professioni. Ha conseguito la sua laurea in fotografia all’Università di Teheran, dopo la prima laurea in ingegneria industriale. Nel 2018-19 ha insegnato alla facoltà d’arte dell’Università di Kabul. Fatimah ha lavorato a supporto dei diritti delle donne e dei rifugiati sia a livello nazionale che internazionale. Le sue immagini raccontano storie potenti di identità e femminilità in Afghanistan. Il suo lavoro è stato presentato ed esposto in mostre collettive e festival d’arte in tutto il mondo. Inoltre, le opere e gli articoli di Fatimah sono stati pubblicati su periodici locali e internazionali quali The Guardian, Aljazeera, Insider, Vce Asia, Le Figaro, BBC, Arte. Lavora anche come collaboratrice della rivista polacca Outriders. Oggi vive a Parigi, in Francia.

Mariam Alimi

Mariam Alimi ci conduce dentro un Afghanistan oltre i luoghi comuni, raccontandoci di donne e di uomini non solo vittime di uno stato di guerra permanente ma che reagiscono e vivono cercando una seppur difficile normalità. La fotografia è ancora un tabù in molti luoghi dellAfghanistan spiega Mariam in un’intervista che risale al periodo precedente la ripresa dei Talebani. “Queste foto mostrano le vere storie di questo paese. Quando troveremo la pace, sarà più facile condividere le cose positive di questo bellissimo luogo. Ma anche adesso, oltre a tutte le storie di sofferenza e distruzione, si possono sempre trovare storie positive. In generale, sento che il mondo esterno non è consapevole della bellezza del nostro Paese e di quello che può raccontare”. Nonostante il periodo molto buio che il suo paese sta attraversando oggi, speriamo che le parole di Mariam, di un paese pacificato che si possa mostrare in tutta la sua bellezza, possano presto diventare realtà.

Una donna impara ad andare in bicicletta, 2016. ©Mariam Alimi
Una donna impara ad andare in bicicletta, 2016. ©Mariam Alimi
Un contadino della zona rurale ascolta per la prima volta la sua voce in cuffia, Herat, 2006. ©Mariam Alini
Un contadino della zona rurale ascolta per la prima volta la sua voce in cuffia, Herat, 2006. ©Mariam Alimi
Una donna poliziotto, 2010. ©Mariam Alimi
Una donna poliziotto, 2010. ©Mariam Alimi
Una donna nella sua macchina, 2016. ©Mariam Alimi
Una giovane donna pugile 2011. ©Mariam Alimi
Una giovane donna pugile 2011. ©Mariam Alimi

Mariam Alimi è una fotografa afghana nata nel 1980. Ha studiato fotografia a Kabul nel 2006 presso AINA photo e all‘Accademia Munnish Khanna a Nuova Delhi. Attualmente lavora come fotoreporter freelance nelle zone di conflitto 

dell’Afghanistan e sviluppa progetti fotografici per ONG internazionali e agenzie delle Nazioni Unite. Insegna fotografia ai giovani. Dal 2015, lavora principalmente per l’organizzazione Imagine Asia in Afghanistan. Oggi vive negli Stati Uniti.

Najiba Noori

Evacuation

Il focus di questa serie sono le famiglie che hanno lasciato il paese dopo la caduta dell’Afghanistan nelle mani dei talebani il 15 agosto 2021. Nel ritrarre le famiglie, l’attenzione è posta sugli oggetti, strumenti, ricordi che queste hanno deciso e sono state in grado di portare con sé nella fuga: la scelta ha una certa rilevanza per l’importanza emotiva e spirituale di questi oggetti. 

Evacuazione da Kabul da parte del governo francese, agosto 2021. Mina Razai, imprenditrice che gestiva un caffè a Kabul e Asad Kosha, giornalista. Le uniche cose che sono riusciti a portare con loro sono i loro dipinti e un bicchiere del caffè di Mina nel giorno dell’evacuazione da Kabul. Parigi, agosto 2021
Evacuazione da Kabul da parte del governo francese, agosto 2021. Mina Razai, imprenditrice che gestiva un caffè a Kabul e Asad Kosha, giornalista. Le uniche cose che sono riusciti a portare con loro sono i loro dipinti e un bicchiere del caffè di Mina nel giorno dell’evacuazione da Kabul. Parigi, agosto 2021
Evacuazione da Kabul da parte del governo francese, agosto 2021. Abbas Mohammadi, regista afghano e professore universitario, con la moglie e il figlio in una stanza d'albergo a Parigi. Gli unici oggetti che sono riusciti a portare dall'Afghanistan nel giorno dell’evacuazione sono la sua macchina fotografica e le foto di famiglia. Parigi, agosto 2021. ©Najiba Noori
Evacuazione da Kabul da parte del governo francese, agosto 2021. Abbas Mohammadi, regista afghano e professore universitario, con la moglie e il figlio in una stanza d'albergo a Parigi. Gli unici oggetti che sono riusciti a portare dall'Afghanistan nel giorno dell’evacuazione sono la sua macchina fotografica e le foto di famiglia. Parigi, agosto 2021. ©Najiba Noori

