Civita di Bagnoregio e dintorni: andar per borghi in tufo

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Civita di Bagnoregio e dintorni: andar per borghi in tufo

di Francesca Spanò @francynefertiti

Civita di Bagnoregio sembra in primo piano, su un palcoscenico a cielo aperto: arroccata su uno sperone tufaceo, è un vero simbolo della Tuscia Viterbese. Insieme ai luoghi dei dintorni, è molto legata al tufo, una pietra magmatica dall’utilizzo molto antico. Si calcola che già fosse preferita dagli Etruschi come materiale edile.

Civita di Bagnoregio

La chiamano “la città che muore”, un appellativo ormai ben noto. La definizione fu data a questo luogo affascinante dal letterato bagnarese Bonaventura Tecchi ma il fenomeno accade ormai da ben 2500 anni, cioè da quando fu fondata dagli Etruschi. L’erosione è stata presente dalla notte dei tempi e nell’antichità, per contenere il fenomeno, si lavorava sugli argini dei fiumi o si costruivano canali di scolo. Furono i Romani, in prima linea a lavorare in questo senso, ma il problema persiste a causa della presenza di banchi d’argilla e pareti perimetrali che si sgretolano a una velocità di 7 centimetri all’anno.

civita di bagnoregio
Civita di Bagnoregio

Un borgo unico

A Civita abitano una decina di persone, che comunque non hanno il tempo di sentirsi sole per via del gran turismo che da anni interessa la zona. In tutto il territorio circostante, è peculiare anche la presenza del peperino, che deriva dalla cementazione di materiali vulcanici, rappresenta una variante del tufo ed è legata soprattutto a Vitorchiano, il cui centro storico è ricco del grigio scuro di questo elemento, nei principali monumenti. Molto particolare, a tal proposito, è il moai, che è uno dei pochi presenti fuori dall’Isola di Pasqua. Ronciglione sorge su un ciglione tufaceo, tanto che la chiesa di Santa Maria della Provvidenza, nella prima metà del Settecento, rischiò di sprofondare nel burrone. Il suo Carnevale è uno dei più belli del nostro Paese e rievoca eventi significativi di Italia.

panorama di Civita
panorama di Civita

Curiosità su Civita

Gli Etruschi, qui hanno lasciato il Bucaione, un profondo tunnel che dalla parte bassa dell’abitato, permette di arrivare alla Valle dei Calanchi. Una necropoli etrusca è stata ritrovata nella rupe sottostante al Belvedere di San Francesco Vecchio, mentre il resto che doveva essere presente, è stato distrutto nel tempo dalle frane. Si arriva al borgo grazie alla Porta di Santa Maria, unica rimasta delle cinque originarie. Le case, invece, sono di origine medievale e rinascimentale. Una dimora su tutte da non perdere è Palazzo Alemanni, sede del Museo Geologico e delle Frane, e il Palazzo Vescovile. Passeggiando tra le sue stradine, si incontra la chiesa di San Donato, sede fino a fine Seicento della diocesi di Bagnoregio, con la sua facciata rinascimentale e all’interno un Crocifisso ligneo quattrocentesco della scuola di Donatello. Si dice che questo prezioso oggetto parlò a una anziana fedele a fine Cinquecento, profetizzando la fine della peste.

vitorchiano
Vitorchiano

Tra Vitorchiano e Ronciglione

Vitorchiano sembra sospesa nella valle sottostante, circondata a sud dalle mura delle torri merlate e su altri tre lati da burroni che formano il Rio Acqua Fredda. Nella zona, per secoli, è stato proprio il peperino a rappresentare l’attività principale. Tra i monumenti in questo materiale c’è la fontana a fuso di fine XIII secolo, con le figure che rappresentano i quattro Evangelisti e le mura che difesero il borgo permettendone l’accesso dalla sola Porta Romana. Lo stesso vale per le piazzette, i vicoli e i palazzi con i loro balconi e gli archi del borgo. Il moai, invece, risale al 1990 ed è stato ricostruito sul modello di quelli originali di Rapa Nui.

Ronciglione risalirebbe al 1045 e la rocca nota come I Torrioni fu edificata successivamente. Nel Cinquecento, divenne proprietà dei Farnese e fino al secolo XVII visse un momento di profondo splendore, con la costruzione del Palazzo Comunale e di Porta Romana. A fianco di quest’ultima, si trova la chiesa di Santa Maria della Provvidenza, costruita sul ciglio di un burrone ai margini del borgo nell’XI secolo. Tra gli edifici di culto locali, ha una primaria importanza, insieme al Duomo dedicato ai santi Pietro e Caterina e alla chiesetta romanica di Sant’Eusebio.

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