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Vietnam da scoprire: dalla baia di Ha Long al vestito tipico locale

07/09/2017

halong vietnam

di Francesca Spanò | @francynefertiti

Un Paese che il grande turismo scopre sempre di più, il Vietnam: un paradiso di blu, verde e colori intensi all’orizzonte. Tra i tesori da non lasciarsi sfuggire durante una visita in questo lontano angolo di mondo, c’è la Baia di Ha Long, un’insenatura che comprende oltre 2000 isolette calcaree con relative grotte carsiche. Da Hanoi, la capitale, è distante circa 164 chilometri, non lontano dal confine con la Cina.

Un nome affascinante e una storia antica

La bellezza del luogo si riscopre già nella magia del nome. Significa letteralmente “dove il drago scende in mare” e da tempo ormai l’Unesco l’ha nominato Patrimonio dell’Umanità. Il termine sarebbe legato ad una leggenda, secondo la quale queste creature mitiche, i dragoni, aiutarono i locali a combattere i nemici. Dalle loro bocche uscirono poi dei gioielli che divennero piccole isole paradisiache e bloccarono gli invasori. Questo permise nel tempo la nascita del Vietnam e Ha Long è il punto in cui la storia mitica ha preso il via.

Consigli per chi vuole visitare Ha Long

Il tratto di terra emersa gode di un clima tropicale umido. Si può scegliere tra la stagione calda e quella fredda, ma solo nella seconda si può contare su un inverno asciutto e freddo. Le temperature medie non superano i 25 gradi. La curiosità è che da queste parti si assiste al fenomeno diurno delle maree con un notevole abbassamento e innalzamento.

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Ao Dai: abbigliamento tipico per chi ama le tradizioni

Eleganza e sobrietà: non si può definire diversamente la bellezza dei colorati abiti tipici delle donne vietnamite. I turisti ne restano sempre colpiti, anche perché vengono utilizzati quotidianamente anche in ufficio o a scuola ad esempio. Le ragazze preferiscono gradazioni cromatiche più sgargianti, a partire dal rosso. Le anziane, invece, usano spesso le tonalità del viola, verde e blu. La base è formata da pantaloni larghi fino al pavimento con della stoffa che fascia il corpo, ma piuttosto comodo e sensuale nello stesso tempo. In questo modo, il tipo di capo permette di personalizzarlo a seconda delle proprie forme e di ottenere sempre il massimo risultato. Si preferiscono, di solito, i tessuti di seta o sintetici anche perché più resistenti per l’uso quotidiano.

Un colore a seconda dell’età

Per le giovanissime si acquista il bianco candido, indice di purezza. Per le ragazze non sposate, invece, si passa al pastello. Quelle coniugate, ancora, scelgono tonalità più decise magari su pantaloni bianchi o neri. Quel che è certo, è che tale abito è letteralmente rinato negli anni Novanta. Questo gli ha dato anche nuova vita e adesso viene spesso personalizzato ed è usato molto spesso nelle situazioni formali.

Ao Dai: la nascita di un mito da indossare

I primi modelli risalgono al 1744 e in quel periodo, Lord Vu Vuong della dinastia Nguyen decise che sia uomini che donne dovevano portare un abito del genere. Non erano, però, identici a quelli di oggi; è stato infatti il designer giapponese di moda vietnamita, Cat Tuong a spostare i bottoni dalla parte anteriore e ad apportare delle modifiche. Gli uomini, poi, lo hanno iniziato ad indossare quasi esclusivamente per i matrimoni e i funerali.

Negli anni Cinquanta, infine, due sarti a Saigon,  Tran Kim di Thiet Lap shop e Dung, decisero di aprire una sartoria che produceva ao dai con maniche raglan, uno stile ancora oggi tanto amato nonostante sia stato modificato. Nel frattempo si produce con nuovi colori e tessuti per una scelta più personalizzata.

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