Immagini di Bamiyan

Le immagini che ci presenta Najiba Noori fanno parte del suo lavoro rivolto alla sua terra, la provincia di Bamiyan, nel centro del paese ad ovest di Kabul, divenuta famosa per la distruzione da parte dei Talebani nel 2001 dei grandi Buddha scolpiti nella montagna. Najiba ci restituisce delle immagini di una provincia povera, dove la vita quotidiana non è semplice, soprattutto per le donne divise tra i figli e un duro lavoro. (ADF – associazione donne fotografe)

Una donna afghana che raccoglie legna da ardere nel campo che si trova di fronte alla grande statua del Buddha nella provincia di Bamiyan, 2015. ©Naijba Noori
Una donna afghana che raccoglie legna da ardere nel campo che si trova di fronte alla grande statua del Buddha nella provincia di Bamiyan, 2015. ©Naijba Noori

Najiba Noori è nata nel 1995 a Bamiyan, in Afghanistan. La sua famiglia è emigrata in Iran per sfuggire alla guerra civile in corso nel paese. Noori ha iniziato la sua educazione in Iran e, dopo che la sua famiglia è tornata in Afghanistan nel 2004, ha continuato i suoi studi in una scuola superiore a Bamiyan. Najiba ha iniziato a lavorare per i media come volontaria quando aveva solo 15 anni. Dal 2015 si occupa di fotografia e video. Ha studiato fotografia e filmmaking a Kabul presso il British Council e Sahar Speaks. Ha realizzato film documentari e racconti fotografici per varie organizzazioni e agenzie, tra cui AFP, Huffington Post, MSF, FMIC, NRC e ONU in Afghanistan. Dal 2019 fa parte dell’Agence France-Presse (AFP) come giornalista video. Nell’agosto 2021, quando i talebani hanno preso il potere in Afghanistan, ha lasciato il suo paese. Oggi vive a Parigi, in Francia.

Una donna afghana e il suo bambino siedono davanti alla sua casa, vicino alle statue dei Buddha nella provincia di Bamiyan, dove la maggior parte delle persone vive in strutture fatiscenti e con poche risorse. Bamiyan, 2015. © Najiba Noori
Una donna afghana e il suo bambino siedono davanti alla sua casa, vicino alle statue dei Buddha nella provincia di Bamiyan, dove la maggior parte delle persone vive in strutture fatiscenti e con poche risorse. Bamiyan, 2015. © Najiba Noori
Una donna afghana lava i panni nella sua casa nella provincia di Bamiyan, dove la maggior parte delle persone vive in strutture fatiscenti e con poche risorse. 2016.. ©Najiba Noori
Una donna afghana lava i panni nella sua casa nella provincia di Bamiyan, dove la maggior parte delle persone vive in strutture fatiscenti e con poche risorse. 2016.. ©Najiba Noori

Zahra Khodadadi

Portait of family

Zahra Kohadadadi lavora a questo progetto sulle famiglie dal 2019. Il suo obiettivo è documentare la diversità di stili di culture che esiste in Afghanistan e anche sottolineare la posizione delle donne e delle ragazze nella famiglia, che guadagnano sempre maggior parità anche in contesti più tradizionali. I membri della famiglia indossano i loro abiti quotidiani e siedono nei loro ambienti domestici mostrando la varietà di tradizioni, culture e religioni in tutto l’Afghanistan. La fotografa ha chiesto a tutti i membri di non avere espressioni particolari sui loro volti, in modo che lo spettatore, guardando la foto, possa concentrarsi sugli altri dettagli dell’immagine e non essere distratto dai volti. Le foto di famiglia hanno un’importanza storica e culturale: gli stili di vita continuano a cambiare, le famiglie spesso si disgregano per ragioni diverse così l’uso delle immagini e della fotografia e il rapporto tra persone e tecnologia si evolve. La fotografa ha incoraggiato le famiglie a continuare a realizzare questo tipo di ritratti di famiglia anche da soli, per documentarne i cambiamenti e le evoluzioni. Il progetto di Zahra è a lungo termine e il suo obiettivo è continuare a lavorarci anche fuori dall’Afghanistan: negli ultimi tempi molte famiglie sono state costrette a fuggire fuori dal proprio Paese e la fotografa vorrebbe documentare la presenza delle famiglie afghane in tutto il mondo.

