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Palermo e i suoi tesori archeologici: il tour dei siti costieri ricchi di capolavori unici

02/01/2018

di Francesca Spanò | @francynefertiti

Palermo terra di sole, di mare blu cobalto e di cieli tersi che si fondono con un’orizzonte punteggiato dai profili delle isole minori. Osservandone il paesaggio sembra un piccolo Eden, ma sono i tesori archeologici che regalano un viaggio nel tempo in un mix di dominazioni e oggetti di diversa fattura giunti fino a noi. Dai Fenici agli Arabi, il capoluogo siciliano e più precisamente tutta la Trinacria, hanno due curiose peculiarità: comprendono una innumerevole quantità di panorami diversi (desertici, montuosi, verdeggianti, costieri) ed avendo avuto diverse dominazioni vantano architetture differenti, in un microcosmo particolare.

Siti costieri di grande valore archeologico: le tappe del tour

Cefalù, perla di bellezza

I primi documenti sulla sua esistenza risalgono al 396 a.C. Divenuto romano il centro si chiamò Cephaloedium e tra l’età ellenistica e quella romano imperiale si espanse intorno al porto. Solo nel V secolo furono inserite la cinta muraria e le “mura megalitiche”. I resti di quell’epoca si possono vedere nell’Osterio Magno. La necropoli ellenico-romana ad oggi esplorata si trova a Sud-Ovest dell’abitato, vicino a via Roma. La Rocca, invece, fu frequentata già in età preistorica. Il Tempio di Diana risale forse al V secolo a.C e sull’edificio fu inserita una chiesetta medievale. In quest’ultimo periodo storico furono aggiunte mura merlate e un castello. Solo Ruggero II riportò il centro di tutto nella zona costiera con la famosa cattedrale e lo splendido lungomare. Da non perdere il Museo Mandralisca, all’interno del palazzo del barone Enrico Pirajno di Mandralisca con la pinacoteca, resti archeologici e una collezione malacologica.

Castello di Roccella

Affascinanti i resti del castello medievale a picco sul mare, tra Buonfornello e Capo Plaia. La parte meridionale è occupata dalla torre e intorno si vedono i ruderi del baglio.

Himera

Nel 648 a.C alla foce dell’omonimo fiume nacque l’importante colonia greca. Nota è la battaglia del 480 a.C durante la quale proprio questa popolazione costrinse l’esercito punico alla ritirata. Nel 409 a.C, invece, i Cartaginesi sconfissero gli imeresi distruggendo la città. La stessa che nell’era moderna è stata ricostruita a Termini Imerese. L’abitato aveva una cinta muraria e nella parte alta si trova ancora un’area sacra dedicata ad Athena, mentre in quella bassa c’è il tempio di Vittoria. Lungo le vie di accesso alla città c’erano poi le tre necropoli. Nell’Antiquarium di Himera si trova una selezione dei rinvenimenti più significativi della zona.

Termini Imerese

Su un promontorio a ovest della città di Himera, ecco questa città abitata fin dalla preistoria. Fondata nel 406 a.C, balzò agli onori della cronaca dell’antichità nel 260 a.C nel corso della guerra punica. l’esercito romano fu sconfitto presso le terme. Quel che è certo è che Cicerone adorava questo luogo e lo considerava ricco di edifici pubblici e bei monumenti. In epoca imperiale furono completate: le terme, l’anfiteatro e l’acquedotto Cornelio.

Solunto

Questo piccolo tesoro a est di Palermo piaceva molto ai Fenici che lo avevano scelto come centro di abitazione. Il più antico stanziamento è localizzato nel promontorio di Solanto, con il castello normanno all’estremità. L’abitato di età ellenistico-romana è posto sul Monte Catalfano, dove Solunto risorse letteralmente dopo la distruzione del centro costiero nel IV secolo a.C. L’Antiquarium è annesso alla zona archeologica e raccoglie reperti degli scavi in loco. Non manca una sala riservata ai ritrovamenti subacquei.

Palermo

La città fondata dai Fenici nel VII secolo a. C, si chiamava Panormos e occupava un promontorio delimitato dai fiumi Papireto e Kemonia. Un tempo era circondata da una cinta di mura di fortificazione e con la conquista araba ebbe una rinascita incredibile che si riscontra ancora adesso. Meraviglie giunte a noi sono, ad esempio, la fitta rete di acquedotti che irrigava la piana cittadina e che ha, appunto, tradizione islamica. Ci sono poi diversi monumenti religiosi di età normanna, restaurati nell’Ottocento e della stessa epoca sono le notizie legate al Castello a mare. Nel Trecento, quindi, i monumenti qui cominciarono a sorgere come funghi. La necropoli punica si sviluppava nella parte compresa tra l’attuale Piazza Indipendenza e le strade di Corso Pisani, via Danisinni e via Cuba, lungo l’asse del Corso Calatafimi. Da non perdere, le case romane di Villa Bonanno con i resti di due lussuose dimore romane. Nella prima, del II secolo a.C, si nota il mosaico della Caccia di Alessandro al cinghiale. L’altra, completata tra il II e III secolo d.C, presentava il mosaico di Orfeo che ammansisce le belve, oggi al museo Salinas di Palermo. E poi un giro lo meritano le Catacombe di via d’Ossuna, uno dei pochi esempi di Necropoli paleocristiana.

Qanat

Questi canali sotterranei coperti furono probabilmente introdotti nel periodo normanno. Le aree con la loro presenza note al momento sono quella di Piana dei Colli, Mezzomonreale e Brancaccio e Ciaculli. Servivano principalmente al trasporto e al drenaggio di acque.

Riserva Naturale Orientata Monte Pellegrino

Attraversando il polmone verde cittadino, specie nelle giornate di sole, ci si sente felici. Questo tratto incorniciato dall’omonimo monte e con vista sull’Oceano, era abitato sin dal paleolitico Superiore. Di grande interesse sono la Grotta Niscemi, la Grotta delle Incisioni dell’Addaura, la Grotta del Bagno della Regina e la Grotta di Santa Rosalia.

Riserva Naturale di Monte Gallo

Si trova nel promontorio che separa il golfo di Mondello da quello di Sferracavallo e lo spettacolo è garantito tutto l’anno. Sul versante costiero orientale, chiamata la Marinella, ci sono grotte importanti a livello archeologico. Si tratta di quella dei Vitelli, Perciata, del Capraio e la Grotta Regina.

Ustica

Dalla preistoria si registra presenza umana da queste parti e il suo corredo archeologico si è arricchito nel Medioevo. Solo alla metà del Settecento, è stata per un periodo un’isola deserta. Qui sono moltissimi gli scorci da scoprire con o senza barca. Il villaggio preistorico dei Faraglioni, ad esempio, risale alla Media Età del Bronzo, in Località Tramontana e si si trovano dei resti di capanne, difese da una fortificazione da un lato e dalla scogliera dall’altro. Rocca della Falconiera è un residuo di un antico cono vulcanico e intorno ci sono ancora le necropoli. Per scoprire, infine, molti reperti legati alla storia dell’isola il posto giusto è il Museo Civico Archeologico “Padre Carmelo Seminara da Ganci”.

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