Asiago: il soffio del cuco

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Asiago: il soffio del cuco

di Raffaele Alessi

“O bella ciao, mia bella ragazza di Odessa. Lo senti questo soffio leggero che sale dall’altopiano? Dice l’amore sconfinato che non muore ed è più alto dei rombi di aereo, più forte dello scoppio. Non lacera, ma unisce all’unisono ogni voce.”

C’è un’anatra di legno che gira con il vento sull’altopiano di Asiago. Oggi orienta il becco verso il mare neanche troppo lontano, dove dalle cime del Monte Cengio puoi scorgere anche il profilo del campanile di San Marco. Qui la terra sale verso l’Ortigara e il confine con l’Austria. L’altopiano era terra di nessuno tra le trincee italiane e quelle austriache e porta ancora segni nella pietra che si apre per camminamenti e nelle montagne  sbriciolate dai colpi dei mortai. Nel centro del paese, in una casa di via Ortigara numero 5, la Grande Guerra era appena finita quando nasceva Mario Rigoni Stern che avrebbe raccontato nel “Sergente nella neve” la sua guerra di ritirate estenuanti nella steppa Russa, di assalti furiosi per poi ritrovarsi in un’isba a mangiare esausto in compagnia di un gruppo di soldati dell’Armata Rossa. Le ferite e il dolore tolgono ogni ragione e quando nella repubblica di Salò i fascisti chiesero agli alpini di tornare a combattere e fare un passo in avanti, tutti fecero un passo indietro. Erano morti di fame e stanchi della guerra.

Oggi sull’altipiano c’è un sole freddo che illumina il sacrario, dove riposano i resti di 54.286 caduti della guerra 1915-1918. Più della metà di quelle salme non ha un nome, sono italiani e austro-ungarici e riposano insieme in grandi tombe comuni. Come il Milite ignoto insignito della medaglia d’oro e della cittadinanza di Asiago, fatto di poveri resti di soldati che una mamma (Maria Berganas Blasiza) ha voluto comporre in una bara per vegliare il suo figlio disperso,  in quella notte del 5 ottobre di 100 anni fa.
La guerra ha spezzato le loro vite, come una volta facevano le falci con il grano di questo altopiano. Ora rimane solo il vento e il silenzio sui prati e qualche sentiero per ricordarli, come il tracciato della vecchia ferrovia che raggiunge il Museo della Grande Guerra di Canove.

Asiago. Sacrario
Asiago. Sacrario

Asiago: uomini e boschi

Ci sono più alberi che uomini sull’altopiano e i boschi ricoprono quasi il 70% dell’intera superficie dei sette comuni. Nel bosco di abeti rossi, faggi e larici dove Mario Rigoni Stern camminava  con piacere e il calore nei muscoli delle gambe e i polmoni che si riempivano di aria fredda. Per incontrare gli scoiattoli e i loro occhietti allegri sulla mulattiera; intorno “non si sentiva alcun rumore. Solo i nostri passi e il frusciare della neve dai rami del bosco” (“Il bosco degli urogalli”).

Il bosco è un ecosistema dinamico, in continua trasformazione. In questa terra di caduti, anche gli alberi riposano dopo gli strappi della tempesta Vaia. Nei boschi di Mezzaselva di Roana ci sono trenta opere di artisti italiani e internazionali ricavate dai quei legni, a testimonianza della minaccia dei cambiamenti climatici.
Il patrimonio naturalistico dell’Altopiano di Asiago è obiettivo del progetto Asiago Go Green, con la certificazione bio delle otto malghe pubbliche e l’iniziativa Made in malga che promuove la candidatura delle malghe a patrimonio mondiale dell’UNESCO, per valorizzarle come occasione di formazione didattica e di incontro con le tipicità gastronomiche. L’evento previsto nei due primi weekend di settembre prevede una mostra mercato dei formaggi e prodotti dell’agricoltura alpestre, proiezioni film di montagna, visite all’osservatorio astrofisico ed escursioni in malga. 

Stelle alpine e astri

Questi luoghi sono in una posizione ideale per le osservazioni del cielo notturno. L’inquinamento luminoso è quasi nullo e sull’altopiano c’è l’osservatorio astronomico con il più grande telescopio ottico in Italia. Asiago e inoltre capofila del progetto “Skyscape” che promuove iniziative legate alla valorizzazione del cielo stellato, come il sentiero tematicoda Asiago alle stelle – con installazioni di pianeti del sistema solare lungo il percorso. La creazione di un club di prodotto legato all’osservazione del cielo consentirà alle strutte ricettive che aderiranno di dotarsi delle attrezzature e delle competenze per realizzare pacchetti turistici ed esperienze legate all’astroturismo .

La luna e le stelle sono ambasciatori di amore e non possiamo non ricordare la tradizione del cuco,  concepito per dare vita con un soffio, a un uccellino o ad un’altra creatura in argilla. Mario Rigoni Stern diceva che il luoro suono, come quello dei campanacci, era il richiamo della primavera per:

“Risvegliare l’erba che dormiva sotto.”

Quei fischietti di terracotta colorata erano per i ragazzi solo il pretesto per posare le labbra dove poi le avrebbe posate la ragazza e cominciare così una piccola o grande storia d’amore.
Alcuni dicono che saremo polvere un giorno, altri dicono che siamo fatti di polvere di stelle. In questa polvere che filtra nella luce del bosco, forse sta il senso e la leggerezza di questa nostra esistenza. Non siamo certi della direzione di questo soffio, se si espande lontano o si restringe e comprime. Però mi piace pensare che ci sia un suono in ogni caso. Il fischio di un cuco, come il suono del violino di Giovanni Benetti, giovane studente di Asiago e autore di un modello matematico che studia le bolle interstellari. Una musica a testimoniare l’armonia e la bellezza di ciò che abbiamo intorno.

Info utili

Link: Asiago.itI Luoghi di Rigoni Stern 

Da leggere: Strade e sentieri dell’Altopiano dei Sette Comuni. Storie di guerra, vita e passioni in 52 itinerari di Giuseppe Cauzzi

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