Khadija che ha perso suo marito molti anni fa vive con le sue figlie in un posto chiamato Camp-e Nasaji a Kabul, 2021. ©Zahra Khodadadi
Khadija che ha perso suo marito molti anni fa vive con le sue figlie in un posto chiamato Camp-e Nasaji a Kabul, 2021. ©Zahra Khodadadi
Masoud Eslami e Masooma Ibrahimi sono registi e vivono con i loro figli, Kabul, 2019. ©Zahra Kadadadi
Masoud Eslami e Masooma Ibrahimi sono registi e vivono con i loro figli, Kabul, 2019. ©Zahra Kadadadi
Ali Safari con la sua famiglia a Kabul, 2020. ©Zahra Khodadadi
Ali Safari con la sua famiglia a Kabul, 2020. ©Zahra Khodadadi

Zahra Khodadadi è una fotografa e graphic designer afgana che viveva a Kabul, Afghanistan. Si occupa di fotografia dal 2012.  Zahra ha iniziato con la fotografia di paesaggio e la street photography, ritraendo immagini del suo contesto di vita, con particolare attenzione agli sfollati interni. Il suo lavoro è stato esposto sia in Afghanistan che all’estero, in Iran, Kazakistan, Norvegia e Malesia. Oggi vive a Nizza, Francia.

Famiglia di Hussain, distretto di Dasht-e Barchi, Kabul, 2019.©Zahra Khodadadi
Famiglia di Hussain, distretto di Dasht-e Barchi, Kabul, 2019.©Zahra Khodadadi
Famiglia Ahmadi, Kabul, 2019.©Zahra Khodadadi
Famiglia Ahmadi, Kabul, 2019.©Zahra Khodadadi

Roya Heydari

Oltre la guerra

Roya, fotoreporter dal 2012, indaga il suo paese con attenzione e sensibilità scattando immagini di vita quotidiana, cogliendo allo stesso tempo drammaticità ma anche vitalità e positività perché vuole dare del suo paese un’immagine non solo di guerra. Queste fotografie sono state scattate recentemente tra il 2019 e il 2020 in diverse zone del paese. Roya, nata in esilio e tornata nel suo paese all’età di 10 anni, è stata costretta a scappare di nuovo dal suo paese nell’agosto del 2021, all’arrivo dei Talebani: “È la cosa più difficile che abbia mai fatto. Ho pianto per ogni cosa che mi hanno tolto. Mi hanno tolto il respiro. Mi hanno portato via l’Afghanistan. E ora combatto con questa tristezza. (ADF – associazione donne fotografe)

Donne, i colori di un paese. Bamiyan, 2019 ©Roya Heydari
Donne, i colori di un paese. Bamiyan, 2019 ©Roya Heydari
Bambini nella luce, donne nell’oscurità, Nangarhar, 2020.©Roya Heydari
Bambini nella luce, donne nell’oscurità, Nangarhar, 2020.©Roya Heydari
Bambini nella luce, donne nell’oscurità, Nangarhar, 2020. ©Roya Heydari
Bambini nella luce, donne nell’oscurità, Nangarhar, 2020. ©Roya Heydari

Roya Heydari è un’affermata regista, fotogiornalista, attivista per i diritti delle donne e social media influencer, che lavora per media internazionali come Business Insider, Al Jazeera English, The Middle East Eye, TRT World. Collabora anche con ONG internazionali e agenzie delle Nazioni Unite come UNHCR, UNFPA GIZ, OMS, MSI e Save the Children. Roya ha anche lavorato come fotoreporter per il governo afgano presso il Government Media and Information Center. È apparsa in numerosi documentari e film trasmessi in Afghanistan e all’estero. Il suo lavoro si concentra sul dare voce alle donne delle zone rurali – specialmente in contesti insicuri. Al momento vive a Parigi, in Francia.

Ritratto di ragazze dopo aver finito la loro lezione presso la madrasa locale, dove imparano il Corano, Nangarhar, 2020. ©Roya Heydari
Ritratto di ragazze dopo aver finito la loro lezione presso la madrasa locale, dove imparano il Corano, Nangarhar, 2020. ©Roya Heydari

 

 

 

 

TRAVELGLOBE Riproduzione riservata

Ritratto di un bambino sfollato da Helmand a Kabul, Kabul, 2020.©Roya Heydari
Ritratto di un bambino sfollato da Helmand a Kabul, Kabul, 2020.©Roya Heydari

Reportage
Correlati